Ma davvero un calciatore ha minacciato un influencer? Volano gli stracci in casa Italia dopo il terzo mondiale mancato di fila. I nervi sono tesi, tesissimi, e lo dimostra lo scambio di messaggi fra l'attaccante della Fiorentina Moise Kean e l'influencer Pengwin, noto tipster e commentatore del web. Lo scontro arriva il 3 aprile, quando, qualche giorno dopo la disfatta di Zenica, Kean ha deciso di aprire Instagram e scrivere in direct a Kristian Pengwin. "Tu parli un po' troppo", dice. Pengwin risponde chiedendo a cosa si riferisse. Lì si accendono i toni. "Bro parlami bene che qui non stiamo cantando. Se hai problemi, scrivi. Ti sei per caso offeso per il commento post partita vergognosa contro la Bosnia?" dice l'influencer. Poi il calciatore chiude: "Fra vediamoci e la finiamo lì, io sono di poche parole. Non sto qua a scriverti. Perdere tempo con un commentatore, vediamoci la chiudiamo lì".
Toni da dissing, e quella che sembrerebbe una minaccia velata, o quantomeno l'invito ad una constatazione non troppo amichevole. Pengwin nei giorni successivi all'eliminazione aveva detto la sua in vari podcast, soffermandosi proprio sulla sostituzione di Kean. Secondo il tipster non era ammissibile essere stanchi e chiedere il cambio, e aveva fatto un paragone impietoso: da una parte Kean, 26 anni; dall'altra Dzeko, 40 anni, che aveva giocato tutti i 120 minuti dello spareggio prima di farsi male alla spalla nell'ultimo contrasto e rinunciare al rigore. Un confronto che, evidentemente, Kean non ha buttato giù.
Poi passa più di una settimana. Si potrebbe pensare che la cosa sia finita lì, relegata nel limbo delle chat private che per fortuna non vede nessuno. Invece no. Kristian Pengwin decide di pubblicare l'intera conversazione sulle sue Stories, accompagnandola con una domanda secca: "Sono questi i valori del calcio italiano?". In un video poi, il tipster aveva impartito una lezione morale al calciatore: "Siamo davvero arrivati a questo punto? Un calciatore di Serie A che prova ad intimidire con aria da prepotente e superiore? Sono senza parole. Vengo dalla fame, dall'acido delle piscine che mi bruciava le ginocchia, e la vita mi ha insegnato che il rispetto viene prima di soldi, fama e qualsiasi altra cosa. Rifletti".
Forse il messaggio di Kean è frutto della frustrazione del momento, dell'eliminazione dell'Italia e del momento difficile con la Fiorentina. Poi non possiamo dire con certezza se il messaggio del giocatore fosse riferito ai commenti di Pengwin sulla Nazionale o a dei loro dissapori personali. Rimane comunque un autogol comunicativo clamoroso per un giocatore di quel calibro. Instagram non è il ritiro. Non è lo spogliatoio. Non è un posto dove puoi "parlare" con qualcuno e restare nell'ombra. Ogni messaggio è potenzialmente uno screenshot. Ogni parola è potenzialmente un titolo. Eppure c'è ancora chi si dimentica di questa regola elementare nel momento sbagliato, nel momento di massima fragilità emotiva, quando sarebbe il caso di chiudere il telefono e andare a dormire.