Il 29 dicembre 2013 la famiglia Schumacher è cambiata per sempre. Da quel giorno, dopo l’incidente di Michael sulle nevi di Meribel, il riserbo è diventato la forma più alta di protezione: nessuna dichiarazione, nessuna indiscrezione, nessuna informazione su ciò che stava succedendo prima dentro le cliniche e poi a casa. Una scelta comprensibile, rispettata.
A quasi tredici anni da quel giorno, a parlare per la prima volta è Gina Schumacher. Lo ha fatto attraverso un documentario della ZDF, Horsepower – The World of Gina Schumacher, in cui la figlia del sette volte campione del mondo racconta come ha vissuto gli anni più difficili della sua famiglia, oltre che della sua vita. Tutto ruota intorno all’equitazione, essendo la 29enne pluricampionessa mondiale nella disciplina del reining: “Dopo l'incidente di mio padre, mi ci sono davvero buttata dentro perché dovevo fare qualcosa”, afferma come riportato dal Daily Mail.
I cavalli erano già parte della sua vita, ma da quel momento sono diventati qualcosa di diverso. Un rifugio, una necessità, ma anche una speranza: “Sono sempre stati importanti. Ma da allora, lo sono diventati ancora di più. Non potrei vivere senza di loro. Mi hanno aiutata a superare tutto”.
Quella dell’equitazione è una storia che nella famiglia Schumacher ha radici lontane. Corinna, la madre, spesso montava sui cavalli ancor prima che Gina nascesse. E fu Michael, in modo quasi involontario, a tracciare la strada della figlia: “Durante un viaggio a Dubai, mamma e papà montarono dei cavalli arabi”, racconta Gina. “Papà cadde, ma accanto a lui c'era un Quarter Horse, uno di quelli usati per calmare gli altri animali. Mamma lo guardò e disse che voleva un cavallo come quello. Da lì è cominciato tutto”.
La primogenita della famiglia, parlando della sua vita e dello sport che l’ha vista poi affermarsi nel 2017, 2018 e nel 2025, non dà nulla per scontato: “Sono grata di poterlo fare. I miei genitori me ne hanno dato la possibilità. Per questo è sempre stato importante per me lavorare sodo, per poterlo fare al meglio delle mie capacità”.
E poi c'è la voce e il ricordo di papà Michael, filtrato attraverso le parole di Corinna. Quando Gina aveva dieci anni, il padre disse alla moglie un qualcosa che all'epoca poteva sembrare una semplice osservazione: “Sarà molto più brava di te, è più egoista. Se sei un atleta devi esserlo in una certa misura. Altrimenti, non riuscirai a ottenere nulla”. E dopo anni, Corinna, è sicura: “Oggi penso: aveva proprio ragione”.
Ad intervenire durante la presentazione del documentario, come riportato da RacingNews365, è anche Sabine Kehm, storica manager di Michael. Ed è proprio lei a raccontare un episodio che dice tutto su chi è Gina Schumacher: “Una volta, aveva quindici anni, sentì che il suo cavallo non era ancora abbastanza calmo e aspettò. A mio avviso ci sono voluti dieci minuti. Ho trovato incredibile che una ragazza così giovane fosse già così forte mentalmente. Ha cominciato solo quando ha percepito che il cavallo era pronto e tranquillo”.
Una dote che, per la manager, accomuna padre e figlia: “Conosco bene quella concentrazione e quella visione a tunnel anche in Michael, naturalmente. Credo che quello spirito competitivo lo abbia ereditato da lui”.