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Marc Marquez col braccino a Motegi? Beh, dopo quattro interventi chi non lo avrebbe: “Di vincere la gara non mi frega un caz*o”

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

27 settembre 2025

Marc Marquez col braccino a Motegi? Beh, dopo quattro interventi chi non lo avrebbe: “Di vincere la gara non mi frega un caz*o”
È un Marc Marquez inedito quello che abbiamo visto nella Sprint di Motegi. Parte male, fatica a passare Joan Mir e prende quasi tre secondi dal compagno di squadra, vittima del ‘braccino’ come se fosse il primo mondiale. Invece è il nono, è la storia ed è già domani

di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

La regia Dorna ci regala l’immagine del weekend quando Marc Marquez, in griglia di partenza, sale sulla moto per la Sprint e fa due respiri profondi, di quelli che chi soffre di ansia e attacchi di panico conosce bene. Subito dopo cerca di inumidirsi la bocca, probabilmente ha la salivazione azzerata.

Evidentemente non ci crede nemmeno lui, ha paura di tornare all’inferno come un uomo che ha scontato quattro anni di prigione: magari cado, magari sbaglio. Così la Sprint di Marc Marquez a Motegi comincia a singhiozzo, in quarta posizione dietro a un Joan Mir che così agguerrito non si era mai visto. La moto è cresciuta, la pista aiuta e l’atmosfera pure, tuttavia questa sfida sembra fuori dal tempo, un po’ come è fuori dal tempo un Pecco Bagnaia velocissimo, a due secondi dal secondo. Marc prova a passare una volta e Joan incrocia. Tenta di nuovo, niente da fare. Al terzo tentativo probabilmente la rabbia sovrasta la paura e Marc Marquez passa con cattiveria, come faceva con la Honda, ovvero portando largo l’avversario in modo da costringerlo a chiudere il gas e non incrociare la traiettoria.

Marc Marquez su Joan Mir, Sprint, Motegi 2025
Marc Marquez su Joan Mir, Sprint, Motegi 2025.

È questa manovra a riportare Marc Marquez nel suo corpo. A fargli dimenticare il “braccino”, quella condizione mentale per cui un pilota ha più paura di perdere che voglia di vincere e diventa troppo conservativo. Così, ritornato in sé, Marc va a riprendere Pedro Acosta, lo passa e si mette comodo dietro a Bagnaia, che nel frattempo ha messo da parte quasi tre secondi di vantaggio.

Più tardi, parlando ai colleghi di Sky, dirà che di vincere il titolo vincendo la gara non gli importa niente, anzi per essere precisi: “Non me ne frega un cazzo”. Il fatto che solo 24 ore prima abbia parlato con leggerezza dell’eventualità di vincere così il mondiale, dal gradino più alto del podio, è l’ennesima riprova del fatto che col passare delle ore - e l’avvicinarsi del titolo - l’ansia stia crescendo. È il titolo più importante della sua carriera, una carriera stellare. E l’unico a potersene privare, di fatto, è sempre lui, il grande avversario di una vita. Domani Marc Marquez deve solo rimanere in piedi per celebrare il più grande ritorno della storia.

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