Una magia e un disastro, tutto in dieci minuti. A Barcellona, Lewis Hamilton manca la pole per 64 millesimi, con una Ferrari che paga ancora parecchia potenza rispetto alla concorrenza, in primis della Mercedes. Molto più del distacco che lo separa dalla W17 di George Russell, che in Q3 si conferma davanti a tutti. Il gap è pesante e l’ADUO l’ha certificato, ma Sir Lewis in qualifica ha tirato fuori un giro da paura nonostante sia stato costretto a gestire l’energia in alcune parti del tracciato anziché spingere al massimo.
Eppure è lì, a un soffio dalla prima posizione. Alla faccia del bollito, di quello che non ne aveva più e che avrebbe solo dovuto ritirarsi. Ma i campioni, solitamente, rispondono esattamente così: veloce in Canada, a Monaco e poi in Spagna, sempre davanti a Charles Leclerc. Anche quando tutto sembra andare storto: “Ieri non potevo credere che il distacco fosse così grande e per tutto il weekend mi sono chiesto: perché sono mezzo secondo più lento?”, ha raccontato l’inglese al termine della sessione a Sky Sport. “Ero indietro un po’ ovunque, faticavo in Curva 3 e 9. Stavo perdendo fiducia”.
Pagava tanto e, in vista delle qualifiche, l’unica scelta possibile era quella di rischiare: “Gli ingegneri hanno fatto un ottimo lavoro con delle piccole modifiche all’assetto – ha aggiunto Sir Lewis, che poi ha svelato – per la prima volta in assoluto ho lasciato la pista tra la fine delle FP3 e le qualifiche. Ho pensato: devo andarmene da qui. Sono tornato al mio motorhome. Ero in chiamata con gli ingegneri, solo con il telefono. Ma sono andato in un posto dove ho fatto un piccolo reset, sono tornato e in qualche modo sono riuscito a recuperare. Quindi, sì, qualunque cosa sia stata, ha funzionato”
Ma la seconda posizione non è né un caso né solo fortuna. Gli aggiornamenti portati dalla Ferrari a inizio weekend funzionano e il layout del Montmelò lo ha dimostrato, in modo inequivocabile: il tracciato è uno dei pochi al mondo dove si capisce davvero il valore di una macchina, perché chiede tutto, tra curve e velocità sempre differenti. E la SF-26 esce da questa qualifica con un segnale preciso: dopo gli upgrade l’anteriore è più stabile e il carico è migliorato senza perdere troppo sul dritto, con un equilibrio complessivo che è tutt’altro rispetto a qualche settimana fa.
Anche Leclerc, prima dell'errore che lo ha tagliato fuori dalla lotta per la pole, girava allo stesso livello del compagno, un motivo in più per lodare il lavoro fatto a Maranello, lo stesso che invece non ha portato a termine il monegasco. “Provo solo tanta vergogna, mi sono presentato alle interviste perché devo farlo, ma mi vergogno molto”, racconta a testa bassa sempre a Sky Sport.
Tutto si racchiude in una curva, la 4, dove in un attimo Charles ha buttato all’aria ogni speranza perdendo il controllo della macchina e finendo in barriera, per la seconda volta di fila dopo Monaco.
E rimpianti sono enormi: “Dopo tanti weekend difficili, terminate le FP2 e le FP3 avevo tantissima fiducia, potevamo fare la pole, l’unica curva difficile era proprio la 4 e ho provato a fare qualcosa di diverso”. È andata male, ma non ci sono scuse: “Mi dispiace molto per i tifosi, per la gente che mi segue. Domani anche vincere non sarebbe sufficiente onestamente per scusarmi”.
Ma cos’è che ha causato l’incidente? A spiegarlo, quasi a sorpresa, è stato il compagno di squadra: “Avevamo lo stesso setup e dai dati credo che Charles abbia visto che io frenavo molto tardi in Curva 4, penso che per questo abbia ha provato a portare molta velocità. Purtroppo per lui non ha funzionato…”. Un disastro e per fortuna che stavolta ci sono Hamilton e la sua Ferrari, con l’inglese che non manca di sottolineare come lui quella curva l’abbia fatta, mentre il compagno no. Anche a Maranello iniziano i giochetti mentali.