Gli Stati Uniti attaccano l'Iran e subito si scatena il paradosso. Infatti, tra soli tre mesi, la nazionale iraniana dovrà volare proprio negli Stati Uniti per prendere parte al Mondiale che si disputerà quest'estate. E allora il caos mondiale si trasforma subito in caos Mondiali. Gli iraniani si sono qualificati ai Mondiali presto e con merito, classificandosi al primo posto del girone A delle qualificazioni asiatiche davanti a Uzbekistan, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kyrgyzstan e Corea del Nord. Mehdi Taremi, ex Inter e giocatore più rappresentativo, è stato anche il capocannoniere del girone di qualificazione con 5 gol e per l'Iran si prospetterebbe la settima partecipazione a un Campionato Mondiale. Ma ora, ovviamente, la partecipazione dei persiani alla Coppa del Mondo è seriamente a rischio. In primis per una questione logistica, per il travel ban imposto da Trump ai cittadini iraniani, lo spazio aereo chiuso e le difficoltà nell'uscire dal paese. Poi per una questione di ordine pubblico, l'Iran è stato sorteggiato nel Gruppo G con Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto e dovrebbe giocare negli stadi di Los Angeles e Seattle. Due città enormi, facili bersaglio di proteste, attentati e disordini. Infine c'è lo spauracchio, per nulla remoto, di un boicottaggio. Davvero il regime iraniano vuole mandare i propri calciatori a giocare a calcio nel paese che li sta bombardando? Il presidente della federcalcio iraniana Mehdi Taj a proposito ha detto: “Quello che è certo è che, dopo questo attacco, non possiamo aspettarci di guardare con speranza alla Coppa del Mondo”.
E la Fifa?
La Fifa intanto non si espone e sceglie la via della prudenza in una situazione dal futuro assolutamente incerto. Secondo quanto riportato da The Athletic la Federazione Internazionale non avrebbe in programma modifiche sostanziali al format e al calendario già pianificato. I massimi dirigenti federali sarebbero addirittura ancora convinti che l'Iran potrebbe partecipare. Il segretario generale Mattias Grafstrom, durante l’assemblea annuale dell’International Football Association Board a Cardiff, ha dichiarato di aver appreso “le notizie come tutti”, definendo “prematuro” un commento dettagliato, spiegando che “monitoreremo gli sviluppi”.
Ma, nel caso in cui l'Iran desse forfait, chi verrebbe ripescato? Il regolamento a proposito è molto vago. All'articolo 6 precisamente dice che “se un rappresentativa partecipante si ritira o una partita non può essere giocata, o ancora viene abbandonata a causa di forza maggiore, l’organismo organizzatore autorizzato dalla Fifa (incluso il Centro operativo del torneo) deciderà sulla questione a sua esclusiva discrezione. E adotterà qualsiasi azione ritenuta necessaria”. La Fifa quindi potrà sostanzialmente ripescare chi vuole. Il pensiero, ovviamente, va all'Italia nel malaugurato caso di una sconfitta agli spareggi. Ma molto più probabilmente si andrà eventualmente ad attingere alla confederazione asiatica, facendo avanzare l'Iraq, ora qualificato agli spareggi, e mandando proprio agli spareggi gli Emirati Arabi Uniti, primi degli esclusi.
I ragionamenti ovviamente sono ancora affrettati. Il calcio e lo sport in generale non dovrebbero mai essere toccato da questioni politiche. Ma purtroppo lo sport è specchio dei tempi che viviamo, e una guerra non può non ripercuotersi sulla Coppa del Mondo. La priorità, ovviamente, deve essere quella di un Mondiale giocato dalle squadre che lo hanno conquistato sul campo. Controbilanciata da una doverosa e giusta attenzione alla sicurezza e all'ordine pubblico. Il nodo resta, per una decisione che travalica i confini dello sport.