La guerra tra Stati Uniti e Iran riporta al centro dell’attenzione una domanda cruciale: il prezzo del carburante e della benzina è destinato a salire in maniera drastica? I mercati petroliferi hanno già reagito con forza alle tensioni nello Stretto di Hormuz, il passaggio strategico attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Le prime proiezioni indicano un possibile rialzo del greggio fino al 9% alla riapertura delle contrattazioni, con il Wti salito da 67 a oltre 73 dollari al barile e il Brent vicino a quota 80 dollari. Tradotto: se il conflitto con l’Iran dovesse protrarsi o intensificarsi, diversi analisti stimano che il prezzo del petrolio potrebbe spingersi verso i 90-100 dollari al barile (mentre leggerete questo articolo i dati saranno sicuramente già cambiati). Un livello che avrebbe conseguenze dirette e quasi inevitabili sul prezzo della benzina e di tutto il carburante venduto alla pompa. Lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, è il vero barometro della crisi: qualsiasi limitazione ai flussi può generare uno shock sull’offerta globale e far impennare il prezzo del carburante nel giro di pochi giorni. “Se la situazione dovesse continuare per giorni, con l’Iran e i suoi alleati che reagiscono con la massima intensità, ci troveremmo di fronte agli scenari peggiori per il petrolio, inclusa una grave interruzione dei flussi di petrolio attraverso il Medio Oriente”, ha dichiarato Vandana Hari, Ceo della società di ricerca energetica Vanda Insights, a Cnbc.
Il mercato sta già incorporando un “premio di rischio Iran” nei listini energetici. Oltre 20 milioni di barili al giorno attraversano quest’area e un blocco anche parziale ridurrebbe l’offerta disponibile, facendo salire rapidamente il prezzo del petrolio. Negli ultimi giorni almeno 150 petroliere avrebbero rallentato o sospeso la navigazione nell’area del Golfo, mentre i costi assicurativi per le navi sono aumentati sensibilmente. Come ha spiegato la Cnn, l’Opec+ ha annunciato un incremento della produzione di 206 mila barili al giorno a partire da aprile, superiore ai 137 mila inizialmente previsti, nel tentativo di contenere l’escalation del prezzo del carburante. Tuttavia, la capacità inutilizzata è concentrata in pochi Paesi e potrebbe non essere sufficiente a compensare un’interruzione significativa legata alla crisi con l’Iran. Anche le Borse hanno reagito: i mercati del Golfo hanno registrato cali fino al 2,5%, mentre gli investitori si rifugiano in beni considerati sicuri come l’oro. Ma è soprattutto il settore energetico a essere sotto pressione, perché ogni aumento del prezzo del greggio si traduce, con effetto quasi automatico, in un aumento del prezzo della benzina e del carburante per famiglie e imprese.
Per capire cosa può accadere al prezzo della benzina, sottolinea Reuters, occorre guardare ai meccanismi di trasmissione tra petrolio e distributori. Storicamente (parliamo di proiezioni), un aumento di 10 dollari al barile può comportare un rincaro compreso tra 5 e 10 centesimi al litro nel giro di poche settimane, a seconda della tassazione nazionale e del tasso di cambio euro-dollaro. Se il petrolio dovesse stabilizzarsi tra 80 e 90 dollari al barile a causa della guerra con l’Iran, fanno notare gli analisti, il prezzo del carburante in Europa potrebbe aumentare (usiamo il condizionale)di 8-12 centesimi al litro rispetto ai livelli attuali. In uno scenario più estremo, con il greggio oltre i 100 dollari, la benzina potrebbe tornare sopra la soglia psicologica dei 2 euro al litro in diversi Paesi europei. Negli Stati Uniti, dove la benzina si aggira attorno ai 2,98 dollari al gallone dopo essere scesa sotto quota 3 dollari per la prima volta in quattro anni, un’escalation prolungata con l’Iran potrebbe riportare rapidamente i prezzi sopra i 3,30-3,50 dollari. L’impatto non riguarderebbe comunque solo chi fa rifornimento: un aumento strutturale del prezzo del carburante alimenterebbe l’inflazione, facendo salire i costi di trasporto, dei generi alimentari e della logistica. Molto dipenderà dalla durata del conflitto. Una crisi breve potrebbe produrre solo un picco temporaneo del prezzo della benzina, seguito da una correzione. Ma se la tensione tra Stati Uniti e Iran dovesse trasformarsi in uno scontro prolungato con ripercussioni sulle rotte petrolifere, il caro carburante rischierebbe di diventare una nuova emergenza economica globale.