Sulla carena è tornato a metterci la faccia il leone e l’Aprilia, per il secondo week end consecutivo, ha di nuovo sbranato tutti. Ok, la metafora è banale e la figura retorica è fin troppo violenta, ma la cronaca sarebbe fin troppo facile. Il colpo di scena, semmai, c’è stato qualche decina di minuti prima del via, quando dalla race direction hanno comunicato che la gara sarebbe stata ridotta di 8 giri: 23 invece di 31. Per il resto, Marco Bezzecchi è stato davanti e senza pensieri dall’inizio alla fine, Jorge Martìn ci ha messo un po’ a arrivargli alle spalle, ma s’è visto da subito che ne aveva tanto. A completare il podio, poi, ci ha pensato Fabio Di Giannantonio, con la Ducati del Team VR46, che ha restituito a Marc Marquez lo schiaffone ricevuto nella Sprint di ieri. Per il campione del mondo è stata una domenica strana, “tutta da capire”, dopo una partenza tutto sommato buona e qualche problema arrivato quasi subito. Si è girato un attimo e Martìn e Diggia ne hanno approfittato. Poi Martìn è scappato e Marc è rimasto alla ruota del pilota romano. Ha anche provato a attaccarlo, con Di Giannantonio che ha risposto subito dopo.
“Ho spinto davvero tanto – ha raccontato il Diggia - non si è visto, ma stamattina ho avuto una botta alla spalla sinistra, quindi quando frenavo forte a sinistra ho sofferto un po’. Le Aprilia andavano molto forte. La lotta con Marc è stata super divertente, lui è aggressivo ma è normale e questo circuito è stretto. Questa volta, però, mi sono detto ‘o io o io’. Sono salito sul podio, va bene così, non è una vittoria ma è stata una gran bella battaglia”. Una battaglia che, invece, ha dovuto fare solo con se stesso e con i fantasmi di un venerdì terribile Marco Bezzecchi, che poi ha raddrizzato il sabato conquistando la seconda casella in qualifica, passando per la Q1, e una quarta piazza nella Sprint. Fino alla gara solitaria di oggi.
“Sono felice – ha raccontato il nuovo leader della classifica generale – E’ stato un weekend difficile: venerdí non è stato facile mantenere la motivazione alta. I ragazzi hanno fatto un lavoro grandioso e io ho spinto oltre il limite per riuscire a compensare quello che potevo. Alla fine abbiamo trovato il modo per rendere la moto fantastica. Da stamattina mi sono sentito meglio e mi sono detto di poter lottare. Voglio dedicare questa vittoria a Roberto Lunadei, era un mio caro amico e sono contento di potergli dedicare la vittoria”. Un momento di grande umanità, quello della dedica, che fa il paio con un passaggio dell’intervista del pilota che sicuramente è il più contento di giornata: Jorge Martìn.
“Oggi – ha comunque detto Martìn “ostentando inaccontentabilità” - mi è mancato qualcosa, ma siamo stati quasi perfetti. Marco era straordinario, per un attimo ho pensato di poterlo prendere, ma non ce l’ho fatta. Quando Fabio ha passato Marc sono riuscito a passare. Ho provato a vincerla, ma era davvero difficile battere Marco oggi. Grazie all’Aprilia, grazie a Marco che mi sta aiutando tanto, siamo un grande team e possiamo divertirci”. Sì, l’ex campione del mondo, visibilmente, commosso, ha ringraziato proprio Bezzecchi per l’aiuto che gli sta dando. E, signori, significa tutto, ma tutto davvero, del perché adesso lassù c’è proprio l’Aprilia. Quelli tutti neri, col leone sulla carena e le magliette e che sorridono sempre.
Non ride, invece, Marc Marquez. Ma mette comunque nel sacco punti importanti dopo la vittoria della Sprint di ieri, a vedere tutto nero è, invece, Pecco Bagnaia. Non ha avuto un buono spunto, ha fatto fatica da subito e, poi, è anche caduto. E’ la prova, laddove ce ne fosse il bisogno, che comunque la Desmosedici non è più la moto perfetta che era stata fino alla stagione scorsa. E forse che anche in quel box l’aria non è più quella di un tempo. Un altro che di sicuro non ride è Pedro Acosta. Ha dato l’anima, lottando con quelli davanti fino a che ha potuto, ma ha la moto che ha (come dimostrano le prestazioni inesistenti degli altri di KTM) e la vetta della classifica generale agguantata dopo Buriram è già qualcosa da salutare.
Alla fine, Acosta ha dovuto accontentarsi della settimana piazza, dietro a Ai Ogura, quinto con l’Aprilia del Team Trackhouse (a conferma che la RS-GP adesso è davvero la moto da battere) e della Desmosedici in tenuta brasilera di Alex Marquez, sesto. Chiudono la top ten Fermin Aldeguer, Johann Zarco (unica giapponese nei dieci) e Raul Fernandez, con l’ultima delle Aprilia. Per quanto riguarda gli altri italiani, infine, Luca Marini è undicesimo davanti a Franco Morbidelli, mentre Enea Bastianini prende un punto chiudendo quindicesimo, davanti solo alle Yamaha di Quartararo e Razgatlioglu e alla KTM del suo compagno di squadra Vinales. Non al traguardo per cadute, oltre a Pecco Bagnaia, anche Jack Miller, Joan Mir e Brad Binder.