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30 ottobre 2021

Andrea Scanzi e gli anni
nel paddock: “Stoner talento puro,
mentre Dovizioso…”

  • di Redazione MOW Redazione MOW

30 ottobre 2021

Due anni come inviato de La Stampa e alcuni aneddoti del giornalista oggi al Fatto quotidiano, che ha raccontato nel rispondere alle domande sui social, ma anche in un articolo dedicato a quel periodo in cui compaiono Stoner, Dovizioso, Simoncelli, Rossi, Lorenzo, Pedrosa e Hayden
Andrea Scanzi e gli anni nel paddock: “Stoner talento puro, mentre Dovizioso…”

Il noto giornalista Andrea Scanzi, nel rispondere a una serie di domande dei suoi fan su Instagram, ha anche ricordato i tempi in cui per La Stampa di Torino seguiva la MotoGp. Non proprio il suo settore preferito, visto non fu una sua decisione e il percorso professionale che lo ha portato in seguito verso la musica e la politica, ma che ricorda ancora con grande trasporto. Come è accaduto oggi, quando un utente gli ha chiesto che tipo fosse Casey Stoner nel paddock. E lui ha risposto: “Divertente, taciturno, disponibile. Talento puro. Il paddock era la cosa più bella dell’essere inviato in quegli anni (2009/2011)”. Non è la prima volta che Andrea Scanzi ricorda quel periodo. Lo aveva già fatto in un articolo del 2017 nel quale raccontava altri aneddoti, in particolare legati ad Andrea Dovizioso. Di seguito il pezzo, presente anche sul suto sito web: “Ho fatto l’inviato del motomondiale per due anni. Dal 2009 al 2011. Lavoravo alla Stampa e fu una democratica decisione dell’allora direttore Calabresi, che mi dirottò sulle moto per non farmi parlare di politica. Viva la libertà di stampa. Ma non è questo il punto: ognuno ha il talento che si merita e la dignità che si concede. Fu un’esperienza faticosa, per mille motivi, ma che mi permise di vedere (un po’) il mondo e di conoscere persone splendide. I colleghi, i motociclisti. I dirigenti, i meccanici, gli uffici stampa. Il motomondiale è un circo sempre in giro dove tutti conoscono tutti. Il paddock è un piccolo paese itinerante, che vive di regole precise e specifiche. Quasi sempre immutabili. I piloti sono come te li immagini: pazzi e geniali. Non ti aspetti invece che siano anche alla mano. Quasi tutti. Quanti bei ricordi. Con Simoncelli, ragazzo meraviglioso. Con Rossi, genio autentico (anche) della comunicazione. Con Pedrosa, sottovalutato come pochi. Con Lorenzo, che nelle interviste era sempre uno dei più cerebrali. Con Hayden, che viveva con lo stupore continuo di essere stato campione del mondo e di divertirsi in un mondo dove tutti gli volevano bene. E poi c’era, c’è il Dovi. Ha sempre pagato quell’aria da bravo ragazzo e il fatto di non essere “abbastanza mediatico”. “Bravo, sì, ma mai abbastanza. E poi non rischia mai”. In tanti dicevano così e qualche volta l’ho detto anch’io. Alle sue conferenze stampa andavo sempre, anche se non erano per lui anni reggenti. Spesso eravamo in pochi. Dovi non era mai banale. Si dilungava su dettagli marginali, rispondeva a tutto. Sempre con quell’aria da bravo ragazzo, con quegli occhi da Rocky Balboa che non avrebbe vinto mai con Apollo Creed e una ritrosia assoluta al gossip e alle cazzate (per quelle citofonate ad altri). Campione razionale e per questo ossimoro, oggi “il Dovi” si è inventato una delle vittorie più belle degli ultimi anni: spettacolo puro. La sfida senza esclusione di colpi con Marquez rimarrà nella storia. Non ha solo vinto: ha trovato, forse per la prima volta, una piena dimensione epica. Sarà durissima vincere il titolo, ma nessuno gli toglierà più tutto il talento che ha. Onore a te, Andrea. Te lo meritavi, te lo meriti”.

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