A Misano l’ultima curva è una sinistra a novanta gradi che apre in uscita. Il banking è positivo – direbbero quelli che hanno studiato – vuol dire che la pendenza della pista è amica, ti proietta verso la corda. In quel punto, al centro della compressione, apri il gas fino a calpestare il cordolo esterno, bianco e rosso, spesso e scalinato. Sotto le chiappe percepisci una lieve discesa, un leggero declivio, piccole vertigini. La ruota anteriore allora si solleva, galleggia per i fatti suoi, voltandosi verso destra, quasi a spiaccicare un bacino verso gli uomini del box. Marco Bezzecchi non raddrizza, non strattona, lascia fare. È tutto come deve essere, è primo al termine del venerdì della sua gara di casa. Quell’avantreno che scodinzola rappresenta la sua vivacità. Nello sforzo fisico di uomo che doma e si concede alla belva, c’è parecchio godimento.
Non è tutto oro quello che luccica. Marco vorrebbe che la sua Aprilia si calmasse un po’, perché trenta giri a Misano tutti di prestazione (in Romagna le gomme non calano, migliorano giro dopo giro, mandando in frantumi logiche di “gestione”), sempre in equilibrio precario, con un fisico lontano dalla miglior forma, non si augurano a nessuno. Marco disidererebbe stabilità, sensazioni meno acrobatiche e più rassicuranti. Scambierebbe il suo 1’30”141 odierno con un tempo qualsiasi della top ten e con una moto più docile. Eppure, quando si presenta al cospetto dei giornalisti, ha la voce viva e lo sguardo che luccica. Mentirebbe, se dicesse che non si è divertito.
“Sono contento di com’è andata la giornata, è stato un buon inizio del weekend, era l’obiettivo mio e della mia squadra, direi bene. È stato comunque un giorno difficile, perché non siamo a postissimo e la moto si muove tantissimo, questo mi fa un po’ soffrire, sia in termini di sensazioni ma anche fisicamente”. Tutti nel paddock danno per scontato che per la pole, domattina, il muro del trenta verrà abbattuto. Sia perché la pista migliorerà, sia perché tutti – dopo una notte di lavoro – progrediranno. Marco Bezzecchi dove potrà rosicchiare qualcosa? È il più veloce tra i cambi di direzione del primo settore e tra i curvoni veloci a destra del terzo. Mancando all’appello il secondo e il quarto: praticamente tutte curve a sinistra. Terra di Marquez? Terra di Marquez. Ma anche casa di Marco, che non vuole lasciare nulla di intentato: “C’è da migliorare al T2 e al T4, visto che Marc è molto veloce nell’ultimo settore, mentre nel secondo tanti sono più veloci di me. Mi piacerebbe limare un po’ anche nel T3 e nel T1 comunque (ride)”.
Il vero tarlo, la sola preoccupazione, vede Bezzecchi impossibilitato a giocarsi le sue carte per colpa degli acciacchi fisici. Nella prima giornata d’azione in Romagna Marco ha denotato luci e ombre: la spalla operata sembra in via di guarigione, la ferita al ginocchio che ha quasi sgretolato l’osso dà ancora un fastidio paralizzante. “È la prima volta – spiega – che girando con la MotoGP sento la spalla decisamente in condizioni migliori. Non tanto per il dolore in sé, quello da subito è andato bene, perché ti mettono un ferro con 37 viti e l’osso non si muove più. Il problema sono stati tutti i muscoli attorno, che a Silverstone mi avevano fatto patire molto. Sul ginocchio cosa mi hanno detto? Che è solo questione di tempo, non lo so. Mi piacerebbe sapere quanto, mi piacerebbe che mi passasse adesso”. Per il resto, e per adesso, Bezzecchi è davanti a tutti ed è davanti a Marc Marquez. Sia sul giro secco che sul passo. Che sia media o morbida dietro. Il suo weekend è cominciato in discesa. Un leggero declivio da cui prendere l’abbrivio.