Dietro la vittoria di Kimi Antonelli nella Sprint Race di Silverstone, il più giovane a farlo da quando è stato introdotto il format, non ci sono solo i dieci punti conquistati. C’è l’aver fatto per l’ennesima volta la differenza sul compagno di squadra, ma soprattutto l’aver gestito i primi 17 giri di gara del fine settimana in totale controllo, evitando di ripetere gli errori commessi in Austria. Anche in quel caso il passo per vincere c’era, ma una partenza all’arrembaggio aveva vanificato tutto il resto: troppi secondi lasciati per strada, concedendo a George Russell e Max Verstappen la possibilità di fuggire.
Stavolta ha fatto l’opposto, dimostrando di aver imparato subito la lezione: prima lascia sfogare Lewis Hamilton, partito in pole, poi lo va a prendere a suon di giri veloci. Una volta alle sue spalle lo studia capendo come attaccarlo nella maniera più sicura possibile, soprattutto per evitare l’effetto yo-yo, che in Inghilterra si è rivisto tra sorpassi e controsorpassi continui dettati dalla gestione differente dell’energia da parte dei piloti.
Capisce che l’opportunità migliore può arrivare dopo la Curva 5, sul rettilineo che porta a Brooklands: lì sfrutta al massimo la trazione della W17, recupera metri sulla Ferrari numero 44, la affianca e poi si prende la testa della gara senza concedere ad Hamilton la minima possibilità di risposta. Il primo dei segnali lanciati ai suoi avversari, perché peccare di inesperienza può succedere, come al Red Bull Ring, l’importante è non commettere lo stesso errore due volte.
Da quel momento in poi è imprendibile e, tagliato il traguardo, arriva un secondo messaggio: giro veloce, all’ultimo giro. Vince come piace fare ai più grandi, dimostrando che di velocità ce n’era ancora parecchia nonostante tutti gli altri avessero iniziato a faticare da sette-otto giri. Lui no e ci teneva a farlo sapere, sorprendendo persino Toto Wolff con un “Volevo farlo perché mi rendeva più felice” affermato con tutta la leggerezza del mondo via radio.
Una volta arrivato in parco chiuso si gode la vittoria, prendendosi l’abbraccio della sua squadra. Poi, qualche minuto più tardi, altre due prove di grandissima maturità. La prima ai microfoni di F1 TV quando David Coulthard gli chiede del suo momento, la seconda quando a quelli di Sky Sport F1 a Mara Sangiorgio spiega cosa c’era dietro quel giro a cannone.
“Siamo in un ottimo momento e stiamo facendo un gran lavoro insieme alla squadra”, racconta allo scozzese, consapevole però di dover continuare a spingere ogni volta un po’ di più. “Però non possiamo assolutamente abbassare la guardia, perché Lewis e la Ferrari stanno facendo un lavoro incredibile. E poi ci sono la Red Bull e la McLaren che stanno rimontando, senza dimenticare George che è sempre velocissimo. Per questo dobbiamo continuare ad alzare l’asticella e a portare a casa ottimi risultati”.
Sul giro veloce, invece, prima di parlare si prende un momento per trovare le parole giuste, consapevole di poter essere frainteso: “Volevo farlo”, afferma qualche secondo più tardi. “È stata una gara in cui abbiamo spinto dal primo all’ultimo giro, però mi sentivo davvero bene in macchina e l’unica cosa che volevo dimostrare è che il passo c’è e che si può recuperare. Quindi, anche se si parte un pelino più indietro, alla fine ero a mio agio, avevo preso il ritmo e mi stavo divertendo. È stata una bella gara e una bella battaglia con Lewis, ma adesso il focus è tutto sulle qualifiche”.
In controllo totale della situazione, dentro e fuori la pista. Questo Kimi Antonelli è sempre più uno spettacolo.