Fernando Alonso il ritiro ad Austin proprio non l’ha digerito e a Città del Messico è tornato ad attaccare, ribadendo il concetto espresso meno di sette giorni fa. Dopo la collisione al primo giro con Alex Albon, che gli ha rovinato la gara e gli è costata la possibilità di lottare per i punti, lo spagnolo aveva tuonato: “Un terzo di griglia non è al livello per la F1”. Parole pesanti, che hanno scatenato le reazioni di quasi tutti i colleghi.
Va fatta però una precisazione doverosa. Alonso sembra avere la memoria corta visto che, la griglia di oggi, non ha nulla a che vedere con quella di 15-20 anni fa. Allora c’erano piloti paganti fermi, arrivati in F1 più per il portafoglio che per i risultati. Oggi il sistema della super licenza ha cambiato le regole e, seppur pagare possa contare ancora, per entrare in F1 qualcosa devi averla vinta o, quantomeno, devi aver lottato per le prime posizioni nelle categorie propedeutiche. E proprio lo spagnolo, che ha vissuto entrambe le epoche, dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro.
diretto interessato: “Penso che fosse una buona battaglia. Abbiamo fatto una bella lotta. Chiaramente lui non la pensa così, ma è stata una battaglia per tutta la gara. Anche l’incidente in quel punto, pensavo fosse abbastanza 50/50 in termini di posizione delle auto in pista”. E sulla qualità della griglia, il pilota Williams è stato chiaro: “Penso che il livello sia alto e che, 10-15 anni fa, la metà posteriore della griglia non fosse come è ora”.
Una visione, questa, sposata anche da Charles Leclerc. “Sono sicuro che il livello della griglia sia super alto, sia in fondo che al centro o davanti”, ha raccontato il monegasco ai media presenti a Città del Messico. “L’unica cosa che cambia è ovviamente la macchina che guidiamo, ma gli standard sono molto alti”.
Carlos Sainz, compagno di Albon in Williams, invece, ha definito le critiche di Alonso “dure” e ha spiegato che, a fare la differenza davvero, non sia la qualità ma l’approccio dei piloti: “Quest’anno mi ritrovo per la prima volta a lottare nella parte posteriore del gruppo di mezzo e di certo non è una situazione piacevole. Non è tanto la qualità delle gare in sé, quanto il fatto che ti trovi a duellare con piloti che non hanno davvero nulla da perdere: il massimo risultato a cui puoi ambire è un ventesimo posto. Questo genera incidenti o dinamiche che davanti non vedresti mai, semplicemente perché nelle prime posizioni la posta in gioco è infinitamente più alta”.
Anche Carlos, comunque, finisce per contraddire il connazionale: “Ho 12 anni di griglia alle spalle e, se c’è un anno in cui penso che il livello di talento sia il più alto, è questo. Non riesco a pensare a nessuno che non sia all’altezza degli standard della F1. Io stesso, due anni fa vincevo qui in Messico e probabilmente domenica partirò 17esimo, ma sono lo stesso pilota. Anzi, sono migliore di quello che ero nel 2024”.
Ollie Bearman, di Haas, ha aggiunto che il problema non è la qualità ma la competitività: “Con i gap che vediamo quest’anno, devi essere molto opportunistico a volte e questo può generare disastri”.
Fernandone, intanto, non ha mollato la presa: “Non sono specifico sul numero, ma penso che tutti sappiamo di quali piloti stiamo parlando e quali si siano sentiti colpiti da quel commento. Questo la dice lunga”. E ha anche aggiunto che il problema non riguarda solo Austin: “Sfortunatamente, sono in quella posizione dall’inizio di stagione e vedo cose dall’auto che non posso tollerare. I contatti al primo giro e le ruote anteriori che volano non sono necessari, specialmente se stai lottando per il nulla a fondo schieramento”.
La verità, però, è che magari Alonso un po’ di rumore lo sta facendo anche perché, in pista, complice un’Aston Martin disastrosa, non lotta dove vorrebbe lui. D’altronde, per uno che ha vinto due mondiali, ritrovarsi a battagliare per la ventesima posizione e col volante che trema non dev’essere piacevole, seppur nessuno lo obblighi a restare. Le critiche sui colleghi sono, forse, anche un modo - sbagliato - per scaricare un po’ di frustrazione.