Anche lo sport finisce sotto le bombe. Una guerra, si sa, cambia tutto: le vite, i progetti delle persone e delle intere nazioni. L'attacco da parte di Usa e Israele all'Iran non avrà solo conseguenze geopolitiche e sociali, ma anche sportive. L'Iran ha infatti risposto all'offensiva con un violento attacco ai paesi del Golfo Persico. Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita, Bahrein, Kuwait. Alleati di Trump e Netanyahu, ma anche fra i principali finanziatori dello sport mondiale. È una pratica ormai ultranota, lo sportwashing, da anni questi paesi si fanno pubblicità ospitando e finanziando eventi sportivi di enorme caratura. Possiedono i migliori club di calcio, squadre ciclistiche, sponsorizzano Atp e Wta, ospitano Gran Premi, tornei di tennis e i più importanti incontri di boxe. Beh, è inevitabile che qualcosa potrebbe cambiare. Ad oggi è impossibile fare ragionamenti a lungo termine. È già incerto il futuro prossimo, non sappiamo ancora quanto durerà questo conflitto e fin dove si estenderà. Ma già oggi abbiamo le prime ripercussioni.
A partire da alcuni tennisti che sono rimasti bloccati a Dubai dopo l'Atp 500 conclusosi sabato. Parliamo di giocatori di altissimo livello, Danil Medvedev e Andrej Rublev ad esempio, che ora rischiano anche di saltare il Masters 1000 di Indian Wells che inizierà questa sera con i turni di qualificazione. L'Atp avrebbe offerto ai giocatori due strade per rientrare. "Sei ore di macchina fino all’Oman – si legge nel reportage di Solsona - o 10 ore fino a Riyadh con il rischio di ciò che può accadere durante viaggi così lunghi, oltre alle lunghe code ad entrambi i confini. L’aeroporto di Riyadh sta attualmente funzionando con relativa normalità". Un viaggio della speranza in mezzo al deserto sotto gli aerei iraniani per alcuni dei giocatori di tennis più forti del mondo.
Ad essere bloccati a Dubai poi ci sono anche due squadre della Superlega di volley: Cuneo e Cisterna, impegnate in un torneo negli Emirati. Oltre a tutti i calciatori italiani acquistati durante i faraonici mercati delle squadre del Golfo. Parliamo ad esempio di Marco Verratti, centrocampista dell'Al-Duhail, o ancora l'ex ct della Nazionale Roberto Mancini, oggi alla guida dell'Al Sadd. “Mi ha chiamato mia mamma, era preoccupata. Le ho detto di stare tranquilla. Almeno per il momento”, ha detto al Tg1 l'allenatore italiano.
Per quanto riguarda le due e le quattro ruote la situazione è ancora in divenire. Formula 1 e MotoGP infatti dovrebbero a breve fare tappa in Medio Oriente. Nel calendario di F1 i Gran Premi del Bahrein e dell'Arabia Saudita sono fissati per la seconda e la terza settimana di aprile, per fine settimana del 12 aprile invece la MotoGP volerà in Qatar. Ad oggi non sono state apportate modifiche ai calendari, ma in caso permangano le ostilità è altamente probabile che le gare verranno rinviate o addirittura annullate. Ma non solo, l'aeroporto di Dubai è uno scalo fondamentale, e lo stop di diversi voli ha creato caos negli spostamenti di piloti e team della F1 in volo verso l'Australia per il primo Gran Premio dell'anno. La Ferrari ha rimandato la partenza del personale che doveva imbarcarsi il 28 febbraio, mentre i test della Pirelli in Bahrein sono stati annullati.
Chiaramente, in un contesto del genere, lo sport passa in secondo piano. Ma questi eventi ci mostrano ancora di più quanto la guerra ci sia vicino. Quanto tocchi alcuni nostri connazionali, alcuni nostri idoli e, di striscio, anche noi. Lo sport negli ultimi anni si è legato a doppio filo con i paesi del Golfo, è diventato un sistema globalizzato e iperconnesso altamente dipendente da alcune aree strategiche. Proprio per questo il sistema sportivo mondiale in questo caso ci presenta un quadro estremamente fragile e sensibile agli shock geopolitici, e il prosieguo di questo conflitto potrebbe ridisegnarne pesantemente i calendari e gli equilibri.