Siamo a circa metà del primo turno di libere a Barcellona quando Jorge Martín, in quel momento in testa alla classifica con quasi mezzo secondo di vantaggio, impatta violentemente contro la sua moto, sbattuta sulle barriere di curva 12. Jorge Rimane in ginocchio, poi si alza, urla. Non cammina se non zoppicando vistosamente, anche quando i commissari di pista lo accompagnano verso la strada di servizio. Le telecamere sono sul suo primo piano quando Jorge strizza gli occhi per il dolore, prima di chiudere la visiera per non farsi vedere. Al box sguardi tesi e preoccupati.
Nei minuti seguenti cadono anche Pedro Acosta e Brad Binder. È la pista con meno aderenza del campionato, fa freddo e forse le gomme non lavorano esattamente come dovrebbero. Martín entra nel suo ufficio nel retrobox e ci rimane fino a quattro minuti dalla fine del turno, quando finalmente esce con un gran sorriso, dando il cinque ad Antonio Boselli prima di sedersi nel box e raccontare ai suoi uomini la dinamica dell’incidente. “Sta bene”, dice Paolo Bonora, Team Manager per Aprilia, in un paio di battute a Sky. “Sta solo lamentando un po’ di dolore al braccio sinistro”.
Resta il fatto che gli air fence non dovevano essere lì, dopo pochi metri di ghiaia. Un po’ come era successo a Marc Marquez ad Austin in curva 10, dove per altro lo spagnolo trovò soltanto delle barriere metalliche. È vero che il prossimo anno le moto da 850cc avranno una trentina di cavalli in meno, tuttavia la differenza in termini di velocità massima sarà principalmente sui rettilinei: in curva, con meno peso, potrebbero essere addirittura più veloci.
“Secondo me l’air fence è molto vicino in curva 12”, ha raccontato poi Antonio Boselli (che cura la comunicazione di Aprilia Racing) al microfono di Vera Spadini dopo il turno. “È arrivato molto veloce e si è infilato sotto la moto”,“Forse è un punto da rivedere, ne abbiamo parlato anche in direzione gara. Non credo che sarà compromesso il weekend, ha fatto anche le prove di partenza. Vediamo come evolverà la situazione anche coi nostri medici qui in circuito”.
Boselli ha ragione. E il nuovo regolamento sembra già, quantomeno in termini di sicurezza, una grande occasione persa a cui si dovrà rimediare caso per caso, ampliando le vie di fuga di circuiti ormai troppo piccoli per contenere la velocità di queste moto.