In Ferrari a Città del Messico c’è un problema e no, non è la SF-26 di Hamilton rimasta ferma in mezzo alla pista a metà delle FP2. Per quello, basterà cambiare motore senza neanche andare in penalità, considerato che come tutte le squadre nel corso del venerdì la Scuderia ha utilizzato power unit già usate in passato, verosimilmente della specifica non aggiornata. E non è nemmeno un problema di prestazioni visto che, sia nella prima che nella seconda sessione, Charles Leclerc ha chiuso davanti a tutti e con un buon feeling con la vettura, lo stesso che, nonostante il ko tecnico, ha detto di aver sentito il suo compagno di box.
Parliamo di comunicazione, la stessa che più volte in questa stagione ha mostrato più di qualche debolezza. Nello specifico, a fine giornata i due protagonisti sono stati Frederic Vasseur e Lewis Hamilton, come comunque già successo in questo 2026. Il perché sta tutto nelle parole dei due raccontate ai media: il team principal parla di un turbo piccolo, che caratterizza il motore della Ferrari rispetto alle power unit di Mercedes e Red Bull, che in un circuito del genere potrà essere un vantaggio, mentre il sette volte campione del Mondo fa l’esatto contrario, spiegando come alla fine ci sia ancora un ampio gap con i rivali sui rettilinei.
Prima, però, bisogna fare un passo indietro. Quello di Città del Messico è un tracciato particolare, che sorge a 2.240 metri sul livello del mare, quota più elevata tra tutti quelli inseriti nel calendario di F1. Ciò significa che l’aria è più rarefatta e il turbo deve girare più velocemente per compensare questo aspetto. Per questo, averne uno più piccolo può diventare un vantaggio, soprattutto all’uscita delle curve lente e nelle riprese, dove riduce il ritardo tra la richiesta del pilota e la risposta della Power Unit. C’è però una criticità: deve anche girare nel regime giusto per non surriscaldarsi e compromettere l’affidabilità.
Per il manager francese, questo aspetto, unito anche alla presenza di tratti lenti dove la SF-26 si è mostrata in forma nel venerdì, può essere un vantaggio: “Lo è, ma tutti miglioreranno e affineranno la vettura tenendo conto dell’altitudine. È vero che le condizioni sono estremamente diverse rispetto a quelle che affrontiamo normalmente e, per i piloti, guidare qui a con questo livello di carico aerodinamico è una sfida”. Si dice comunque fiducioso, soprattutto alla luce dei riscontri arrivati dalla pista.
A contraddirlo, qualche minuto più tardi, ci ha pensato il suo stesso pilota. “In realtà non sono molto d’accordo su questo discorso”, ha affermato Sir Lewis pur non riferendosi alla specifiche affermazioni di Vasseur ma riflettendo in generale. “Mercedes e Red Bull sono ancora più veloci di noi alla fine dei rettilinei, proprio come accade a ogni gara”. Turbo più piccolo o più grande, il problema resta: “Loro continuano ad avere molta più spinta alla fine dei rettilinei. Penso che stiamo ancora perdendo due o tre decimi abbondanti”.
Per fortuna che, almeno sulle sensazioni in vista del prosieguo del weekend, i due sembrano allineati: “Finché ho girato erano davvero ottime. La macchina stava andando molto bene. Penso che abbiamo fatto un buon lavoro”. Una linea però manca e ogni weekend non fa che confermarlo. Verrebbe da dire che, forse, prima di parlare agli altri piloti e team principal dovrebbero confrontarsi tra di loro. Altrimenti, ogni volta è sempre la stessa storia. E anche a Città del Messico il buono fatto in pista viene offuscato da casini che succedono fuori, decisamente evitabili.