Izan Guevara sarà a fianco di Toprak Razgatlioglu per il 2027. Questo è l’ultimo di una lunga serie di annunci per il mercato piloti MotoGP di questi giorni, a cui mancano soltanto un paio di dettagli: c’è da attendere l’ufficialità per il passaggio di Senna Agius al Team Tech3, il secondo pilota VR46 e la decisione della Honda, che deve scegliere come sistemare Diogo Moreira e David Alonso tra HRC e LCR, con il brasiliano che dovrebbe passare al team ufficiale. Per il resto, in molti se ne andranno.
Nel giovedì degli incontri con la stampa Luca Marini ha fatto sapere, sempre con grande garbo, di essere piuttosto dispiaciuto di come sia finita con la Honda, anche se si è detto molto positivo sulla sua sistemazione per il 2027 sulla KTM gestita da Gunther Steiner. Enea Bastianini invece si è mostrato decisamente più positivo: “Abbiamo parlato tante volte con Aprilia, anche per il passaggio da Moto2 a MotoGP. Diciamo che quest’anno… abbiamo parlato di più. Già dai test invernali avevo capito che la moto era molto bilanciata e Trackhouse sembra una squadra solida”. Enea sarà il terzo italiano su quattro con una RS-GP il prossimo anno, con l’Aprilia che comincia ad assumere le sembianze della Ducati di qualche anno fa: velocissima con tutti e tanti piloti italiani sotto contratto. A questo proposito si è espresso anche Raul Fernandez: “Dovrò studiare un po’ di italiano, per il resto credo che Enea con le gomme nuove andrà forte”.
Alex Rins invece ha scherzato sulla sua posizione, che dovrebbe vederlo su una Ducati privata in Superbike: “Chiedetelo ai vostri colleghi, dove vado”, ha detto a proposito di qualche supposizione un po’ troppo fantasiosa uscita nelle scorse settimane. E ancora: “Come dovrei convincere un Team Manager a prendermi? Non rispondo a questa domanda. È vero che nella mia carriera non ho mai vinto un titolo nel mondiale, ma ci sono andato molto vicino in Moto3, in Moto2, in MotoGP”. Un clima simile ce l’ha restituito Jack Miller, che nelle scorse settimane si era proposto a Yamaha in Superbike: “Se dovessi andare in Superbike, lo farei per essere il migliore lì. Non ho fretta di parlarvene”.
Nel primo pomeriggio arriva Franco Morbidelli, che a fine stagione si scambierà con Nicolò Bulega: il primo in Aruba Superbike, il secondo sulla Ducati con VR46 a fianco di Fermín Aldeguer, anche lui fresco di annuncio. A Franco un collega spagnolo chiede perché, mentre piloti come Maverick Vinales sono rimasti senza una moto, tutti i piloti di Valentino Rossi hanno trovato una loro sistemazione, che sia in MotoGP o Superbike: “Sicuramente Vale ci dà una grande mano, parlando per me non avrei mai ottenuto questi risultati da solo”, la risposta di Morbidelli. Poi inizia a parlare di Aragon, delle sue aspettative in pista e di com’era andata lo scorso anno, quando s’era avvicinato al podio sia al sabato che la domenica.
Noi nel frattempo stiamo tornando a un discorso vecchio di 10 anni: mentre la federazione fatica e Vinales guarda le gare dal divano, a Tavullia tirano su piloti giovani, li portano al mondiale, li fanno correre in MotoGP (dove chi è arrivato è stato anche in almeno un team ufficiale) e trovano il modo di far proseguire la loro carriera più avanti. E per farlo chiamarsi Valentino Rossi aiuta, però non basta.