“Basta colpire la riga a ogni punto”, così Daniil Medvedev esordiva ai microfoni romani prima della sfida contro Jannik Sinner. Questa, in parte scherzando, veniva individuata come papabile strategia per battere il numero 1 al mondo (o per metterlo quantomeno in difficoltà). Senza indugio vi sveliamo che di righe, Medvedev, ne ha viste ben poche, almeno nella prima parte della partita. Un primo set che non fa che suggerirci un dialogo a senso unico che parla solo ed esclusivamente italiano. L’inizio del match vede il russo vestire i panni di un animale in gabbia che non sa come agire e reagire, perché è un Jannik Sinner all’ennesima potenza, quello che si trova dall’altra parte della rete. Palle pesanti e precise, una sicurezza spiazzante.
Bertolucci, in cabina di commento, esordisce proponendo un 2 contro 1: “qualcuno entri in campo ad aiutarlo, perché da solo non ci riesce”. E come dargli torto, il russo si aggiunge alla lista di giocatori che in questi mesi si sono visti ridotti a principianti. Spazzate via tutte le certezze di uno sport che è suo da sempre, ma che davanti a un Sinner di questo tipo non sembrano esistere più. L’angolo del nativo di Mosca evita gli sguardi provenienti dal campo, la sensazione è - appunto - quella di una trappola senza via di uscita, la ricerca spasmodica di una soluzione che non c’è e, se c’è, è da superpoteri.
Farebbero tutti come Darderi durante l’incontro con Ruud, consegnerebbero la racchetta nelle mani di qualcun’altro, chiunque pur di far percepire la difficoltà del giocare contro un avversario così forte. Al Foro Italico passa poco più di mezz’ora prima di leggere un netto 6-2 sul tabellone e per confermare la modalità marziano attivata da Sinner, che al servizio perde un solo punto.
Nel tennis poi è importante resettare e così fa Daniil Medvedev, che di righe ora ne trova eccome. Un passaggio a vuoto per il re del ranking o semplicemente il risveglio dell’avversario. Forse entrambe le cose. Nel secondo set è 3-0 il primo parziale a favore di Medvedev, forte di una convinzione ritrovata e magari anche la consapevolezza di non avere nulla da perdere. Eccetto una finale 1000 e lo stop imposto a un titano dopo una striscia di 32 vittorie consecutive nei Masters che contano più di tutti. Gli scambi si allungano e il dispendio di energie cresce di conseguenza: è un Sinner - quello sul 3-1, 40 pari - che boccheggia, macinando più metri dell’avversario. Il 3-2 però arriva, per poi azzerare il divario con la parità.
L’altoatesino non ne ha più ma stringe i denti e lotta, sta ai tempi serrati del russo che al servizio toglie istanti preziosi per recuperare fiato. Il set prosegue e cede alla legge del servizio, fino al 5-5, poi la firma di Medvedev 7-5. La sensazione è che Jannik Sinner stia racimolando le ultime energie rimaste, lo stint finale dopo mesi ininterrotti di tornei, ma non è la sola: mollare non è un’opzione. Non lo vediamo spesso parlare, Jannik. Si alza dalla panchina per iniziare il terzo set e dice qualcosa, a sé stesso e a nessun’altro. Il labiale non è dalla nostra ma la situazione è chiara: il fisico non c’è, e allora è la testa a dover comandare. Sull’1–1 si realizza quella cosa che nel tennis non si riesce a spiegare a parole, si può soltanto percepire: è il momento della svolta, carico di elettricità ed eccitazione che a braccetto scortano uno dei due giocatori fuori dal tunnel.
Un urlo liberatorio è quello che Jannik rilascia dopo aver ottenuto il break del 2-1. Un servizio rubato all’avversario in circostanze così precarie è fondamentale, e il Foro Italico lo sa tanto quanto lo sa il numero 1. Lui che in campo è quieto e comunica più con lo sguardo che con la voce, urla in faccia alla fatica e a una disciplina che lo vuole sempre pronto a dare il meglio nei momenti in cui conta di più.
Sul 4-2 arriva la pioggia, è vantaggio Medvedev quando l’incontro è costretto alla pausa e rinviato alla giornata di oggi.
A circa diciotto ore dall’ultimo punto giocato sul centrale di Roma, Jannik Sinner e Daniil Medvedev tornano in campo. Condizioni diverse, sulla Capitale è tornato il sole e la palla non è pesante come ieri notte. Tante le incognite, ma una fra tutte prevale: chi è avvantaggiato da questa riapertura del match? La risposta di chi il tennis lo conosce è unanime: Jannik Sinner. L’altoatesino, infatti, ormai sa gestire alla perfezione l’inizio degli incontri, mentre il russo tende a ingranare la marcia con tempi più lunghi.
Daniil Medvedev riparte con un ace e si porta immediatamente sul 3-4, ma la risposta dell’italiano arriva con un turno di servizio impreziosito da battute piazzate e imprendibili. Sul 5-3 il russo non brilla, ma annulla due match point grazie a servizi chirurgici. Il punteggio dice 5-4, 40-30: Sinner serve per il match ed è 6-4.
Terzo italiano della storia a raggiungere per due anni di fila la finale di Roma, dopo Pietrangeli e Panatta, Sinner centra l’impresa alla prima edizione del Foro Italico senza “Il Divino” e con un Adriano protagonista domani della cerimonia di premiazione. Chissà che non possa esserci anche un simbolico passaggio di testimone. A deciderlo sarà Casper Ruud.