Jannik Sinner e Carlos Alcaraz scendono in campo per il primo confronto di questo 2026. Se a partire dal 2 gennaio la United Cup ha riportato la pallina gialla nelle case degli appassionati, sembra che solo con oggi, 10 gennaio, si respiri ufficialmente aria di tennis. Nulla da togliere alle nazionali che si sfidano tra Sidney e Perth, ma quando a giocare sono i volti più acclamati della racchetta, non ce n’è per nessuno. Del resto, chi se non il duo al vertice del ranking può scandire il tempo di un ATP Tour sempre più impegnativo e spettacolare?
Con spettacolo, però, intendiamo sia l’intensità del gioco che la natura degli appuntamenti. È recente il flop (o il successo, questione di punti di vista) della “battaglia dei sessi” 2.0, tra Aryna Sabalenka e Nick Kyrgios. La stessa Billy Jean King aveva preso le distanze da un evento che poco aveva a che fare con il suo storico match. È poi di un paio di anni fa l’invenzione del Six Kings Slam a Riad, il torneo che riunisce sei tra i più forti tennisti del panorama mondiale, con Jannik Sinner vincitore di entrambe le edizioni. Cifre da capogiro in Arabia, con un bottino di 6 milioni di dollari per l’altoatesino, assegno che supera il portafoglio di ogni Slam.
Ci troviamo così davanti all’ennesimo evento vetrina per uno sport che attira sempre più persone. Lo stesso che in Italia, nel 2025, ha superato il calcio in termini di fatturato. A Seul, ancora una volta, di ufficiale non c’è nulla in una trovata che li vede giocare più per il pubblico che per sé stessi. È un tennis, questo, che cerca il divertimento e il guadagno, prima di aprire le danze a Melbourne, per il primo dei quattro tornei del Grande Slam. È anche vero che per atleti di questo calibro l’esibizione rappresenta comunque un’opportunità. Una partita, di qualunque tipo sia, serve a testare nuove soluzioni e a valutarne di vecchie. Poi, che aumenti il cachet ma non valga per la classifica, poco importa, giusto?
Un cemento dal colore discutibile fa da sfondo ai due pupilli della Nike. Il primo set si chiude 7-5 per lo spagnolo, dopo un testa a testa di giochi ottenuti a suon di servizi mantenuti. Il secondo set è la copia quasi perfetta del primo, Jannik Sinner guadagna un gioco in più ma è il numero 1 a mettere un punto sul 7-6.
Oltre ai fondamentali eseguiti a regola d’arte, i due si sono divertiti in uno scambio di strettini, con Carlitos che ha chiuso un punto addirittura con un tweener. Diversi sono stati quelli che Adriano Panatta chiamerebbe “frigoriferi”, colpi che vanno a segno pesanti e imprendibili. Non possiamo infine non citare l’intervento in campo di un ragazzino che si è temporaneamente preso la metà campo di Sinner (comodamente seduto in tribuna), palleggiando con Carlos fino a chiudere con un dritto angolato.
Da tutto ciò una certezza emerge chiaramente: per quanto innocuo, Carlos Alcaraz segna un precedente per la stagione che avrà presto inizio. Un Alcaraz che in Jannik Sinner ritrova un punto fermo, dopo l’addio a Juan Carlos Ferrero, colui che da bordo campo li ha visti sbocciare e incontrarsi in una rivalità gentile che mancava da tempo.
L’obiettivo è uno: vincere gli Australian Open, unico Slam che manca all’appello e di cui Jannik Sinner ne è il vincitore delle ultime due edizioni. Jannik, dal canto suo, guarda all’Australia con lo stesso scopo ma con il peso di dover difendere i 2000 punti del 2025. La rincorsa al numero 1, perso a novembre, è secondaria.
I due assi del tennis salutano quindi la Corea felici di aver allietato un pubblico diverso, ma il pensiero è agli AO, con sessioni di allenamento già calendarizzate. Occhi sull’Happy Slam dal 12 gennaio al 1° febbraio per scoprire se la coppa sarà loro. Occhi su un 2026 tutto da scoprire e chissà che le dichiarazioni su un possibile doppio non diventino realtà, come quella Laver Cup che ci ha regalato Rafa e Roger dallo stesso lato della rete.