Kimi Antonelli ha visto la propria vita stravolgersi in un attimo. Il tempo di passare dall’essere un giovane kartista, che di fine settimana in fine settimana vinceva gare in tutto il mondo, al diventare prima un pilota di F1 con la Mercedes, poi quello delle due vittorie in tre gare nel 2026. In cinque anni è cambiato tutto, compreso il modo di vivere la propria quotidianità, in pista e fuori. È arrivata un’esposizione mediatica senza precedenti, così come una pressione a tratti schiacciante.
Una vita a 300 all’ora, con pochissimi punti fermi. Tra questi c’è papà Marco, colui che parecchi anni fa lo fece nascondere in una pila di gomme per farlo entrare nel paddock di nascosto, per la prima volta nella sua vita. “È stato lui a trasmettermi la passione”, racconta Kimi come riportato dai colleghi di Automoto.it. “Lui mi portava in pista quando ero piccolissimo. Mi ha insegnato quasi tutto quello che so oggi”.
È stato Marco a metterlo in kart per la prima volta, poi in macchina quando ancora non arrivava ai pedali. Gli ha insegnato come muovere i primi passi nel mondo dei motori e, anche se oggi suo figlio sa benissimo come guidare, lui è ancora lì al suo fianco, sempre. Ed è lo stesso Antonelli a sottolineare come, nonostante il ruolo sia cambiato, la presenza del padre sia rimasta invariata: “Ora i suoi consigli non riguardano tanto la guida, ma l’approccio: come muoversi e comportarsi durante un weekend di gara. Mi dà il suo punto di vista, ne discutiamo. Avere di fianco qualcuno come lui, con un’esperienza che supera i miei anni di vita, è un vantaggio enorme”.
Poi, tra i due c’è soprattutto un confronto più intimo e personale, fondamentale quando a nemmeno vent’anni la tua vita cambia in un attimo: “So che posso contare su di lui in ogni occasione. So che ci sarà sempre”, continua Kimi.
“È la persona che, in ogni occasione, mi tiene con i piedi per terra”. Qualcosa di cui, mai come in questi mesi — e più in generale in questa stagione — ci sarà davvero bisogno.
L’inizio di 2026 è stato impressionante, con un passo in avanti netto rispetto al suo primo anno nel Circus. Ce lo si aspettava, ma forse in maniera meno esplosiva: invece, dopo tre gare Kimi è davanti a tutti in classifica, in un certo senso ha già raggiunto i propri obiettivi stagionali e ora sogna il mondiale.
Deve farlo, senza che, però, diventi un’ossessione. E in tal senso, l’avere una figura che lo riporti con i piedi per terra, specie in un momento delicato come questo, sarà cruciale.