Antonio Conte è il nome. L’attuale allenatore del Napoli potrebbe diventare il prossimo ct. Ha aperto lui e pure il presidente Aurelio De Laurentiis. L’eliminazione con la Bosnia ha fatto tabula rasa: ora serve ripartire. Conte è l’uomo giusto. La crisi del calcio italiano, però, non è solo questione di nomi, ma di sistema. Serve ripartire dalle fondamenta, dunque c’è bisogno di investimenti. Dove trovare i soldi? La Gazzetta dello sport individua negli introiti statali sulle scommesse un possibile tesoretto per finanziare la ripartenza. Secondo il report della Figc nel 2024 il giro di denaro nel betting ha raggiunto i 22,4 miliardi, di cui ben 16 provenienti dal calcio. Un trend in crescita (nel 200 erano 730 milioni di euro quelli spesi in scommesse sportive) che negli ultimi anni potrebbe aver reso ancora più soldi allo Stato. Ponendo anche solo l’1% dei 16 miliardi del calcio come quota da utilizzare per gli investimenti, si tratterebbe di un portafoglio di 160 milioni per il rinnovamento di infrastrutture e calcio giovanile. Tanti soldi. Una scelta simile non sarebbe un’originalità italiani. Anzi, stabilire una percentuale proveniente dal betting ci rimetterebbe in linea con altre federazioni europee. La prima è stata la Francia, dove dal 2011 è previsto che l’1,8% della quota lorda venga reinvestita nello sport dilettantistico, nelle strutture di base e nei presidi sanitari per atleti attraverso l’Agence Nationale du Sport. Il Portogallo fa persino meglio: il 3,5% del fatturato proveniente dal betting calcistico sulle partite delle nazionali, quelle organizzate dalla Federazione e le competizioni estere va alla Federcalcio, mentre il 3,5% delle partite della Lega e Uefa va alla Lega professionistica. Tradotto: 40 milioni di euro annuali per la Federazione, apri a un terzo del fatturato totale.
La Grecia fa qualcosa di simile, seppur con qualche differenza: la tassazione avviene solo sulle vincite, che vengono redistribuite in base a criteri di popolarità, per poi stanziare l’introito al 50% sullo sport professionistico e il restante in quello dilettantistico. Lo Sport Toto, invece, è l’organismo preposto al controllo statale delle puntate in Turchia: parte del fatturato anche qui viene redistribuito ai club in base a quante volte la squadra compare nelle schedine dei giocatori. Per evitare sbilanciamenti troppo accentuati, una quota del denaro viene data anche ai club di terza e quarta serie. Scommesse equivale a scandali, almeno in Italia. Allargando lo sguardo, però, c’è più che altro ipocrisia. Sanzioniamo i calciatori ma le società di scommesse appaiono prima, dopo e durante ogni partita. Condanniamo il vizio, ma alcuni ne traggono profitto. E allora tanto vale che parte di quei guadagni vadano a risanare un sistema con troppe lacune. Facciamolo, ma ripartendo dalla base.