“In F1 si gestiva anche negli anni 80”. Se si isolasse soltanto questa parte dell’ultimo discorso fatto da Stefano Domenicali, CEO della F1, sembrerebbe che l’italiano stia solo cercando di difendere in ogni modo possibile il campionato di cui è a capo. Come al solito è stato fatto, ma la verità è che quanto affermato è solo una parte di un discorso molto più ampio, e soprattutto lucido, sul momento del Circus dopo le prime tre gare del 2026. I problemi ci sono, e non vengono negati, ma tuonare dimenticando che quanto si vede oggi è frutto di decisioni condivise anche dalle squadre, non serve a niente.
Domenicali lo ripete più volte, cercando di essere il più chiaro possibile. E nonostante una situazione delicata da gestire, si dice soddisfatto: “Lo stato del campionato è fantastico, è straordinario. Non siamo mai stati in una posizione così incredibile. E il motivo per cui lo dico è che, se non fossimo in questa posizione oggi, la situazione attuale che dobbiamo affrontare sarebbe vista in modo totalmente diverso, con dei grandi punti interrogativi, con dei grandi dubbi che invece oggi non ci sono sul tavolo”.
È una F1 che ha generato polemica, ma che non ha perso il proprio slancio. E soprattutto, quando si riflette sul nuovo regolamento bisogna ricordare il perché è stato concepito in questa maniera: “Non dobbiamo dimenticare che la governance dello sport non appartiene a una sola delle parti: è la FIA, siamo noi, sono i team. Questo regolamento esiste perché cinque anni fa, che ora sembrano cinquanta, i costruttori ritenevano che l’unico modo per progredire e restare coinvolti nel motorsport fosse puntare su una ripartizione al 50-50, con un equilibrio tra l’elettrificazione e il motore termico”.
Come detto, i problemi non mancano. E in tal senso, per l’italiano serve discutere per trovare soluzioni, non soltanto criticare: “Quando parliamo di qualcosa vedo sempre un grande valore perché questo genera una discussione costruttiva. Quello che non mi piace sono le persone che amano solo criticare. Criticare non aiuta nessuno e ha davvero effetto zero. Credo che la discussione che è in corso da molti mesi con la FIA, con i team e ora ancora di più con i piloti, stia andando nella direzione giusta”.
Tolte le qualifiche, su cui lo stesso Domenicali ammette la necessità di fare dei passi in avanti, l’altro grande tema è quello dell’azione in pista. In tanti l’hanno definita artificiale, troppo complessa e, soprattutto, troppo legata alla necessità di gestire la potenza elettrica delle power unit. Il CEO, però, non ci sta: “Cosa significa ‘artificiale’? La gente ha la memoria corta perché, nell’era dei turbo, negli anni ’80, si faceva lift and coast, si usavano turbo diversi, velocità diverse, e bisognava risparmiare in gara altrimenti il serbatoio era troppo piccolo e non arrivavi alla fine. Forse alcune delle persone che criticano hanno la memoria corta. Parlando in generale, la reazione dei tifosi è stata molto positiva”.
A sentire le parole di Domenicali, quindi, quantomeno su larga scala ai tifosi questa nuova F1 piace. E lo stesso tema viene affrontato riflettendo sui piloti, che in questo inizio di mondiale non si sono risparmiati nell’esprimere le proprie opinioni. Non tutti l’hanno fatto alla Max Verstappen, ma i commenti non sono mancati: “Credo che le mie conversazioni con loro siano decisamente molto aperte e sanno che tengo davvero alle loro opinioni. Voglio che siano coinvolti. Ma, naturalmente, a volte c’è una sorta di gioco delle parti da gestire. Se parli con i piloti che stanno davanti sono sempre molto contenti, perché stanno vincendo, mentre altri possono essere frustrati anche perché amano un modo diverso di correre, cosa che rispetto molto”.
Per migliorare, però, la strada è chiara: “Più parliamo insieme, meglio è per lo sport. Loro sono il nostro gioiello e dobbiamo proteggerli, così come loro devono proteggere l’ecosistema in cui si trovano”.