Ross Brawn, il mago dietro l’ultimo domino Ferrari in F1 e della favola Brawn GP nel 2009, arriva in MotoGP. Lo fa sorprendendo tutti quanti, alla vigilia del GP del Mugello. Il britannico entra nel consiglio di amministrazione di Pramac Racing con un ruolo non esecutivo, affiancando il team principal Paolo Campinoti in veste di advisor. La squadra toscana, nella settimana del suo GP di casa, piazza quindi un colpo da novanta con l’inglese a iniziare l’ennesima sfida sportiva dopo aver fatto la storia del motorsport più e più volte.
Quasi quarant’anni in F1 tra Benetton, Ferrari, Honda, la sua Brawn GP e Mercedes: undici titoli costruttori e undici mondiali piloti costruiti tra il muretto e la scrivania, con l’ultimo arrivato nel 2009 grazie all’impresa della rivoluzionaria Brawn GP, da cui sarebbe poi nata l’attuale Mercedes. Poi il ritiro nel 2013, il ritorno nel 2017 come managing director motorsport della F1 fino al secondo addio una volta terminata la stagione 2022. Adesso, a settantuno anni, riparte dalla MotoGP.
“Il motorsport è sempre stato fatto di persone, lavoro di squadra e miglioramento continuo”, ha dichiarato l’ingegnere e manager britannico come si legge nel comunicato diffuso dal team di Paolo Campinoti. “Pramac ha costruito un’organizzazione impressionante con un forte spirito e ambizione, e sono entusiasta di far parte del suo futuro”. Dal canto suo, il boss del team non ha nascosto il proprio entusiasmo e il proprio orgoglio: “Al di là della sua straordinaria carriera, Ross è qualcuno con cui condivido un’amicizia e un rapporto di grande rispetto da molti anni. La sua visione, la sua conoscenza e la sua mentalità vincente daranno un contributo prezioso”.
E qui vale la pena fare un passo indietro per capire meglio come arriva e cosa significa davvero questo annuncio, sia per Pramac che per l’intera MotoGP. Paolo Campinoti non è un personaggio qualunque, e il suo legame con la F1 non nasce ieri. Il patron toscano è da sempre un appassionato del Circus, frequentatore abituale dei Gran Premi e uomo capace di muoversi tra i vertici del motorsport con grossa disinvoltura, come dimostra la grande vicinanza a Stefano Domenicali.
Non è un caso che per anni il logo della F1 campeggiasse sul codone delle Pramac, un dettaglio che racconta meglio di mille parole quanto il legame tra le due ruote e le quattro, in casa Pramac, fosse già ben intrecciato. E non è un caso nemmeno che l’ex addetta stampa del team, Rita Simonini, dopo l’esperienza nel team di Campinoti sia andata a lavorare per Carlos Sainz ai tempi della Ferrari: di relazioni con il mondo della F1, il toscano ne ha eccome. L’arrivo di Brawn, quindi, è tanto una sorpresa quanto frutto naturale di quel legame con “l’altro grande paddock” sviluppato negli anni.
In tal senso, però, viene quasi da dire che “MotoGP is the new F1”, considerando che Brawn non è il primo nome di spicco a fare questo salto. Qualche mese fa Guenther Steiner, ex team principal della Haas in F1, era diventato CEO di Tech3. Due figure diverse, due ruoli diversi, accomunati però dalla voglia di intraprendere una nuova sfida nel mondo delle due ruote: e in un certo senso, è una MotoGP che sta facendo spesa in F1 in modo sempre più sistematico.
Il perché è molto semplice. Dal 2023 Liberty Media, già proprietaria della F1, ha acquisito una quota di maggioranza della MotoGP attraverso l’acquisto di Dorna Sports. Un cambio di proprietà che ha portato con sé una nuova mentalità gestionale, nuovi investimenti e una spinta verso la professionalizzazione del motomondiale sempre maggiore.
Ma soprattutto, si parla sempre di più di attenzione al prodotto televisivo, di più eventi e di più struttura. Ed evidentemente, da parte delle squadre c’è la volontà di portare dentro il paddock delle competenze che in MotoGP non si erano quasi mai viste. Brawn e Steiner, seppur con ruoli e carriere diverse, sono il segnale più visibile di questa trasformazione.
La serie sta crescendo e, in parte, cambiando pelle. Per farlo i suoi attori principali guardano a chi quella crescita l’ha già vissuta dall’interno, trovandosi a fare i conti con una realtà per certi versi rivoluzionata rispetto al passato. E Brawn non può che essere una figura perfetta visto il suo passato, capace di lavorare tanto in un team - portandolo al successo - quanto con la stessa organizzazione che quel campionato lo promuoveva e sviluppava.
Quello realizzato da Campinoti è un colpo pazzesco, che certifica anche quanto il team sia cresciuto anno dopo anno, con un’appetibilità che non fa che aumentare sia a livello commerciale che sportivo. Non male per una struttura satellite.