Kimi Antonelli sta vivendo il suo sogno, ma ne ha ancora altri da realizzare. Il primo è diventare un giorno come Valentino Rossi, che lui ha conosciuto fin da bambino quando il Doc volle incontrarlo per un allenamento in kart insieme, a Migliaro. Da lì, tra i due è nata un’amicizia sincera fatta di allenamenti, corse e giornate insieme, non soltanto in pista.
Il massimo per un ragazzo cresciuto col suo mito e che, a qualche anno di distanza, nel proprio sport comincia un po’ a ricordarlo. Giovane, scanzonato e fortissimo, un po’ come il Valentino degli inizi. E da quel pilota che diventerà poi uno dei più grandi di sempre nelle due ruote, Antonelli qualcosa la ruberebbe molto volentieri: “Molto spesso lui le gare le vinceva ancora prima di scendere in pista. Era molto forte mentalmente. Sarebbe bello poter provare questa sensazione”, ha raccontato nel corso di un’intervista rilasciata ad Automoto.it.
“Come atleta, poi, Vale era molto completo, velocissimo, fortissimo in gara, soprattutto nei weekend che sembravano in salita, quando partiva indietro e riusciva a recuperare”, continua l’italiano, fresco dell’ottavo successo stagionale arrivato a Madrid. Ma c’è anche un altro aspetto che, in futuro, vorrebbe valesse anche per lui: “È riuscito ad attirare un pubblico vastissimo. Ancora oggi si vedono persone che indossano il suo merchandising alle gare di MotoGP anche se non corre più. Sarebbe bellissimo ricreare lo stesso effetto in F1: la stima, il supporto, il tifo. È una cosa molto bella”.
Tra i suoi riferimenti, a livello personale e non soltanto sportivo, però, non c’è soltanto il Doc. “Io considero Bez (Marco Bezzecchi, ndr) uno dei miei migliori amici. Ci supportiamo a vicenda e quando posso vado alle sue gare. Quando siamo a casa entrambi usciamo a cena insieme e i nostri gruppi di amici si sono uniti. Quello che fa lui è proprio da pazzi”. Altri due nomi importanti, poi, sono quelli di Jannik Sinner e Mattia Furlani. “Mi fa piacere vederli vincere e vorrei fare altrettanto, se non meglio. Anche se fare meglio di Sinner è difficile”.
Almeno in questo 2026, in parte ci sta riuscendo. Otto vittorie, ottantuno punti di vantaggio sul secondo in classifica, George Russell, un feeling con la sua Mercedes impareggiabile e un Mondiale sempre più alla portata. Tutto ciò soltanto alla sua seconda stagione in F1.
La sua carriera a Brackley, al netto degli alti e bassi più che comprensibili della scorsa stagione, è iniziata nella maniera migliore possibile. Ma in futuro, c’è spazio per la Ferrari? “Adesso sto bene dove sono”, risponde Kimi in maniera netta. “Sono contentissimo di essere in Mercedes, anche perché sento di avere un debito da ripagare nei loro confronti per tutte le opportunità che mi hanno concesso. Sono stati loro a credere in me quando avevo solo 12 anni. Mi hanno accompagnato in questo percorso di crescita e spero di cogliere tanti successi con loro in futuro. Poi si vedrà”. Una possibilità, seppur lontana, rimane: “Non escludo nulla, ma oggi l’obiettivo è vincere il più possibile con la Mercedes”.
Lo sta facendo alla grande, puntando quel titolo che però non osa nemmeno nominare. Il perché si rifà alla scaramanzia, compagna di viaggio da ormai parecchi anni: “Già da quando ero nei kart: usavo sempre le stesse scarpe, per esempio. Quando tornai in pista dopo l’incidente del 2020, quando mi ruppi la gamba e il piede, provai delle scarpe nuove, ma le prime gare non andarono come avrei voluto. Decisi così di tornare alle scarpe dell’anno precedente e funzionò. Da lì in avanti sono peggiorato con la superstizione”.
Talmente tanto da influenzare persino il suo team: “Sto portando molta italianità con una buona dose di scaramanzia”, aggiunge. Poi rivela un aneddoto su Toto Wolff: “Lui scaramantico? Un pochino sì. Se non sbaglio sceglie un certo tipo di vestiti per alcune occasioni. Ma non è nemmeno lontanamente ai miei livelli”. A quanto pare, non vince solo in pista.