Siete tra quelli che si sono lamentati che il tennis è diventato noioso? Che vincono sempre gli stessi? Eccovi accontentati, guardate il Roland Garros. Con Alcaraz fuori dai giochi e Sinner che esce al secondo turno contro Cerundolo colpito dal caldo torrido di Parigi, il Roland Garros 2026 si candida a essere uno degli Slam più aperti e imprevedibili degli ultimi anni. Senza la Sincaraz, il tabellone è un territorio inesplorato.
Per Jannik, la beffa è doppia. Si interrompe una striscia vincente che durava da fine febbraio e sfuma la possibilità di completare il Clay Slam (tutti i maggiori tornei su terra nello stesso anno) e di vincere l'ultimo Slam che manca alla sua collezione, completando il Career Grand Slam. Un obiettivo che, senza Alcaraz, era quantomai alla portata.
Ma adesso la storia e le storie si scrivono altrove. Storia, quella del tennis, che vedrà una pagina nuova ed eroica. Storie, quelle degli uomini, l'ultima impresa di un grande, la rivalsa di una vita, l'inizio di tutto. Più di qualcuno a Parigi avrà sentito un brivido alla notizia della sconfitta di Sinner.
In tabellone è rimasto un solo campione Slam. E che campione. Novak Djokovic ha 39 anni, un problema alla spalla che lo ha tenuto lontano dai campi per mesi, e un obiettivo fisso: il venticinquesimo titolo dello Slam, un traguardo che nessun essere umano ha mai raggiunto. Il serbo continua a macinare record. Con la partecipazione al Roland Garros è già diventato il giocatore con più presenze in tabellone principale in un singolo Slam, ed è in gara al Roland Garros per il 22° anno consecutivo, eguagliando il record di Richard Gasquet per il maggior numero di presenze nella storia del torneo. Ma lui ovviamente punta alla preda grossa: già detiene il record assoluto di titoli dello Slam, 24, comprendenti 10 Australian Open, 7 Wimbledon, 4 US Open e 3 Roland Garros. Un quarto Roland Garros lo avvicinerebbe ulteriormente a un primato quasi irraggiungibile.
Poi c'è una generazione intera che aspetta da troppo tempo. È la "generazione maledetta" del tennis: Zverev, Ruud, Tsitsipas, Rublev. I ragazzi che erano chiamati a dominare un'epoca, a raccogliere un testimone e invece si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato — prima i Big 3, poi la Sincaraz. Nessuno di loro ha mai vinto uno Slam. Hanno perso finali, semifinali, hanno pianto più di qualche lacrima e rotto varie racchette. Ora hanno improvvisamente un'altra, probabilmente l'ultima, grande occasione. Casualmente, a parte Rublev, sono tutti giocatori particolarmente terraioli, pluricampioni 1000 su terra. Zverev è il numero 3 del mondo, il primo degli "umani" ed ora è il favorito, ma sa meglio di chiunque altro quanto pesi quella parola a Parigi, dove una finale l'ha già persa.
E infine c'è il nuovissimo che avanza. I ventenni che non hanno ancora paura di niente, semplicemente perché non hanno ancora vissutoabbastanza. Joao Fonseca, il brasiliano classe 2006 che domani affronta Djokovic. Il ceco Mensik, meno adatto a dire il vero alla terra rossa. Ma soprattutto, lo spagnolo Rafael Jodar, il nome più caldo della nuova generazione. Il madrileno, vincitore del titolo US Open boys nel 2024, ha compiuto un salto enorme nel 2026: ha conquistato il suo primo titolo ATP a Marrakech, raggiunto le semifinali a Barcellona e i quarti di finale a Madrid e Roma. Ora, sul solco lasciato sulla terra rossa dai suoi connazionali, potrebbe trovare la sua definitiva consacrazione. Forse è troppo presto, ma chissà, sono quei momenti che cambiano per sempre vite e carriere.
Da italiani, ci consoleremo con gli altri azzurri rimasti. Il più credibile per un risultato importante è Darderi. Poi c'è Cobolli, che in un tabellone così aperto potrebbe stupire. Ma è difficile pensare all'Italia senza pensare a Jannik e a quello che poteva essere. Intanto, godiamoci un torneo imprevedibile.