1197 giorni. Lewis Hamilton non ci crede e le prime parole che pronuncia sono un “Ah! Grazie mille ragazzi” via radio. A Città del Messico, dopo una Q3 tiratissima, a strappare la pole position è proprio lui. A tre anni e mezzo dall’ultima, in Ungheria nel 2023. Lo fa con un giro da paura, lasciandosi alle spalle George Russell e Charles Leclerc, che paga un traverso nel secondo settore e vanifica una prima fila tutta rossa. Sono 105 in carriera, scrivendo un’altra volta la storia della F1. Non senza soffrire, comunque, visto che gli è toccato aspettare un giro intero prima di poter festeggiare. È stato uno dei primi a tagliare il traguardo portandosi in cima alla classifica dei tempi, mentre gli altri alle sue spalle stavano ancora spingendo.
Alla fine, ogni minaccia non si è concretizzata e lui ha potuto esultare. Si piega sulle ginocchia, porta indietro entrambi i pugni prima di girarsi verso la tribuna centrale e scuotere la mano. Poi, una volta sceso dalla sua SF-26, si appoggia alla ruota anteriore destra accovacciandosi. L’ultima immagine di giornata è quella degli abbracci con i suoi ragazzi, in festa. È la pole numero 105, ma sembra la prima per significato. “Sono felicissimo, mi mancano le parole. È stato un weekend davvero duro e impegnativo. Nelle FP2 abbiamo avuto un problema e c’è stato qualcosa al motore che alla fine ha compromesso la mia simulazione di gara. Nonostante ciò abbiamo fatto un ottimo lavoro”, racconta a Jenson Button a caldo, con gli occhi ben spalancati.
Non tutto, comunque, nel suo sabato è filato liscio. Un bloccaggio nel Q2 gli costerà una partenza senza gomma nuova in gara, ma in questo momento sembra voler pensare ad altro: “Non ne avevo mai fatta una qui in Messico ed davvero speciale. È anche la mia prima pole con la Ferrari, mi piace questo numero”. Qualche istante dopo, Button gli fa notare che è il pilota più anziano a prendersi una pole da Mario Andretti nel 1982.
Lui lo guarda, sorride, e poi replica: “Quando uno vuole qualcosa c’è sempre un modo per ottenerla; è sempre tutto nella mente, per tutti noi. Io faccio tante cose per tenermi in forma, faccio tanto sport per tenermi giovane e attivo. E amo quello che faccio: quell’amore non è mai svanito. Mi sveglio ogni mattina pensando e sognando questo”.
Non può mancare poi il ringraziamento ai suoi fan, che mai manca di menzionare: “Mi aiutano a continuare a spingere. Spero di averli resi contenti oggi e spero di farlo anche domani”. Così è stato, considerato il delirio che è scoppiato a Città del Messico non appena ha tagliato il traguardo. Dalle tribune si alzano in piedi, saltano, scuotono i propri cartelloni, gioiscono. È l’effetto Hamilton, che non manca mai. Lo fa insieme a una Ferrari che sorprende, scacciando il tabù del Q3 laddove nessuno se la sarebbe aspettata davanti. Nel weekend del “Non c’è mai stato nessuno come me in F1”, come aveva raccontato nel Media Day, dà un’altra lezione a tutti quanti.
Lo fa nel nome di Michael Schumacher, come poi racconta a Sky Sport una volta tornato nel paddock: “Fare una pole con la Ferrari mi riporta indietro a quando ero un ragazzino e lo guardavo fare lo stesso. Sono davvero felice e grato di avere questa possibilità. È un sogno che la mia famiglia condivideva con me, qualcosa che ho sempre desiderato quando crescevo guardando Michael vivere questa esperienza. Avere ancora questa sensazione dopo 105 pole è incredibile. Non penso tanto al numero, perché ognuna sembra sempre la prima, ma questa mi riporta a qualche anno fa, anche perché è una prima assoluta per me con la Ferrari”.
Speciale lo è stata, ma ora gli occhi sono tutti puntati alla gara. Tanto si giocherà nei metri che separano la partenza dall’uscita di curva 1, vista la difficoltà nel sorpassare che un po’ tutti si aspettano. È lì che servirà fare un primo passo nella giusta direzione, per vivere un’altra giornata da sogno. Come racconta lui stesso, “Bisognerà fare tutto alla perfezione”.