Da Spielberg a Silverstone per la Ferrari è cambiato tutto. In Austria c’erano state delle difficoltà nette, con una SF-26 quasi impotente rispetto agli avversari, Mercedes e Red Bull su tutti, mentre in Inghilterra l’avvio è stato strepitoso. Hamilton si è preso il venerdì, dall’inizio alla fine, prima stupendo nelle uniche prove libere a disposizione e poi incantando in qualifica Sprint.
Allo scadere delle SQ3 il sette volte campione del mondo ha sfilato la pole position a Kimi Antonelli e alla Mercedes per soli undici millesimi, rovesciando ogni pronostico. Perché a Silverstone la SF-26 avrebbe dovuto faticare e non poco, proprio come si era visto al Red Bull Ring. Tutta questione di potenza, sia termica che elettrica.
In Austria, infatti, buona parte dei limiti del progetto erano venuti a galla: sia Hamilton che Leclerc erano costantemente i più veloci nelle curve, salvo poi perdere il vantaggio accumulato nei tratti veloci della pista, rettilinei e curvoni. Un comportamento che, teoricamente, tutti si aspettavano di ritrovare anche in Inghilterra, Ferrari compresa. Se n’era parlato a lungo il giovedì, con entrambi i piloti convinti di dover faticare in pista, ma così non è stato, soprattutto per Hamilton.
Sia chiaro, Sir Lewis ha realizzato una magia con un terzo settore da urlo, ma dietro la pole position conquistata c’è altro, riconducibile soprattutto al lavoro di preparazione svolto a Maranello tra le due gare. Perché se i cavalli della power unit (lato motore termico) non sono cambiati, e sotto quel punto di vista un gap con i motorizzati Mercedes e Red Bull resta, ma il modo di sfruttare l’energia prodotta dalla parte ibrida ha fatto la differenza.
Un aspetto su cui, fin qui, Mercedes si era rivelata la migliore in assoluto. Ferrari però l’ha fregata, utilizzando una strategia ben precisa: ricaricare il più possibile la batteria durante la prima parte del giro, sfruttando al massimo le frenate tra curva 3 e curva 6. Tutta l’energia immagazzinata, poi, i piloti l’hanno utilizzata nei lunghi tratti a gas spalancato della seconda parte di circuito, beneficiandone al termine del giro.
Una strategia che, oltre a limitare le difficoltà della SF-26, ne ha esaltato i punti di forza, resa possibile grazie all’ottimo comportamento tanto in entrata quanto in uscita di curva della monoposto. E così, grazie a una preparazione perfetta da casa, da Maranello hanno risposto alle loro stesse paure, trasformando una debolezza in un punto di forza.
Poi c’è anche la questione turbo, che in Austria aveva rappresentato un altro fattore chiave dietro le difficoltà: Ferrari, a differenza di Mercedes, ha puntato su uno di dimensioni più piccole che garantisce una risposta immediata, come si è spesso visto in partenza; lo stesso, però, su un tracciato sviluppato a 700 metri sul livello del mare come il Red Bull Ring, era andato in difficoltà a causa di una maggiore rarefazione dell’aria.
Questo, unito a una non massimizzazione del pacchetto, ha fatto sì che lo scorso fine settimana arrivasse una debacle sportiva pesante. In Inghilterra invece è andata diversamente e, con un Hamilton in super forma, al termine del venerdì la Scuderia ha spiazzato tutti quanti.
Una prestazione che, quindi, sottolinea sia l’ottimo lavoro svolto che la bontà del pacchetto a disposizione. Non ancora a livello della Mercedes, ma in costante crescita come sottolineato poi dallo stesso Sir Lewis al termine delle qualifiche. C’è ancora tanto lavoro da fare, ma a Silverstone si è iniziato con il piede giusto. Tutto ha funzionato alla perfezione e, alla fine, anche la Ferrari è riuscita a stupire.