Kimi Antonelli potrebbe presto essere un problema per la Ferrari. Dopo anni, infatti, in Italia non si tiferà più soltanto per la Scuderia, ma anche per un pilota italiano che corre per un team rivale. E se quel pilota continuerà a essere protagonista nel circus come in quest’inizio di stagione, allora sarà interessante capire come reagirà il pubblico, specie quando potrebbe trovarsi a lottare contro la Ferrari in pista.
Finora, storicamente, il problema non c’è quasi mai stato: l’ultimo italiano non pilota della Scuderia a lottare per il mondiale è stato Riccardo Patrese, nel 1992, secondo alla guida della Williams. Anni prima, nel 1985, a finire secondo fu Michele Alboreto, ma con la Ferrari.
Quella di oggi è una situazione inedita, oltretutto amplificata dal seguito mai così forte che il circus ha sviluppato negli ultimi anni. E la domanda, allora, sorge spontanea: “Sarà interessante capire se ci potrà essere un potenziale cambio di attenzione dei tifosi italiani, non più solo verso la Ferrari”, ha spiegato il CEO di F1 Stefano Domenicali in una lunga intervista concessa a Motorsport.com. “Perché, qualunque sia il tuo Paese, se sei in Ferrari sei il pilota per cui tifare; qui parliamo di Kimi, pilota italiano, che non guida per la Ferrari”.
“Sarebbe una storia incredibile da seguire”, ha poi proseguito l’italiano. “Naturalmente, la Ferrari è la Ferrari: è enorme, è monumentale. Ma un pilota italiano come Kimi, che arriva dalla stessa regione, con lo stesso accento e tutto il resto, potrebbe rendere molto interessante capire quanto grande sarà questo eventuale cambio di attenzione e quanto forte sarà il seguito”.
Quando si parla di Antonelli, poi, un’altra domanda che spesso viene posta è: perché a prenderlo non è stata la Scuderia? Soprattutto se, prima che Mercedes lo mettesse sotto-contratto, Kimi lo aveva sotto osservazione. E anche qui, Domenicali non ha dubbi: “Su questo devo dire la verità ancora una volta: Toto, quando l’ha scelto, aprendogli la strada verso la F1, facendolo saltare da un campionato all’altro, portandolo già l’anno scorso in quel ruolo… non so quanti team principal l’avrebbero fatto. Quindi merito a lui: ha avuto occhio”.
19 anni, seconda stagione nel circus, in lotta per il mondiale. Una situazione da sogno, ma anche complicata da gestire per chiunque. Eppure, Kimi si dice tranquillo: “Sì, oggi mi sento molto più in controllo. L’esperienza fatta sui circuiti e nei weekend di gara mi aiuta a gestirmi meglio e a essere più rilassato e sicuro”, spiega nel corso del documentario prodotto da Sky, Discover Kimi. “Tutto questo sarà un aiuto soprattutto sulle piste dove lo scorso anno avevo faticato di più, l’obiettivo è ripartire da Miami allo stesso livello visto in Giappone, o anche meglio”.
Quell’anche meglio non lascia spazio a interpretazioni. E sulla pressione che potrebbe aumentare da qui alla fine della stagione parla chiaro: “Sono consapevole del supporto che sento crescere intorno a me, ed è molto bello. Ma se si parla di pressione, posso dire che è la stessa di inizio stagione, e come a inizio stagione resto concentrato sul lavoro che mi aspetta e cerco di rimanere sempre con i piedi per terra”. L’obiettivo è chiaro, come cercare di raggiungerlo anche. Non male per uno che, cinque anni fa, correva ancora in kart.