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14 aprile 2026

[VIDEO] Solo Kevin Schwantz poteva mettere insieme Valentino Rossi e Marc Marquez. E, che vi piaccia o no, ha ragione marcia

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

14 aprile 2026

Cosa hanno in comune Valentino Rossi e Marc Marquez? Praticamente tutto, compresa la capacità di andare forte con qualunque cose avesse un motore e due ruote. Verità quasi banale, ma guai a dirla...a meno che non ci si chiama Kevin Schwantz
[VIDEO] Solo Kevin Schwantz poteva mettere insieme Valentino Rossi e Marc Marquez. E, che vi piaccia o no, ha ragione marcia

Ha domato la leggendaria Suzuki Lucky Strike nel 1993, ha reso icona un 34 e è diventato, pur vincendo un solo mondiale, l’interprete eterno di una filosofia delle corse fondata sul coraggio estremo. Ecco perché Kevin Schwantz, adesso, è stato pure l’unico che s’è potuto permettere di mettere insieme Valentino Rossi e Marc Marquez, esattamente sullo stesso livello, senza che i soliti pasdaran di una parte e dell’altra cominciassero a strapparsi i capelli. Lo ha fatto partecipando a "Gas It Out!" su YouTube, spiegando ancora una volta (purtroppo senza la presunzione che possa essere l’ultima) che non è una questione di tifo, ma di pura competenza tecnica.

"Penso che tutti sappiamo che Rossi è capace di guidare qualsiasi moto" - ha esordito lo statunitense, ricordando come il Dottore sia stato capace di vincere ovunque. "Ha guidato una 500cc, una 125cc per una stagione e ha vinto un campionato; una 250cc per una stagione e ha vinto un altro campionato; una 500cc per una stagione e ha vinto un altro campionato – ha aggiunto - E anche Márquez sembra capace di guidare qualsiasi moto". Questa trasversalità nel talento, questa capacità di piegare il mezzo meccanico alla propria volontà, indipendentemente dalla cilindrata o dal frazionamento, è ciò che eleva i due sopra la massa dei semplici campioni. E è anche ciò che li rende uno fotocopia dell’altro, anche se così distanti. E così nemici.

Valentino Rossi e Marc Marquez
Valentino Rossi e Marc Marquez

Schwantz entra dritto nel merito: "Il merito di Marc Márquez è innegabile. Mi riferisco alla Honda con cui nessuno riusciva a fare nulla, eppure lui vinceva gare e campionati. Non si può togliere nulla a quest'uomo. Questo è chiaro. So che c'è qualche disaccordo sul fatto che i campionati 125cc, 250cc, Moto2 e Moto3 contino o meno. Quindi sono solo sette. Qualunque siano, sono più che sufficienti". Sui campioni che magari si odiano, ma spesso sono fatti della stessa sostanza, Schwantz racconta anche un aneddoto che è poesia sulla famosa conferenza stampa a Barcellona con Mick Doohan e Wayne Rainey in cui chiesero chi fosse il più forte in un ipotetico quintetto di leggende.

“Io – racconta - dissi che l’unica mia certezza era che Rossi sarebbe arrivato quinto. Non era un modo per sminuire Valentino, ma per sottolineare come la precocità e l'evoluzione tecnologica avessero cambiato il metro di giudizio. Per non parlare delle moto di una volta e di quelle che, poi, si sono evolute facilitando anche la vita ai piloti. “Oggi i piloti iniziano anche molto prima – spiega ancora – andai a vedere Valentino Rossi con le minimoto quando era ancora piccolissimo e correva con i miei caschi replica”.

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