Giovedì scherzava sulla faccia da poker di Marc Marquez. Oggi, invece, a vedere un sorriso di Pecco Bagnaia non ci si riuscirebbe neanche mettendosi a fare i pagliacci. “La speranza? Quella c’è – dice - perché quando va tutto così male è un attimo riuscire a migliorare qualcosa”. Liquida così il venerdì di Misano e, lasciatecelo dire, la sua sembra una faccia da Rubamazzo. Un gioco che si fa con carte differenti da quelle degli altri. Un gioco in cui non serve saperci fare e dipende tutto da altro. Un gioco in cui, spesso, ci si resta male. E pure con quell’amarezza di veder finire altrove “il capitale” (le carte) accumulato. Pecco Bagnaia, insomma, non è uno che non sa perdere – come qualche detrattore lo sta descrivendo – ma sembra più uno che a perdere ci starebbe pure, purchè nelle condizioni di giocare allo stesso gioco. Invece non funziona niente. Niente gira come vorrebbe e come dovrebbe. Nessun attacco alla squadra, nessuna parola fuori posto verso Ducati, nessun segno di frattura insanabile: semplicemente non gira bene niente. E salutarsi così non è certo il modo che sia Pecco sia Ducati sognavano. Continueranno a lavorare e provarci, questo non è in discussione, però di cose da sistemare ce ne sono troppe e, peggio ancora, ce ne sono anche alcune da capire. Pecco le ha elencate nello scrum di questo venerdì, dopo un lungo briefing nel box che gli ha fatto ritardare fino alle 18 l’incontro previsto coi media.
“Quello che non faccio rispetto agli altri è estremamente chiaro – dice – ma sembra impossibile capire il perché. Abbiamo già guardato tutti i dati: sono quello che decelera meno di tutte le altre Ducati, ma sono anche quello che frena con più pressione, più forza. Nonostante questo non la fermo. Sono anche quello che tende a usare il gas per gestire al meglio l'accelerazione, ma sono anche quello che accelera meno. E’ molto difficile capire perché, anche la squadra non riesce a identificare il motivo. Tantissime sono state le volte che ho rischiato di cadere oggi anche andando piano. Quindi è una situazione molto difficile, più che altro che si è complicata nelle ultime tre gare: da Silverstone in avanti non siamo più minimamente riusciti a far qualcosa. E’ tutto molto strano. Quella Alla Rio stavo per perdere la moto quando era praticamente dritta? Sì, ma è così anche in altre curve, dappertutto”.
La MotoGP, battute a parte, non è un gioco di carte, ma un intreccio di dati e numeri che devono mescolarsi anche con clima e stati d’animo. Magari è un insieme di cose. E magari potrebbe bastare poco per ritrovare, almeno, quell’entusiasmo che serve oltre la voglia che c’è già (sia in Pecco sia in Ducati) e che nessuno mette in discussione. “E’ talmente critica la situazione – ammette Bagnaia - che un miglioramento magari può anche arrivare. Quando devi cercare il pelo nell'uovo è più difficile, quando devi invece sparare in mezzo al mucchio è più facile. Però diciamo che la situazione e i problemi sono simili a quelli di inizio anno, ma moltiplicati per dieci in questo momento. Sono tre gare dove non posso guidare, non posso fare proprio niente. Cado quando provo a fare qualcosa in più: oggi in diverse situazioni o mi partiva dietro in ingresso senza freno, senza niente, mi partiva via, o in percorrenza. O quando toccavo il gas non avevo una moto stabile. Quindi è molto difficile sia per me che guido, soprattutto in una pista come questa che conosco estremamente bene: non mi ricordo di essermi mai trovato in una situazione come questa, onestamente. Anche nelle peggiori delle ipotesi comunque andavo forte qui e quindi è molto difficile sia per me che per il team”.
Insomma, la situazione è quella che è. Ma le strade si stanno comunque provando tutte, compresa quella di confrontare i dati di oggi con quelli di quando Pecco Bagnaia e la Desmosedici sembravano la coppia perfetta. “Abbiamo fatto anche un raffronto con l’1,30 fatto qui qualche stagione fa – ha concluso – Guidavo proprio bene. Abbiamo confrontato anche con chi è davanti adesso. Confermo quello che ho detto ieri sulla moto del 2024. La carena? La mia è uguale a quella di Marc, è Alex che ce l’ha diversa e anche sul setup siamo più o meno tutti simili. Proprio per cercare di capire come mai va così la mia moto, ho provato anche setup di Alex, il setup di Marc, l'elettronica di Marc, l'elettronica di Alex: è sempre uguale. Quindi non è quello il problema. L’elettronica? Niente, dai: da Silverstone la mia moto fa cose strane”.