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10 marzo 2021

La livrea 60° anniversario della Yamaha ci ha ricordato che le livree in MotoGP non esistono più

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

10 marzo 2021

La moto che Cal Crutchlow userà per i test in Qatar è semplicemente bellissima. Iconica e moderna al tempo stesso, con i colori tradizionali Yamaha e le grafiche speedblock, roba da lacrime agli occhi. E ci fa pensare che oggi, di cose simili, non se ne fanno più
La livrea 60° anniversario della Yamaha ci ha ricordato che le livree in MotoGP non esistono più

Yamaha ha affidato a Cal Crutchlow una Yamaha M1 vestita da una livrea celebrativa dei sessant’anni del marchio nel mondo delle corse. Bellissima, quasi inarrivabile. Di un bianco elegante con l’iconico speedblock in rosso sulla fiancata ed il numero in giallo, come quella di Agostini. Un’operazione che ad Iwata avevano già proposto in passato, ad esempio con Valentino Rossi nel 2005 a Valencia o con Jorge Lorenzo nel 2011 ad Assen e Laguna Seca, ma stavolta - forse proprio per via degli accenti in giallo - è semplicemente un capolavoro.

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Valentino Rossi con la livrea celebrativa a Valencia, nel 2005.

E a confrontarla con le moto di Mavericks Vinales e Fabio Quartararo viene il dubbio che qualcosa, nel tempo, sia andato storto. Le moto degli ufficiali sono decisamente meno eleganti, ma soprattutto mancano di una vera e propria grafica, di un accento di design. C’è lo sponsor in primo piano, ma le linee non contano nulla. E, fatta qualche piccola eccezione, è un problema di tutta la griglia. Ducati è un tuffo nel rosso coperto di sponsor, KTM è Red Bull per gli ufficiali e l’arancione di bandiera per il team satellite. Intendiamoci, non che siano brutte. Anzi, alla presentazione avevamo già eletto la moto di Danilo Petrucci come la più bella in griglia. Tuttavia manca quel gioco di linee che accende cuore e cervello, che può essere stampato sugli adesivi e replicato sulle moto di serie. La Honda Repsol, con le dovute variazioni sul tema, è sempre la Honda Repsol.

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La Honda NSR di Freddie Spencer.

Come lo era la Honda Rothmans di Freddie Spencer, o la Suzuki di Kevin Schwantz. Non erano pacchetti di sigarette con le ruote, avevano qualcosa in più. Più bianco, sempre. Come le livree Martini che hanno fatto la storia di Lancia nei rally. E poi avevano forme geometriche tutte loro, la gente le replicava su qualsiasi oggetto con le ruote. E le aziende, in un modo o nell’altro, vendevano meglio i propri prodotti. Per carità, c’erano meno sponsor ed era più facile scegliere i colori, inventarsi un disegno, improvvisare. Era, anche quello, un mondo diverso.

La Suzuki, mettendo in vendita le GSX-R1000R Legend Edition con le livree dei 7 campioni del mondo, ha dimostrato di averlo capito, e con tutte le probabilità ad Iwata faranno qualche riunione di marketing sul caso. Perché la moto di Cal Crutchlow è l’unica, al momento, che giustificherebbe il folle acquisto online di un kit (compreso di minuteria) per vestire la propria moto ad immagine e somiglianza della 60° anniversario.

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