Kimi Antonelli ha diciannove anni, un talento sconfinato e un carattere forte, molto più di quanto dalla televisione possa sembrare. Perché se prima di indossare la tuta è sempre sorridente, capace di regalare un momento del suo tempo a chiunque incontri per la sua strada nel paddock, quando la gara si avvicina diventa un animale. È deciso e finora l’ha dimostrato parecchie volte, soprattutto quando le cose non sono girate per il verso giusto.
A Barcellona ha difeso la Mercedes dopo il ritiro che gli era costato punti pesanti, con grande maturità, mentre in Austria si era astenuto dal sostenere che la strategia pensata per lui non fosse quella giusta. E quando la squadra ha provato a giustificarsi menzionando i dati, con grandissima educazione e rispetto ha sottolineato come la sua idea non fosse cambiata.
A Silverstone è successa la stessa cosa, dopo l’ennesimo problema alla sua W17. È il 42esimo giro, Antonelli è rientrato da poco in pista dopo la sosta ai box. Per riprendere Charles Leclerc, in quel momento saldamente in testa, stava spingendo come un forsennato a suon di giri veloci. Poi, tutto d’un tratto, la sua Mercedes rallenta.
C’è un problema e lo si nota immediatamente, con Kimi che fatica a stare in strada. Le comunicazioni via radio sono fittissime, con tono preoccupato, mentre continua a finire lungo in entrata di curva. Lo richiamano ai box, gli cambiano ala e gomme, poi lo rispediscono in pista. Da subito si capisce che nulla è stato risolto e, infatti, poco dopo la Mercedes lo informa che il possibile problema è nella zona del cerchio della monoposto.
È costretto a tornare ai box nuovamente, i meccanici intervengono nella zona delle sospensioni rimuovendo un pezzo che pare storto e poi riparte. Ancora niente. Bono, il suo ingegnere di pista, gli chiede di rientrare, lui risponde che vuole provare a tutti i costi a prendere almeno un punto. Guida al limite, si adatta e alla fine sembra poterci riuscire. Arriva però una penalità di cinque secondi che lo obbliga a spingere, nonostante tutto.
La situazione diventa ancor più complicata qualche secondo dopo a causa di una Safety Car entrata in pista dopo l’uscita di Max Verstappen a Stowe: un disastro perché, con il gruppone ravvicinato, quei cinque secondi pesano come un macigno.
Alla fine arrivano 0 punti, l’equivalente di un ritiro. È un duro colpo per il campionato, specie perché Russell, stavolta più che fortunato, tra un problema e altro finisce secondo nonostante una gara e un fine settimana anonimi. Tornato nel paddock è deluso e glielo si legge in viso: “È stata una rottura istantanea, ma i cordoli li ho presi nello stesso modo in tutti i giri. Sono uscito da Copse e ho sentito immediatamente che qualcosa si era rotto. È stato un peccato anche il fatto che abbiamo dovuto fare due pit-stop, perché nel primo abbiamo cambiato l’ala ma il problema era ancora lì. Dopo l’ultima sosta i meccanici hanno invece rimosso il pezzo che si era rotto e la macchina era tornata, per modo di dire, guidabile”, racconta a Sky Sport F1.
“Peccato – continua – perché avremmo potuto prendere i punti del sesto o settimo posto e probabilmente avremmo potuto evitare la penalità. Sono ovviamente deluso, arrabbiato, ma oggi andavo forte e avevo una grande possibilità di vincere. Con le gomme dure stavo rimontando fortissimo, peccato non aver avuto neanche la possibilità di provarci”.
Le stesse parole le ribadisce a Canal+, ma con anche una mezza strigliata alla sua Mercedes: “Abbiamo avuto una serie di successi importanti, cinque vittorie di fila e ora anche due ritiri in tre gare, in entrambe mentre ero in lotta per la vittoria. Ovviamente fa male, ma so che il potenziale c’è e il ritmo c’è. Lo abbiamo dimostrato oggi. Devo solo assicurarmi di curare al massimo ogni aspetto che è nelle mie mani”.
Quando si dice che in questo avvio si sia preso la Mercedes, è anche per questo. In macchina è incredibilmente veloce, mentre fuori diventa sempre più un leader, anche quando c’è da alzare un po’ il tono. Oppure, quando c’è da imporsi in termini di strategia, come successo sempre a Silverstone con un netto “Non fatemi subire undercut da quelli dietro”. Ha perso punti, ma ha anche dimostrato come, in questo momento, il riferimento della Mercedes sia lui. Senza alcun dubbio.