È un po’ un’occasione persa quella di Jorge Lorenzo che, sul suo canale YouTube Dura la vita, ha pubblicato un video di un quarto d’ora abbondante in cui assieme ad alcuni dei suoi uomini dell’epoca racconta il 2015 dalla sua prospettiva. Che quel mondiale rimarrà per sempre qualcosa di incomparabile con altri giganteschi eventi sportivi è ormai pacifico così come il fatto che parlarne funziona sempre, a maggior ragione se a farlo è uno dei diretti interessati. Valentino Rossi ne parlò in maniera piuttosto approfondita da Andrea Migno un paio d’anni fa e probabilmente lo rifarà nell’autobiografia che oggi è affidata alle mani di Giorgio Terruzzi, Jorge Lorenzo lo fa di tanto in tanto quando gli viene chiesto e Dorna, che oggi si chiama MotoGP Sports Entertainment Group, l’ha fatto con un documentario di mezz’ora per celebrarne (?) il decennale nel 2025.
Stavolta, forse per via della lunga pausa primaverile, è stato nuovamente il turno di Jorge, anche se viste le premesse ci saremmo aspettati qualcosa di più. Il documentario apre con alcune interviste ai suoi uomini, a partire dall’ex capotecnico Ramon Forcada: “Jorge ha avuto episodi gravi, gravissimi. E lo dico a livello famigliare, di manager, di squadra. Ma li ha superati tutti”.
Poi parla Wilco Zeelemberg, ai tempi suo Team Manager: “Perdeva facilmente la concentrazione quando non era sulla moto. Ma quando era lì, a guidare, era come un martello”. Stacco, si va da Max Biaggi: “Sono il primo che dice che ha un talento un po’ sopraffino, qualcosa di particolare. Ecco perché tifavo un po’ Jorge. Non perché era un nemico di Valentino”. Le interviste sono tutte registrate lo scorso anno da DAZN Spagna, con cui Jorge collabora tutt’ora. A un certo punto interviene anche Cristian Gabarrini, che fu suo capotecnico nel biennio in Ducati: “Anche la mia famiglia lo ricorda come un periodo meraviglioso. Jorge nel box era in un modo e fuori era il fratello buono. Con lui… le difficoltà danno opportunità”.
Il personaggio viene raccontato bene, cosa che fa anche lui stesso spiegando gli antefatti che portarono a una convivenza così tesa con Valentino Rossi: “Ero molto impertinente. Ricordo che in un’intervista dissi che se Valentino fosse tornato in 250 l’avrei battuto. Ne ero convinto e lo dicevo pubblicamente. In MotoGP nel pre stagione dissi più o meno lo stesso, che non avevo paura di nessuno e che Valentino Rossi era un pilota incredibile ma che io avrei potuto batterlo. Andò così, all’ultimo turno di test in Qatar chiusi primo, poi nel weekend di gara feci la pole position. La gente nel paddock non poteva crederci, era qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato. Dopo due anni difficili di Valentino Rossi in Ducati lui decide di bussare alla porta di Yamaha e tornare. Lui però disse ‘o Lorenzo o me’ e gli risposero che loro invece ci volevano entrambi. E io in quel momento ero il re di Yamaha, avevo vinto gli ultimi due mondiali e il valore di Valentino era molto basso. Avrei potuto firmare il contratto dicendo che avrei voluto continuare con Ben Spies a fianco, e invece non ci ho pensato. Così lui è tornato e con uno stipendio molto più basso del mio”.
Così i due si ritrovano a condividere il box ancora una volta, senza più il muro a dividerli e con motivazioni e posizioni diverse: “Nella prima stagione (il 2013, ndr) a dominare eravamo Dani Pedrosa, Marc Marquez e io, lui era sempre un po’ il quarto. Lui vinse solo ad Assen nel 2013, quando io mi ruppi la clavicola. Per il resto faceva quarto a dieci secondi. Però nel 2014 Bridgestone porta una carcassa più dura per l’anteriore che non si adatta al mio modo di fare le curve e al contempo viene ridotta la quantità di carburante a disposizione, così i motori erano diventati un po’ più scorbutici e queste cose tutte assieme hanno alzato il suo livello e abbassato il mio. Nel 2014 lui finì secondo e io terzo, mi aveva battuto”.
A questo punto arriviamo al 2015, che come racconta Carlos Checa non ha visto Jorge Lorenzo vincere una gara fino a Jerez, dove il maiorchino inaugurò una striscia di quattro successi consecutivi. Il che, per altro, ci lascia pensare al fatto che quest’anno potrebbe andare allo stesso modo con un altro protagonista: “Ero in crisi”, il racconto di Jorge. “Venivo da anni molto duri di allenamento con mio padre. Troppa disciplina, ero quasi in burnout per tutto quell’allenamento. Ho cambiato il modo di allenarmi e da lì c’è stata una svolta”.
Da qui in poi, cioè da quando il documentario dovrebbe essere più interessante, il racconto si fa meno personale, meno intimo, diventando invece un insieme di immagini e interviste d’archivio. Si arriva a Phillip Island 2015, quando Valentino dice che non si aspettava di dover lottare anche con Marc Marquez per il campionato e Jorge Lorenzo gli risponde che se Marc avesse voluto aiutarlo a vincere il campionato non l’avrebbe passato all’ultimo giro.
Si arriva in un attimo alla conferenza stampa in Malesia, il ‘Sepang Clash’, il GP di Valencia con Rossi che parte dal fondo e tutto quello che ne è conseguito. “Il 90% della gente in Yamaha era dispiaciuta che Vale avesse perso il suo 10° titolo e che Jorge fosse diventato campione del mondo”, dice Wilco Zeelenberg a fine filmato. Lo speciale si chiude più o meno così, coi festeggiamenti nel box. E, appunto, sembra un po’ un’occasione persa per raccontare meglio quei giorni, le conseguenze che ne sono scaturite e la lenta riconciliazione con Valentino che ha portato Jorge a girare al Ranch di Tavullia. Magari succederà più avanti.