Kimi Antonelli ce l’ha fatta. È il nuovo campione del Mondo di F1, con una stagione sensazionale e una gara pazzesca in Messico, chiusa al terzo posto grazie a un sorpasso da cuore in gola su Charles Leclerc, al 48esimo giro. Quando poi taglia il traguardo, c’è spazio solo per le emozioni. Batte i pugni sul volante, poi sul casco. Quando si apre via radio lo si sente piangere prima con il suo ingegnere di pista, Peter Bonnington, poi con Toto Wolff, che più di tutti gli altri ha creduto in lui. L’ha fatto quando le cose andavano bene, tra una vittoria e l’altra, ma soprattutto quando andavano male.
Non è un caso che, parcheggiata la W17 al Foro do Sol, con tutti che acclamano il suo nome, appena scende dalla macchina il primo caloroso abbraccio è proprio con l’austriaco. Mantiene il casco in testa, sembra incredulo. A tratti, non sa dove andare, cosa fare, con chi parlare dal momento che tutti lo cercano. L’altra immagine di quei momenti è l’abbraccio con la sua “crew”, come la definisce lui poi, formata da papà Marco, mamma Veronica e la sua sorellina, Margherita o Meggie, come la chiamano tutti.
Quando toglie il casco, gli occhi sono lucidi. Lo si vede chiaramente sul podio, quando a festeggiare con lui ci sono Max Verstappen e Lewis Hamilton. Un po’ come se tutto fosse già scritto, visto che proprio quei due piloti sono quelli che più l’hanno spalleggiato da quando è arrivato in F1. Lo prendono in braccio, anzi, sulle spalle, sollevandolo verso il cielo. Lui continua a piangere, prova a nascondersi, poi si siede sul gradino più alto del podio con il Tricolore sulle spalle, immobile per qualche secondo.
Sotto di lui c’è la sua W17, che bacia prima di andar via. Tornato nel paddock i suoi occhi sono rossi, gonfi, ancora lucidi. Lo si nota quando a intercettarlo è Davide Camicioli, di Sky Sport F1. Appena prende la parola, pare aver finalmente realizzato davvero ciò che in quegli attimi magici sta accadendo: “È tutto vero. Ce l’abbiamo fatta, dico solo questo”. Deve però prendersi qualche minuto prima di continuare e, nel mentre, c’è anche Lando Norris che corre ad abbracciarlo per congratularsi. “È davvero incredibile essere arrivati a questo momento. Avere qui la mia famiglia e i miei amici, anche se alcuni sono a casa… Sono davvero contento, non so cosa dire, adesso mi godrò il momento e il fine stagione”, aggiunge tra un singhiozzo e l’altro.
Nemmeno il tempo di godersi la festa, comunque, che già fa una promessa: “Questa è una nuova partenza per ricostruire e cercare di continuare a vincere”. E poi, svela anche le emozioni vissute prima di tagliare la bandiera a scacchi, quando ha raggiunto il sogno che inseguiva fin da bambino: “L’ultimo giro ho mollato, non vedevo bene la pista perché avevo le lacrime. È stato un campionato incredibile, adesso però proveremo a vincere ancora. Poi testa al 2027”.
È un giorno che non dimenticherà mai, quello della sua impresa, riportando l’Italia in alto a 73 anni dall’ultima volta prima di lui, con Alberto Ascari nel 1953. Un’attesa lunghissima che, finalmente, è stata interrotta. L’ha fatto un ragazzo di vent’anni che è appena diventato il più giovane di sempre a prendersi il Mondiale.