È una bella MotoGP quella che stiamo vedendo da inizio stagione. Inaspettata, anche. In testa alla classifica ci sono due Aprilia seguite da una KTM, la prima Ducati è quella di Fabio Di Giannantonio e né Marc Marquez né la sua Desmosedici sembrano avere i favori del pronostico. Poi certo, il campione del mondo in carica è sempre il primo candidato al titolo e il fatto che sia il fuoriclasse spagnolo è un’ulteriore certezza. Eppure sulla coppia di rossi, Ducati e Marquez, cominciano ad aleggiare i primi interrogativi: quanto sta impattando la condizione fisica di Marc sui risultati? E quanto, invece, la responsabilità è di una moto non così imprendibile come quella delle ultime stagioni? A chiederselo è anche Mick Doohan, intervistato da Jaime Martín per il quotidiano spagnolo Marca: “Quello che non capisco è la Ducati. Non sono sicuro se l'Aprilia abbia fatto un grande passo avanti o se la Ducati abbia perso terreno. E perché hanno perso terreno? Ma sembra che le moto del team satellite VR46 stiano andando meglio delle moto ufficiali Ducati. Se è così, chi ha guidato lo sviluppo? Sono andati nella giusta direzione? Non so se l'Aprilia abbia fatto un grande passo avanti o se la Ducati abbia fatto un passo indietro”.
Di certo Jerez sarà un buon banco di prova per entrambi: Dall’Igna avrà lavorato giorno e notte per azzerare i distacchi e Marc, che solo un paio di giorni fa è stato pizzicato ad Aragon con una moto da allenamento, avrà portato avanti la riabilitazione al braccio destro, vero limite della sua guida. A questo proposito Doohan, che i suoi 5 titoli mondiali li ha vinti dopo uno degli infortuni più brutali che la storia delle corse ricordi, vede il ritorno di Marquez come qualcosa di ancora più grande e complicato: “È l'unico ad aver attraversato un periodo così traumatico. Certo, anch'io ho avuto un infortunio molti anni fa, ma era diverso da quello di Marc. C'era tempo per recuperare, per rinnovare i contratti... ma solo Marc sa cosa ha passato e quanto sia stato difficile quel processo, tutte le battute d'arresto che ha dovuto sopportare, che hanno costantemente ostacolato la sua capacità di concentrarsi sulla cosa più importante: guidare”.
Quando gli chiedono chi, tra i piloti in griglia, lo rappresenta di più, l’australiano mette su una faccia democristiana: “Ognuno è diverso, e sarebbe irrispettoso da parte mia dire che mi ricorda me stesso. Bezzecchi sta facendo un lavoro incredibile con l'Aprilia. Martín è stato spettacolare, nonostante gli infortuni. Anche Luca Marini mi ha impressionato con la Honda. Probabilmente è stata una sorpresa anche per lui, dopo aver lasciato la Ducati, la squadra di suo fratello, per la Honda, che si trovava in una situazione precaria. Non so cosa sia successo a Bagnaia, ma ha un talento incredibile; non ho dubbi al riguardo. Non so se sia dipeso dalla moto o se sia successo dopo l'arrivo di Marc Márquez, ma non si può negare quanto sia stato dominante nei due mondiali che ha vinto”.
Discorso simile quando gli viene chiesto di commentare l’arrivo di Pedro Acosta nel team ufficiale Ducati a fianco di Marc Marquez: “Sarà difficile per entrambi. Sono entrambi spagnoli e incredibilmente talentuosi. Marc non sarà più giovane, e c'è il giovane che sta acquisendo esperienza, che è incredibilmente veloce e vuole battere il veterano, cioè Marc. Allo stesso modo, Marc non vuole essere battuto dal giovane. Ma se diventasse un pilota Ducati... non importerebbe. Se Bezzecchi salisse su quella moto, sarebbe la stessa cosa. Come pilota, per vincere una gara o il Mondiale, devi battere tutti, compreso il tuo compagno di squadra. Ai migliori piloti non importa chi sia il loro compagno di squadra. Lo stesso vale in F1; Verstappen non si preoccupa di chi sia il suo compagno di squadra. È il compagno di squadra che deve preoccuparsi di più di vincere, non chi è già un titolare affermato”.