Christian Horner attacca, Frederic Vasseur risponde senza mezzi termini. Tutto nasce da un’intervista al Times, in cui l’ex boss Red Bull ha ammesso che esiste una sola squadra per cui accetterebbe di lavorare anche senza avere una quota societaria: la Ferrari, definita “il sogno” e “il gigante dormiente di questa F1”. Parole pesanti, arrivate nel momento peggiore possibile per Maranello.
Il vero problema, va detto, non è soltanto il motore della SF-26. È che la Scuderia non sale sul podio da cinque gare, dall’ultimo firmato da Charles Leclerc a Spa. Un lasso di tempo enorme per una squadra che, senza essere davvero in crisi, sembra comunque in evidente difficoltà e puntualmente c’è sempre un motivo diverso per cui il risultato non arriva. A Baku ha pesato il gap di power unit rispetto alla Mercedes, ma il problema di fondo resta più generale, quasi ciclico.
In un contesto già complicato, l’uscita di Horner ha semplicemente acceso la miccia, riportando a galla ogni discorso possibile sul futuro della squadra e sul ruolo di Vasseur, finito al centro dei riflettori dopo le ultime scaramucce tra i piloti, spesso in lotta tra loro da Zandvoort in poi.
E così, il team principal francese, intercettato da The Race dopo la gara, ha abbandonato per una volta il tono scherzoso con cui di solito liquida certe domande. Ha usato parole dure, dirette, senza filtri: “Non lavoriamo in una situazione di serenità perfetta. Vale per me, ma anche per tutti gli altri della squadra. Se metà delle domande che riceviamo riguarda questo argomento, diventa francamente frustrante”.
Il punto più interessante, però, è soprattutto un altro: Vasseur ammette che il rumore mediatico è arrivato ormai anche dentro il garage. “Stiamo lottando per il secondo posto nel Mondiale Costruttori, eppure passiamo il tempo a parlare di altro. Persino i ragazzi in garage si ritrovano a discuterne, come se fosse la cosa più interessante di cui parlare”. Una frase che pesa e racconta bene quanto il gruppo stia iniziando a percepire la delicatezza di questa situazione.
Poi è arrivata anche una risposta ad Horner, senza troppi giri di parole: “Le cose stanno così, non dipende da me. Lui sta cercando lavoro, lo sanno tutti, lo sta cercando ovunque. Ma io cosa posso farci? Posso solo continuare a spingere la squadra, tenerla motivata, concentrarmi su quello che possiamo controllare oggi. Ogni intervista, venticinque volte al giorno, si torna sempre lì”.
È infastidito e il tono delle sue risposte lo rivela senza il minimo dubbio. Nonostante ciò, il francese ci tiene a sottolineare il proprio impegno verso il progetto, totale: “Ho il lavoro più bello del mondo, ma le cose stanno così. Mancano sette gare e continuerò a spingere fino all’ultima curva”. E quando gli viene chiesto se sarebbe disposto a lavorare fianco a fianco con Horner in Ferrari, la risposta arriva quasi come una frecciatina mascherata da battuta: “Dovete chiederlo alla mia assistente”.
La questione la chiude così, ma la sensazione è che ci sarà tanto di cui parlare per l’ennesima volta nella storia recente della Scuderia. Anche perché, secondo i colleghi di RacingNews365, la dirigenza avrebbe già una proposta di buonuscita pronta ad essere recapitata.