Max Verstappen ha smesso di essere frustrato. Lo ha detto lui stesso a Suzuka, con una chiarezza disarmante: non è più arrabbiato, non è più deluso, è andato oltre. E quando un pilota che ha vinto quattro titoli mondiali consecutivi dice di essere oltre la frustrazione, la domanda che ne segue non riguarda più il regolamento o la Red Bull. Riguarda il futuro.
Le dichiarazioni giapponesi hanno aperto un dibattito che ora coinvolge tutto il paddock. Tra chi ha scelto di intervenire c'è Damon Hill, campione del mondo 1996, intervistato dalla BBC. Il britannico non ha usato giri di parole: “Penso che, se non sei felice di fare qualcosa, dovresti semplicemente smettere e dedicarti ad altro. Non credo che qualcuno debba sentirsi obbligato a continuare”.
Hill ha anche smontato l'ipotesi che le dichiarazioni di Verstappen possano essere una strategia per ottenere più potere o influenzare la situazione regolamentare dall'interno: “Rischierebbe di ottenere l'effetto opposto, spingendo gli altri a dirgli: ‘prenditi del tempo e torna quando avrai le idee più chiare’”.
Il tema dei regolamenti, però, per Hill è reale e va oltre la volontà o le dichiarazioni di Max: “Tanti piloti stanno parlando di questi regolamenti dal punto di vista della guida e la sensazione è che non siano ciò che si aspettavano dalla F1. Io non guido più, ma basta guardare le immagini onboard per rendersi conto di quanto sia strano vedere le macchine rallentare alla fine dei rettilinei prima ancora della frenata”.
È una F1 che, in un certo senso, si guida al contrario, soprattutto in qualifica: spingere al limite non paga e i piloti sono costretti a privilegiare la gestione della potenza elettrica a causa di una batteria troppo piccola, andando un po’ contro la natura stessa del motorsport.
In questo momento serve adattarsi, ma guardando all’olandese Hill ha le idee chiare: “Non è obbligato a farlo. Ha guadagnato molto, è appena diventato padre e corre da tanti anni. Arriva un momento in cui la motivazione può cambiare. Forse, semplicemente, potrebbe aver bisogno di prendersi una pausa”.
Una pausa. La parola apre uno scenario preciso e la storia della F1 offre un precedente che vale la pena ricordare.
Alain Prost, alla fine del 1991, era stanco. Aveva vinto tre titoli mondiali, aveva lottato per anni con Senna dentro e fuori dalla pista, e la Ferrari con cui aveva corso quell'ultima stagione non era la macchina più veloce del lotto, anzi.
Il francese, allora, si fermò. Si prese un anno sabbatico, lasciò che la F1 andasse avanti senza di lui e aspettò il momento giusto per tornare. Lo fece a inizio 1993 con la Williams, la macchina che già ai test pre-stagionali dimostrò di essere la più forte in griglia, per distacco. Vinse sette gare su 16, conquistò il suo quarto titolo mondiale e si ritirò da campione in carica. Un anno fuori dal circus e, poi, il finale perfetto.
Verstappen ha 28 anni, nove in meno del professore in quel momento della sua carriera. Ha un contratto con la Red Bull fino al 2028 e, almeno sulla carta, avrebbe tutto il tempo per fermarsi e ritornare.
Per seguire le orme di Prost, però, serve un nuovo regolamento, con nuove opportunità e una voglia di correre che possa tornare a essere quella di sempre, dei Mondiali conquistati e delle rincorse in cui quasi nessuno credeva. Solo allora il parallelo con il francese diventerebbe stringente. Un campione che esce, aspetta, e torna quando le condizioni sono quelle giuste.