Tre orari, due giorni, dieci squadre, due tennisti (si spera italiani), milioni di tifosi e due impianti sportivi a pochi metri di distanza. È la ricetta per una tragicomica vicenda organizzativo all'italiana. Al centro di tutto l'orario in cui si sarebbe dovuto giocare il derby di Roma, caduto in concomitanza con la finale degli Internazionali BNL d'Italia, fissati entrambi nella giornata di domenica 17 maggio rispettivamente allo Stadio Olimpico e al Centrale del Foro Italico, separati da qualche centinaio di metri. La partita più complicata per l'ordine pubblico capitolino nello stesso posto e alla stessa ora di una partita che porterà al Foro migliaia di tifosi, tra cui il Presidente della Repubblica Mattarella. La Lega pensava di averla risolta fissando il derby alle 12:30, salvo poi scoprire che la Prefettura aveva idee diverse e lo ha spostato al lunedì sera — contraddicendo, con encomiabile coerenza, i propri stessi criteri, che da anni prevedono di non giocare il derby la sera per ragioni di ordine pubblico. Senza contare che, vista la regola delle contemporaneità per le squadre che lottano per lo stesso obiettivo insieme al derby di Roma si sarebbero dovute spostare altre quattro partite, metà del calendario della Serie A. La Lega ha fatto ricorso al TAR cercando un compromesso, riportare le partite alla domenica, anticipando il calcio d'inizio alle 12, e facendo slittare l'inizio della finale degli Internazionali BNL di Roma alle 17.30. Ma il tribunale se ne è lavato le mani, investendo della questione l'Avvocatura di Stato, per invitare le parti a trovare una soluzione condivisa sulla data e sull'orario di gioco. La federtennis di posticipare la sua partita non vuole che saperne, e alla fine, si è arrivati alla soluzione rivoluzionaria: si gioca domenica alle 12, come proposto giorni prima, con la finale che resta alle 17.
Insomma, benvenuti in Italia. Un gran casino per poi fare in modo che tutto resti (grossomodo) com'era. Una storia di burocrazia complicata, di federazioni litigiose e istituzioni che non si parlano. Benvenuti a Roma, la città che riesce a trasformare qualsiasi cosa in un caso nazionale, anche — e soprattutto — quando il problema era lì, visibile a tutti, da mesi. La concomitanza tra il derby e la finale degli Internazionali era nota dalla scorsa estate, quando fu fatto il calendario di Serie A. Nessuno ha mosso un dito. Una convivenza che già aveva dato problemi durante la settimana, con il match fra Darderi e Jodar interrotto dal fumo proveniente dai vicini festeggiamenti per la finale di Coppa Italia. Gestito, come da tradizione, con una settimana di riunioni, ricorsi, minacce, comunicati e colpi di scena, per poi arrivare alla soluzione che era già sul tavolo dal primo giorno, e alla fine ha vinto il buonsenso. Con qualche giorno di ritardo, come sempre.