Se dopo tre GP Kimi Antonelli è il leader del mondiale di F1, parte del merito è anche di Toto Wolff. L’austriaco è stato il primo a scommettere su di lui, quando ancora correva in Mini kart, avvicinandolo passo dopo passo al Circus. L’italiano ha risposto a suon di risultati, vincendo praticamente tutto dal kart alla F2, unica categoria in cui non ha conquistato il titolo ma solo due gare, certamente non aiutato dalla stagione nera del team Prema. Poi è arrivata la chiamata della Mercedes, voluta da Toto su tutti, e con essa sono arrivati i lampi ma anche gli errori.
La prima stagione con le Frecce d’Argento è stata dura, specie quando l’ufficialità del rinnovo tardava ad arrivare. Eppure, appena superato il periodo più tosto dell’anno, in Europa, ecco la riconferma. E in un attimo l’opportunità della vita è arrivata, complice una W17 che in pista fin qui ha fatto la differenza rispetto alle altre vetture: tre gare, due vittorie e un momento magico forse inaspettato.
Alla base della decisione presa a Brackley c’è stata la consapevolezza di avere tra le mani un gioiello, ma anche la pazienza di saperlo aspettare, perdonandogli errori e sbavature nel suo anno d’esordio, com’è giusto che fosse fatto. Una pazienza che, per Toto, non tutti i team hanno avuto: “Se guardi la politica di altre scuderie junior, licenziano i piloti se non vanno bene dopo tre gare”, ha affermato Wolff in una lunga intervista concessa a The Athletic, con un chiaro riferimento a Red Bull e al licenziamento di Liam Lawson dopo appena due gare a inizio della scorsa stagione.
“Noi abbiamo fatto il contrario con Kimi. In pratica abbiamo inserito in squadra un diciottenne che aveva il miglior curriculum di qualsiasi pilota junior nel karting e nelle formule minori, ma che ha commesso molti errori nel primo anno. La gente ci ha criticato aspramente per questa scelta. Dicevano che era troppo giovane, che commetteva troppi errori e che lo stavamo bruciando. Ma era un rischio assolutamente calcolato. Sapevamo che sarebbe successo nel primo anno”.
Quelle stesse parole, “è troppo giovane”, Wolff le aveva citate in radio ad Antonelli appena tagliato il traguardo a Shanghai, dov’è arrivata la prima vittoria in carriera. Un momento in cui l’austriaco non ha aspettato un secondo a riprendersi tutto ciò che in negativo era stato detto su Kimi e sulla scelta Mercedes. Una vittoria personale, mai come stavolta.
“Anch’io sono stato un pilota, quindi capisco le pressioni a cui sono sottoposti questi ragazzi”, ha poi aggiunto il team principal parlando della scelta fatta. “Si tratta di pressioni su più fronti. Quando vediamo un pilota emergente, ovviamente lo valutiamo in base al talento, alla velocità pura, alla capacità di crescita, ma anche alla gestione della pressione. Perché in F1 è tutta una questione di pressione e di come gestirla pur riuscendo a dare il meglio”.
Finora Antonelli lo ha fatto al meglio, prendendosi la Mercedes e la F1 in attesa di tornare in pista, mentre Wolff ha vinto la propria scommessa e non ha mancato di ricordarlo a tutti quanti. Red Bull compresa, la squadra che un tempo era quella che con i giovani ci lavorava meglio di tutte le altre.