Quello del Messico potrebbe essere un GP molto diverso da quanto ci si potrebbe aspettare. Tutta questione d’aria, in questo caso assai rarefatta visto che il circuito su cui con ogni probabilità si deciderà questo Mondiale sorge a 2200 metri di altitudine. Una condizione, questa, che fa sì che le vetture raggiungano molto facilmente la propria velocità massima, intorno ai 350 km/h. Tradotto, meno sorpassi o comunque minori probabilità di vederne tanti.
A raccontarlo, dopo aver chiuso le qualifiche in terza posizione, è stato Charles Leclerc, senza troppi giri di parole: “Domani tante opportunità in gara? Beh, in realtà penso che dopo Curva 1 non ci saranno tanti sorpassi in pista e questo per due ragioni. Da un lato sicuramente ci sarà il management del surriscaldamento della macchina in generale e dei freni in particolare, ma dall’altro c’è soprattutto che la modalità sorpasso in questo weekend non dà nessun beneficio”.
Un problema che, per la Ferrari e per il monegasco, ha un nome ben preciso: “Andiamo a sbattere su quello che chiamiamo speed clipping… Sarei sorpreso di vedere sorpassi in gara”. Tutto si giocherà, quindi, soprattutto nei metri che separano la partenza dall’uscita di Curva 1, già complicata di per sé per via degli avvallamenti che rendono la frenata un’incognita. A maggior ragione al primo giro, quando ci arriveranno tutti ammucchiati.
Non una bella notizia per chi sarà indietro dopo quei primi metri, al contrario di quanto si è visto negli anni passati. Magari non sarà una processione, ma di battaglie serrate non ce ne si aspettano molte. Ed è anche per questo che, realizzare un giro perfetto in Q3, stando davanti, sarebbe stato importante, più che in altre occasioni.
Al monegasco non è riuscito, battuto sia da Hamilton, in pole position con una magia, che da George Russell sotto la bandiera a scacchi. E le ragioni della fatica fatta in Q3 le ha ben chiare: “È successo che non ho fatto un buon lavoro quando contava”, continua a raccontare. “Purtroppo, è una storia che si ripete un po’ spesso recentemente perché con le gomme morbide in qualifica facciamo una fatica incredibile. Metterle nella giusta finestra è sempre molto difficile. In Q1, Q2 e nel primo tentativo in Q3 ho avuto un po’ di difficoltà a fare il giro di preparazione che volevo, mentre nel tentativo decisivo della Q3 sono riuscito a farlo, ma la macchina è cambiata tanto e non me l’aspettavo. Onestamente non ho fatto il lavoro che avrei dovuto fare, appunto. È semplice”.
La stessa cosa era accaduta anche a Singapore e Austin - ma non solo -, in entrambe le occasioni a un passo dalla pole position e in grandissima difficoltà nel far funzionare le gomme nel miglior modo possibile. L’unica buona notizia è che, proprio come a Marina Bay e al COTA, il passo gara mostrato durante le simulazioni è buono, anzi, ottimo.
Servirà però fare tutto bene immediatamente, altrimenti il rischio è quello di una gara “plafonata” alle spalle di qualche avversario. Quelli dopo lo spegnimento dei semafori saranno dei secondi molto più importanti di quanto ci si sarebbe aspettato alla vigilia del fine settimana. In una F1 così tirata e complessa tecnologicamente, anche l’aria fa la differenza. Molto più che in passato.