Nel giovedì di Misano nuvoloni densi cacciano pioggia battente sul paddock, gli addetti ai lavori si muovono tra i corridoi del circus come capita: chi incurante in t-shirt, chi con l’ombrello, i più nascosti nel volto dai cappucci di antipioggia improvvisati. Non per questo nessuno riesce a decifrare la faccia di Marc Marquez, quale significato attribuire a quel sorriso un po' così, a quegli occhi un po’ così, che sembrano dirti tutto e niente, fregarti mentre ti lasciano intuire la verità. Persino il fratello, Alex, non riesce a rispondere quando gli chiedono cosa abbia spinto Marc a pubblicare sui social la foto di quella spalla talmente scavata, martoriata, che quasi spalla non è più. “È difficile capire dall’esterno – commenta Pecco Bagnaia – ma non è un segreto che Marc abbia una faccia da poker; non so quanto questo stia limitando il suo modo di guidare, ma sta facendo cose fantastiche”.
La faccia di Marc non sfiora nemmeno per sbaglio quella di Bezzecchi all’ingresso della conferenza stampa. Il primo entra e si siede allo sgabello assegnato, il secondo lo segue e si accomoda dalla parte opposta: Marc a testa bassa scrolla il telefono, Marco guarda pensieroso la platea e attento raddrizza il cartello col 72 stilizzato alla base della sua postazione. Poi arriva il leader del Mondiale, Jorge Martín, a separarli territorialmente. E si può cominciare.
Marquez chiarisce che Misano sarà altra storia rispetto ad Aragon, che qui in Romagna un anno fa Bezzecchi “mi spinse al limite nonostante io fossi nel prime con Ducati”. Marc addossa subito un buon fardello di responsabilità sul groppone di Marco, pronosticando che sarà il più veloce già a partire dalle FP1, che secondo i dati dell’anno scorso – considerata la crescita dell’Aprilia – tutti dovranno identificarlo come il favorito.
Bezzecchi invece toglie peso, si scrolla di dosso le attenzioni attribuitegli. Fa notare che le condizioni metereologiche, atmosferiche e dell’asfalto cambieranno molto rispetto all’edizione 2025. Ammette che sì, il pacchetto Aprilia sarà pure migliorato, ma lui non è lo stesso del ragazzo che dodici mesi fa si presentò in Riviera con la mente sgombra, una gamba di legno da ventimila lire sul casco, l’energia della sua gente e pochissimo da perdere. Oggi si gioca la prima vera chance mondiale della sua carriera, la gara di casa appare come una trappola in cui tutti i risultati al di fuori della vittoria saranno deludenti, in più il fisico è ciancicato, ancora sofferente: “Sono io a non essere quello dell’anno scorso, sto ancora recuperando dall’infortunio. Il ginocchio mi fa ancora tribolare, la spalla invece è praticamente ok”.
L’altra spalla, quella di Marquez, è catalizzatrice della conferenza stampa. Gli rivolgono quattro domande: cosa l’abbia spinto a pubblicare quell’immagine, perché farlo proprio adesso, come si è coordinato con Ducati, come si è coordinato con la sua indole, generalmente schiva ad esaltare le magagne fisiche e ad anteporre i suoi problemi a quelli della pista (che in questo caso però coincidono). “Ad Aragon – racconta il 93 – mi è stato chiesto molto del braccio. Ero stanco e ho chiesto al team di trovare una soluzione. È stata una mia idea quella della foto, loro mi hanno dato un feedback positivo ma alla fine è stata una cosa molto personale. Non va contro il mio carattere perché le continue domande mi toglievano energia e io ho bisogno di essere al 100% concentrato e rilassato quando guido. Una delle cose che ho imparato nel corso della mia carriera è che quando c’è un punto di domanda la soluzione migliore è essere onesti”.
Mentre Marc afferma di sapere cosa serve per andare forte (“Non devi cercare un setting per guidare più dolce, non ti porterà a niente), che i segreti risiedono nell’adattamento e tutti i mezzi giustificano il raggiungimento del laptime – mentre Bezzecchi confessa che il momento più arduo post-infortunio non è il ritorno in moto (“Lì l’adrenalina copre la sofferenza”), ma accorgersi dopo qualche gara che i miglioramenti non arrivano – sullo sfondo resta Jorge Martín. È in vetta alla classifica, al centro della scena, ma agli occhi di tutti sfugge in disparte. Forse questo è il suo segreto e lui, scaltro, continua a girare il mestolo nella ricetta del finto outsider: “Non sono mai stato il favorito per combattere per la vittoria ogni weekend. Sono qui per raggiungere i più veloci, a volte mi mancano 3-4 decimi nelle prove, ci sono state molte piste in cui ho fatto fatica e spero che le restanti siano favorevoli a me”.
Il finale è col botto. Un giornalista chiede a Marc e a Marco se Misano rappresenta la gara più importante della stagione. i due indugiano sulla risposta e guardano Martín, che si leva di mezzo: “Non sono mica stato interpellato”. La platea ride, i piloti anche, ma più nervosamente. Marquez allora rompe il ghiaccio alla sua maniera: “Io ho già vinto in Spagna, ora è il turno di Marco”. Bez sbarra gli occhi, ammette di non aver capito la domanda, ma che in ogni caso tutte le gare assegano 37 punti e per lui Aragon era più importante. Il Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini è già caldo, e il sole ancora non si è fatto vedere.