La MotoGP è cambiata ancora una volta per ampliare il suo pubblico. Per il 2026, oltre ad essere ‘the most exciting sport on Earth’, è diventata pure ‘wired different’, con tanto di errore grammaticale in inglese (dovrebbe essere wired differently), il che fa sorridere se pensiamo al fatto che la proprietà è appena passata dagli spagnoli di Dorna alle mani di Liberty Media, azienda americana.
È cambiato il lavoro dei manager in MotoGP, che oggi ha già buona parte dei contratti firmati per l’anno prossimo. E, non di meno, sta cambiando l’approccio alle gare, almeno a giudicare da come è stato trattato Marc Marquez all’ultimo giro della Sprint del sabato.
Marc si gioca la vittoria con Pedro Acosta dopo aver lottato per i primi due giri con Marco Bezzecchi, che però al terzo passaggio scivola per una chiusura di avantreno. Marc accelera più forte, Pedro frena meglio. Il pilota KTM attacca un paio di volte all’ultima curva, poi prova a metà pista e riesce a mettersi in testa. A due giri dal termine Marquez prova una manovra dura, entrando col più classico del ‘block pass’ sul futuro compagno di squadra: ti affianco e allargo la traiettoria, se sei sveglio incroci prima (come faceva Dovizioso), se hai il sangue freddo lasci passare e la restituisci due curve più avanti. Se sei in guerra come Pedro Acosta invece, è facile che tu finisca per resistere all’esterno e finire fuori pista.
Che è esattamente quello che è successo mentre la moto di Marc iniziava a battezzare l’ultimo giro. Qualche curva più tardi sul dashboard dello spagnolo compare il messaggio drop one position, la direzione gara gli chiede infatti di restituire la posizione o perdere tre secondi al traguardo. Una penalità che si usa soprattutto nelle fasi intermedie di gara, di certo non all’ultimo giro di una sprint. E, di certo, non per un sorpasso un po’ duro ma per nulla inedito. Per nulla diverso da tanti altri, specialmente in una MotoGP che con i sorpassi non ha proprio un ottimo rapporto.
Ecco perché la decisione di penalizzare Marc sembra quasi politica e non sportiva o tecnica, roba che nello sport non si vede spesso ma nello spettacolo sì. Viene da pensare - anche se chiaramente i pesi sono totalmente diversi - ad Abu Dhabi 2021, quando Michael Masi decise il mondiale di Formula 1 in favore di Max Verstappen. Anche all’epoca serviva far esplodere la notizia, portare avanti il nuovo, dare alla gente un inedito, una sorpresa. La MotoGP ha bisogno di questo, di far vedere che nel ‘most exciting sport of Earth’ può sempre accadere di tutto, non che è il giardino di un pilota solo. E allora meglio forzare la mano, anche di poco. Lui, Marc Marquez, non accende la polemica perché sa che i favori vanno e vengono e che, a ben vedere, lui viaggia a credito.
Magari quella della Direzione Gara è solo stata una decisione sbagliata. Eppure sembra che, come lo si era portato in alto in cerca di un eroe, dai tempi della Honda al passaggio in Ducati, ma pure prima (una su tutte la partenza di Argentina 2019) adesso gli organizzatori staranno attenti a non regalargli più nulla: oggi è uno che ha vinto 9 titoli mondiali, che è tornato dall’inferno da fuoriclasse implacabile per ammazzare lo spettacolo. Ma questa storia la si vende una volta, poi c’è da trovargli un sostituto, un nuovo racconto. Uno sfidante, uno più forte. E allora più che chiudere un occhio metteranno gli occhiali. Al netto del fatto che la stagione è appena iniziata, Ducati sta lavorando per tornare davanti e con tutte le probabilità Marc rimane il grande favorito, anche se imporsi per lui non sarà più facile come in passato: Marquez ha più avversari con moto veloci e una condizione fisica non più troppo solida. Staremo a vedere. Di certo la MotoGP 2026 sembra partita con grandi premesse.