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27 maggio 2021

L'intervista di Terruzzi a Baggio è bellissima. Molto meglio del film Il Divin Codino

  • di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

27 maggio 2021

Roberto Baggio ride, racconta, si commuove. E quando piange lui, piangiamo tutti. Perché nell’intervista realizzata da Giorgio Terruzzi “L'uomo dietro il campione” c’è il bambino, il ragazzo fragile, c'è il Pallone d'oro che se ne sta lì su uno scaffale, accanto al casco di Ayrton Senna. In questa intervista c'è proprio tutto, ed è molto meglio del film Il Divin Codino
L'intervista di Terruzzi a Baggio è bellissima. Molto meglio del film Il Divin Codino

"Roberto Baggio continua a giocare nella fantasia. Corre dove insieme siamo stati felici, mortificati, gloriosi o battuti. Abita una memoria comune dove passato e presente si confondono, convivono in pace. Anima e destino si parlano, ci parlano. Indicano un’umanità straordinaria, perché semplice, uno specchio per riconoscerlo, riconoscendo qualcosa che ci appartiene e ci riguarda".

Basterebbe solo questo, per descrivere Roberto Baggio. E' l'introduzione con cui Giorgio Terruzzi presenta l'intervista L'uomo dietro il campione, andata in onda su Italia Uno il giorno dell'uscita del film Il Divin Codino, ultima fatica - acclamatissima e pubblicizatissima - di Netflix Italia. 

Ma a volte sono le cose più semplici quelle a colpirci di più, perché ci toccano in luoghi che conosciamo, in memorie di cui Baggio ha fatto parte, e in cui tutti possiamo ritrovarci. Ed è per questo che i trenta minuti di intervista con Giorgio Terruzzi raccontano un Baggio che nel film Netflix non c'è, o si vede a fatica. 

Il Baggio che trasforma il corridoio - luogo di nessuno nella casa di tutti - in uno stadio fatto di palle di carta e avversari fraterni, il Baggio che si emoziona guardando le gemme di un albero che ha piantato, il Baggio che osservando i suoi figli fa finalmente i conti con suo padre perché "quando hai dei figli ti smonti, e devi avere la sensibilità per capire gli errori del passato". 

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Il Divin Codino davanti a Terruzzi è un uomo che assomiglia a noi, forgiato dalle sofferenze perché "è nelle sofferenze che ascolti di più, e se la forza non la trovi dentro te stesso allora non arriva" e colpito da due nodi, due pesi, che ancora si porta addosso, alla faccia di quegli eroi perfetti che sembrano farsi scivolare addosso ogni delusione: "Il primo nodo è quello del 94, che alla fine sarà mio compagno in eternità. È stata talmente grande la tristezza di quella cosa lì che non passa mai. E il secondo nodo è quello di non aver partecipato al mondiale del 2002 in Giappone. Delusione profonda, immeritata, che resta”. E tra le gioie e i dolori di un campione che sbagliando - dice Terruzzi - finalmente fa qualcosa che ci assomiglia, si scorge la grandezza di Roberto Baggio. 

Nella stanza dell'invervista si scorgono cose, pezzi di un passato glorioso, premi, scarpette, coppe e medaglie. C'è anche il Pallone d'oro, poco lontano dal casco di Ayrton Senna. Viene da pensare a Cremonini e a quel Da quando Senna non corre più / Da quando Baggio non gioca più che ci ha riempito le estati, i cuori spezzati, i pomeriggi con gli amici. Immagine fortissima, nella sua semplicità. 

E a siglare il momento, sul finale dell'intervista, arrivano le lacrime. Piange Baggio, piangiamo tutti. Si commuove ricordando di aver pensato di morire cadendo da una barca d’inverno, in laguna. Si commuove sentendo le parole di chi lo ha salvato, tirandolo su dal codino. 

Epilogo di una storia che sarebbe potuta andare diversamente, in centinaia di altri modi, ma che alla fine è andata proprio così. Regalandoci, e restituendoci, questo Roberto Baggio. 

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