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GP d’Indonesia a Mandalika: tutto quello che non abbiamo capito… e non capiremo mai

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

20 marzo 2022

GP d’Indonesia a Mandalika: tutto quello che non abbiamo capito… e non capiremo mai
L’Indonesia quando la stagione delle piogge non è ancora finito, Michelin che cambia carcasse all’improvviso, Ducati che corre sempre contro se stessa e, più di tutti, i personaggi che mancano. Tanto che alla fine, ancora una volta, l’unico vero protagonista di giornata è stato chi era assente

di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

E’ il business, ragazzo! Chiunque nel paddock risponderebbe così per giustificare la scelta di correre a marzo in Indonesia, quando la stagione delle piogge non è ancora finite. E’ il business e ci sta, ma, business per business, si corre in qualunque condizione, anche con i remi, anche con le chiodate e quanta ne cade ne cade: chi ha le palle va dentro e spinge! Altrimenti finisce che la cosa più divertente da vedere in un gran premio come quello di oggi è la BMW M3 che testa le condizioni dell’asfalto sollevando acqua come un catamarano e che gli unici piloti che si divertono sono Lori Capirossi e Franco Uncini, che in moto non ci corrono più da un pezzo, ma che stanno dentro quella M3.

Ci siamo alzati all’alba, ci siamo incollati alla tv mentre con la tazzina del caffè provavamo a scaldarci le mani. Ma a rimanere freddo ancora una volta è stato il cuore. Che un sussulto ce lo ha avuto solo quando Marc Marquez, nel warm up, si è trasformato in uno dei fulmini di Mandalika e è precipitato sull’asfalto lasciando al buio la MotoGP. E’ come se un Marc Marquez, adesso che non c’è più neanche Valentino Rossi, non potesse permettersi neanche di farsi male, neanche di rischiare di non esserci, altrimenti non rimane che affezionarsi alla M3 che derapa sull’acqua. Perché, diciamolo chiaramente, la gara di oggi è stata una rottura di palle totale, anche se non sono mancati i colpi di scena, anche se ha vinto chi non ti aspettavi, anche se gli argomenti di cui parlare, alla fine, ci sono pure. Solo che non scaldano, non scaldano neanche un po’.

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E si è visto nell’attesa, mentre la sciamana di Mandalika propiziava il ritorno del sereno, e Guido Meda e gli altri hanno dovuto tenere il pubblico parlando del nulla fatto niente. Tutto ovattato, tutto educato, tutto politicamente corretto che ti viene voglia di qualcuno che si prenda a cazzotti dal nulla. E ti viene pure voglia di capire da dove e da chi arrivano certe scelte Già chiesto sulla stagione delle piogge, c’è pure la faccenda Michelin. Perché un produttore di pneumatici si alza un paio di mattine prima del week end di gara e si presenta in pista con gomme del 2018, solo per la paura dell’asfalto indonesiano? E dopo che tutti, nei test invernali, avevano provato e trovato setting con pneumatici 2022? C’è un tafazzismo che preoccupa e che sembra studiato. Sempre lì andiamo a finire: anche l’imprevisto è sottotono. Sempre.

Tanto che alla fine, se dobbiamo cercare un personaggio del giorno o qualcuno che merita il titolo, andiamo a finire su Marc Marquez: quello che non c’era. E a cui auguriamo di tornare prima possibile, perché così a sorrisi e belle parole comincia ad andare a noia ogni cosa. Pure la Ducati, che ogni anno non compete con gli altri, ma contro se stessa, in un inseguirsi che fino a che va bene è “evoluzione”, ma poi diventa pure ossessione patologica. Bravo Oliveira, straordinario Bastianini che ha mantenuto la testa del mondiale, strepitoso quel chierichetto di Fabio Quartararo che sta sempre lì anche quando niente sembra funzionare, ma gli ingredienti di base della MotoGP devono restare sempre e solo due: sangue e benzina. Altrimenti, alle prossime due gocce di pioggia, ce ne torniamo a letto.

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