Sette vittorie, imbattuto da quando ci corre in Ducati, una curva (la 10) a suo nome: Marc Marquez arriva ad Aragon dopo la seconda pausa estiva con tutti i favori del pronostico, eppure appare più serio del normale. In conferenza stampa ricorda la sua prima volta su questo circuito con un aneddoto piuttosto indicativo: “Era il 2010, un test. Io guidavo la 125 e c’erano le Moto2, ricordo solo di essere riuscito a seguire alcuni di quei piloti”. Qui sorride. Poi lo farà sempre di rado durante le interviste, cosa piuttosto inusuale da parte sua. Comincia a parlare dell’ultimo GP, finito in 7° posizione come al Mugello e ad Assen, mentre negli altri tre dal rientro dall’ennesima operazione (Ungheria, Brno e Sachsenring) ha vinto: “A Silverstone, soprattutto domenica, ero un po’ arrabbiato perché non riuscivo a guidare come volevo. Ho ripreso un po’ di muscolatura durante la pausa ma poi domenica mi sono accorto che il braccio non andava troppo bene”.
Qualcuno gli chiede spiegazioni sulle sue parole nel documentario Inside prodotto da Ducati, quando aveva detto di non avere controllo sul suo braccio destro: “Il problema al braccio sono le 7 diverse operazioni che ha subito negli anni, di questo si tratta”, è la risposta secca. Poi però, in catalano, si racconta un po’ meglio: “Sono l'ultima persona a voler parlare della mia spalla o del braccio destro, ma la verità è che col video "Ducati Inside"mi hanno colto di sorpresa e ora l'argomento è tornato a galla. Cerchiamo di gestire la mia condizione fisica al meglio e, per quanto io non voglia parlarne, una cosa è evidente: ho subito molti interventi a questo braccio destro, dall'omero alla spalla; siamo arrivati a quota sette e tutto questo lascia il segno. Il problema è che ho affrontato il weekend di Silverstone in modo aggressivo fin dal venerdì, spendendo molte energie: una cosa che non facevo dalla pausa estiva. Tuttavia, dopo aver trascorso giorni in palestra prima della trasferta in Inghilterra, mi sentivo meglio e ho deciso di alzare il ritmo già dal venerdì. Mi sono svegliato la domenica sapendo che avrei dovuto soffrire in gara, ma anche se fossi stato al top della forma fisica, probabilmente non sarei andato oltre il quarto posto. A quel punto ho dovuto ridurre l'intensità durante la gara e concentrarmi semplicemente sull’arrivare al traguardo”.
Ne parliamo tra colleghi, italiani e spagnoli assieme. La sensazione più o meno condivisa è che Marc sia più serioso del solito principalmente per due motivi. Il primo è strategico, lui lo racconta bene: “Siamo in una pista che mi piace, va bene per il mio stile di guida. Se vogliamo lottare per il campionato dobbiamo finire davanti a questi ragazzi e ci proveremo”. Di fatto, arrivare concentrato e portarsi a casa 37 punti sarà cruciale. Perché di piste così favorevoli ce ne sono poche rimaste, anzi nessuna, per quanto pure Phillip Island e Valencia siano assolutamente favorevoli per lui. Il secondo motivo chiaramente è più umano, o meglio fisico: dalle 7 operazioni di cui parla non si torna indietro.