Si pensava ad un problema di gomme quando Jorge Martín è passato da primo a quinto in sette giri. Si pensava avesse spinto troppo nella fase iniziale, mentre restava negli scarichi di Marc Marquez per poi scavalcarlo con una grande staccata al Rio. Il pilota Aprilia, riguardando gli highlights della gara in un momento morto del media scrum, ha definito il suo sorpasso “guapo!”. È l’unica cosa in grado di farlo sorridere al termine della domenica di Misano. Perché il successivo calo non è da attribuire agli pneumatici, o alla mala gestione. Il ritmo del pilota Aprilia è crollato perché ha cominciato a soffrire di arm pump – sindrome compartimentale al braccio destro. Così si spiega la sua espressione più preoccupata che delusa, mentre le bocche dei giornalisti che lo circondano restano sbarrate: il leader del Mondiale – da oggi ex aequo con Marquez – ha un problema fastidiosissimo. La maggior parte dei piloti, al giorno d’oggi, lo risolve con un’operazione. Ma Jorge Martín un intervento chirurgico, adesso, non se lo può proprio permettere.
“All'inizio mi sentivo molto a mio agio – racconta - guidavo molto bene, in modo molto fluido. Sono rimasto sorpreso di riuscire a tenere il passo di Marc e sono persino riuscito a superarlo. Ho provato ad allungare un po' ma, appena ci ho provato, il mio braccio destro ha iniziato a cedere. È un problema che non mi aspettavo. Non riuscivo né a frenare né ad accelerare, la moto non era più sotto il mio controllo, così ho solo aspettato che i giri passassero e finissero. Penso di aver perso una grande opportunità per vincere una gara, o almeno per lottare per la vittoria, perché avevo un passo più che sufficiente per farlo”. Prima che cominciasse il giro di domande in spagnolo, Jorge Martín ha guardato dritto negli occhi un giornalista iberico con cui è in confidenza: “Disastro tío, disastro. Hai visto? Tutti mi passavano nello stesso punto (nella sezione del Rio Jorge ha subito sorpassi dai Marquez, da Acosta e da Aldeguer, ndr). Non ne soffrivo da sette anni, da quando mi operai mentre correvo in Moto2”.
La conversazione successivamente si è trasferita dal problema alla ricerca di una soluzione. Scontato che Jorge in Austria, tra cinque giorni, ci sarà. Stringerà i denti per tenere aperto il discorso Mondiale. Poi avrà due settimane scarse di stop prima di volare a Motegi. In quella finestra di tempo, se il braccio destro al Red Bull Ring dovesse tornare ad irrigidirsi, sarebbe costretto ad infilare l’operazione. Eppure i dubbi sono tanti: l’arm pump potrebbe nascondersi in Stiria (pista tra le meno impegnative dal punto di vista fisico) e ripresentarsi meschino nella serie di gare consecutive del tour asiatico – una condanna. Oppure, nell’eventualità di un intervento prima di volare oltreoceano, Martín non avrebbe la garanzia di salire sull’Aprilia in Giappone senza più temere per il suo braccio destro. Pecco Bagnaia si è operato di sindrome compartimentale a metà luglio e ha sofferto di gonfiore alle mani a Silverstone e ad Aragon, a fine agosto. È solo uno degli esempi.
“Prima o poi dovremo trovare una soluzione – ammette - ma ovviamente non siamo nel periodo dell'anno né nella posizione migliori per farlo. Tutti gli interventi chirurgici comportano complicazioni o possono averne, quindi è qualcosa che va valutato attentamente”. Nel tentativo importante di guardare la parte mezza piena del bicchiere, Jorge tira fuori l’orgoglio per se stesso e per il suo team, pronunciando frasi tutt’altro che scontate: “Mi concentro sul fatto che ieri ero terzo dopo un venerdì disastroso e che oggi sono stato in testa dopo non essere riuscito a tenere il passo dei leader nella Sprint. Quindi, in termini di velocità e di prontezza nel reagire, penso che ci siamo. Per me, è un privilegio essere nella posizione in cui mi trovo in questo momento. Ho saltato i test pre-stagionali, non mi sentivo a mio agio con la moto, ho faticato per tutto l'anno, eppure sono ancora in lotta. Questo fine settimana abbiamo fatto un passo avanti, ed essere in grado di competere con Marc al livello in cui si trova, con Marco al livello in cui si trova, è fantastico. Ma è chiaro che ci sono cose che non posso controllare. Cerco di concentrarmi su ciò che posso controllare, e basta. Sarà molto difficile battere Marc, ma ci proveremo”.
Giovedì aveva detto di guardare con fiducia al calendario, che fin qui gli aveva propinato piste indigeste ma che presto sarebbe tornato a sorridergli. Così gli domandano quali tappe pensava di poter affrontare con mentalità offensiva. “Misano era una di queste – risponde reattivo tra le risate dei presenti. “Oggi ero pronto ad attaccare, disposto a rischiare per la vittoria, ma poi è arrivato questo problema. Quindi posso dirti quali piste penso siano le mie favorite, ma poi dipende tutto da questo problema che è emerso”. La MotoGP 2026 si avvia verso un autunno decisivo, somiglia ad una foglia appesa al braccio destro di Jorge Martín.