Israele ha usato un termine ben preciso per descrivere l'attacco coordinato con gli Stati Uniti contro l'Iran. Ha parlato di un “attacco preventivo”, anche se in realtà di “preventivo” c'era ben poco vista l'enorme quantità di mezzi militari che Washington ha ammassato in Medio Oriente nelle ultime settimane, comprese due portaerei, una decina di navi da guerra, un centinaio tra caccia e velivoli di vario genere, lancia-missili e sistemi di Difesa per respingere eventuali risposte nemiche. Una mobilitazione imponente non certo effettuata per piaggeria ma, appunto, per colpire Teheran, o meglio, per accompagnare il governo israeliano nella sua crociata finale contro l'Iran. Così è stato. Nel momento in cui scriviamo sono stati colpiti siti legati al programma missilistico iraniano oltre che strutture governative tra cui gli uffici della Guida Suprema Ali Khamenei, il ministero dell'Intelligence, quello della Difesa e l'Organizzazione per l'energia atomica. Le indiscrezioni si susseguono in queste ore caldissime mentre le esplosioni segnalate si susseguono in numerose città: Isfahan, Qom, Lorestan, Karaj, Kermanshah e Tabriz, nonché nella capitale. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha soprannominato l'intera operazione militare “Ruggito del leone”, mentre Donald Trump ha spiegato che il suo obiettivo coincide con il “difendere il popolo americano eliminando le minacce imminenti del regime iraniano”.
Il problema principale è che questa volta la guerra potrebbe durare molto più dei 12 giorni intercorsi tra l'inizio e la fine dell'ultimo scaz*o tra le parti avvenuto lo scorso giugno. Teheran, infatti, questa volta intende vendicarsi per davvero, e lo ha già detto chiaramente per bocca di Tasnim, un'agenzia di stampa semi-ufficiale legata al Corpo d'élite delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc): "L'Iran si sta preparando alla vendetta e a una risposta schiacciante al regime sionista". Tradotto: l'Iran è pronto a colpire Israele, e per farlo dispone di un'ampia gamma di opzioni di ritorsione. L'elenco comprende attacchi missilistici a corto raggio contro le basi statunitensi nella regione, siti militari e civili in Israele o navi da guerra degli Usa. Non solo: i Pasdaran possono contare anche su droni e sottomarini in grado di rappresentare una minaccia per le imbarcazioni statunitensi nelle acque del Golfo Persico e nei suoi dintorni. Detto altrimenti, il botta e risposta allargherà il conflitto all'intero Medio Oriente. L’esercito israeliano ha intanto riferito di aver emesso un “allarme proattivo per preparare la popolazione alla possibilità che vengano lanciati missili verso lo Stato di Israele”.
Ma perché Israele e gli Usa hanno attaccato l'Iran proprio adesso? L'operazione militare è partita poche ore dopo che Trump si era detto "non contento" degli ultimi negoziati con con Teheran sul suo programma nucleare. Sul fronte israeliano, invece, alcune fonti parlano di attacco preventivo “per rimuovere le minacce allo Stato di Israele". In sostanza: colpire l'Iran prima che l'Iran possa colpire Israele o gli Usa. Ma c'era davvero un rischio del genere? E, soprattutto, un'azione del genere era più necessaria (e voluta) da Tel Aviv o Washington? Domande destinate ancora a restare in sospeso. Il rischio adesso è che il conflitto possa prolungarsi nel tempo e, come detto, nello spazio, creando un pericoloso effetto a catena in una regione altamente instabile. Difficilmente gli iraniani abbandoneranno nucleare e programma missilistico. E se anche gli ayatollah cadranno bisognerà capire chi e come salirà al potere dopo di loro...