La strada verso la MotoGP, più che a un circuito, somiglia a un rally. Tortuosa, sconnessa, con qualche rottura di motore o di cogl*oni nel mezzo. E, proprio come in un rally, ognuno lungo il percorso ha il suo capilota. Per qualcuno è un manager, un talent scout, un amico, per molti sono i genitori. E per un genitore possiamo solo immaginarlo quanto sia dura la contorta strada verso l'Olimpo delle moto. I weekend sacrificati, i soldi (tanti, tantissimi), le sconfitte, le vittorie, la paura di vedere il proprio bambino indossare una tuta, un casco e partire a tutta velocità. Ecco, possiamo solo immaginarlo, e possiamo solo immaginare l'amore e la passione che servono per accompagnare un figlio in un percorso del genere.
Beh, di amore e di passione Davide Bulega ne ha da vendere. Amore e passione per quelle moto che ha nel sangue, una passione trasmessa dal padre, il cavalier Bruno, fondatore della Scuderia Lightspeed. Davide Bulega ha corso, eccome se ha corso, 37 gare nel Motomondiale nella classe 250 e poi quel campionato europeo vinto nel 1997. Amore e passione per quel figlio a cui ha trasmesso quel sangue che pulsa in quattro tempi.
Lo ha messo su una moto a quattro anni e lo ha accompagnato in percorso che si è rivelato più complicato del previsto. Ne è passato di tempo da quando quel bambino di 16 anni con i capelli lunghi esordiva in Moto3 e raccoglieva anche due podi. Nicolò Bulega è diventato un uomo, ora di anni ne ha 26, alle spalle tre stagioni complete in Moto3, altre tre in Moto2, tanti infortuni che ne hanno causato un bruco rallentamento di carriera. Che lo hanno portato, per ritrovare la retta via, a vagare fra Supersport e Superbike, a ritrovare sé stesso e quella vittoria che nel Mondiale non è (ancora) mai arrivata.
“Dovevo camminare con le mie gambe” ha detto per commentare il ritorno. Ma più che camminare, caro Nicolò, hai corso a velocità forsennata. Hai fatto tutto il giro, per tornare nel Mondiale dalla porta principale, dalla MotoGP. Dopo aver dominato la Superbike con la Ducati Bulega correrà infatti nel team VR46 l'anno prossimo. Lo stesso team che lo ha lanciato, quello di Vale, l'idolo, il “fratello maggiore” come lo ha chiamato lui.
Fratello maggiore, perché il posto del padre è già occupato dal copilota sempre alla destra. E l'augurio commovente di Davide Bulega al figlio dopo l'annuncio è una delle pagine più belle di quest'anno di motorsport. Il coronamento del sogno di una vita. Anzi, macchè di una vita, di tre vite, il sogno di una famiglia, di una stirpe: Bruno, Davide, Nicolò, fino alla classe regina.
Che storia, ma qualsiasi altra parola, al di fuori di quelle di Davide Bulega, a questo punto sarebbe superflua...