Il futuro di Max Verstappen in F1 è ancora in bilico. Ancor prima di scendere in pista, a Montreal l’olandese è stato chiarissimo, senza filtri davanti alle telecamere: “Tutta la roba sulla gestione dell’energia è una barzelletta. È super doloroso in questo momento. Provi a spingere di più, hai meno energia, clippa di più e devi usare una marcia diversa, quindi vai più piano in curva ma più veloce nel rettilineo successivo. Non ha niente a che fare con le corse per me. È davvero, davvero frustrante”.
Non è la prima volta che lo dice, ma stavolta è andato oltre. Nel corso della prima giornata nel paddock, giovedì, quando gli è stato chiesto se fosse disposto a prendersi un anno sabbatico nel caso la proposta di modifica regolamentare sui motori venisse bocciata, ha risposto con un no secco: non un anno di pausa, ma ritiro definitivo. “Per me, mentalmente, non è sostenibile continuare in questo modo, assolutamente no”.
C’è chi sostiene che le dichiarazioni dell’olandese siano soltanto tattica politica per mettere pressione alla FIA, ma chi gli sta vicino ha più volte confermato che Max farebbe sul serio. Tra questi c’è Erik van Haren, giornalista del De Telegraaf, forse il più informato e vicino a tutta la famiglia Verstappen nel paddock. In più, c'è anche da considerare come Max abbia sempre dato priorità alle proprie sensazioni rispetto a tutto il resto nel corso della propria carriera, come testimoniato dalla presenza sempre più ingombrante nel mondo GT negli ultimi due anni.
Ma qual è la modifica che il quattro volte campione del Mondo vorrebbe a tutti i costi? Il tema è il passaggio dal rapporto 50/50 tra potenza termica ed elettrica al 60/40, cambiamento grosso che avrebbe bisogno del via libera di quattro costruttori su sei per passare. Al momento solo Mercedes e Red Bull sono favorevoli, mentre Audi, Cadillac - che diventerà motorista - e soprattutto Ferrari sono contro. Honda, invece, osserva e fa le proprie valutazioni.
Le ragioni di ognuno sono diverse. Audi calcola un costo aggiuntivo di circa dieci milioni di dollari per adeguarsi a una nuova specifica in tempi così stretti, e con tutti gli investimenti già fatti per entrare in F1 non ha intenzione di aggiungerne altri.
La posizione della Ferrari, invece, è più complessa e al momento blocca tutto. A Maranello non sono contrari alla modifica in sé: sono i tempi e le implicazioni che il tutto avrebbe sull’ADUO, il meccanismo di recupero che consente ai motoristi in ritardo di sviluppare la propria power unit per colmare il gap dalla concorrenza, a preoccupare. La Scuderia si aspetta di rientrare nei parametri che le daranno accesso a questo strumento, e con esso la possibilità di lavorare sul motore in modo più libero per avvicinarsi alla Mercedes, oltre che a Red Bull in termini di potenza pura.
Qualora venisse aperto lo sviluppo delle power unit per il 2027, il vantaggio dell’ADUO si azzererebbe. Mercedes e Red Bull, già avanti, potrebbero concentrarsi immediatamente sulla nuova specifica, mentre Ferrari sarebbe ancora impegnata a rincorrere nel 2026. Il rischio concreto è che il gap invece di ridursi si allarghi ulteriormente, aspetto che preoccupa anche Cadillac.
“Se le cose restano così, il prossimo anno sarà molto lungo, cosa che non voglio”, ha però tuonato Verstappen. “Posso dirvi che se le cose restano così, allora…vedremo”.
In tutto questo caos, la FIA sta cercando disperatamente una soluzione. Se si vuole cambiare qualcosa per il 2027, le decisioni vanno prese adesso e non tra sei mesi, cosa che il direttore tecnico Nikolas Tombazis sa benissimo. Ma come potrebbe sbloccarsi la situazione, facendo rientrare anche l’allarme Max? Lo scenario più plausibile è quello di un ripensamento di Audi, considerato il costruttore più malleabile nella speranza che convincerlo trascini dentro anche Honda. Ferrari, invece, sembra inamovibile.
Un problema grosso per la Federazione, in mezzo a un tira e molla che in caso di vittoria di Mercedes/Red Bull lascerebbe scontenta la Ferrari, mentre in caso contrario potrebbe vedere Max andare via. Non una bella posizione in cui trovarsi. Per certi versi, il futuro dell’olandese passa anche dalle scelte che verranno fatte a Maranello.