Il re non è nudo, ma è ferito. Nel corpo e probabilmente anche nell’orgoglio, tanto da cominciare a pensare che non ha senso programmare un futuro troppo distante. È di Marc Marquez, chiaramente, che si parla. È lui, volendo o no, l’argomento degli argomenti di questa MotoGP, anche se in testa c’è Marco Bezzecchi, anche se le Aprilia volano e di temi ce ne sarebbero tanti. Nove titoli mondiali e una storia pazzesca, però, pesano troppo rispetto a tutto il resto e anche due grandi vecchi delle corse, Ramon Forcada e Chicho Lorenzo, è su Marc Marquez che sono andati a parare. Trovandosi anche incredibilmente d’accordo: non sta bene. Non è lui. È preoccupato e non gli riesce neanche di nasconderlo. “Se uno come Marc Marquez – è la sintesi perfetta di Forcada – ha bisogno che la sua moto sia perfetta, allora c’è qualcosa di molto serio che non va”.
Non è solo una questione di cronometro o di quel quinto posto rimediato a Austin che, per uno come lui, vale quanto uno zero; è l'estetica della sua guida a lanciare segnali che Forcada e Lorenzo senior interpretano con seria preoccupazione. "Non abbiamo ancora visto Marc nel suo elemento quest'anno –spiega Forcada - Non conosco i dettagli sulle condizioni della moto, ma Marquez ha davvero molto lavoro da fare. Per me c’è un problema legato all'infortunio; lo si vede dal suo linguaggio del corpo. Prima dell'infortunio, in una situazione come quella di Austin, Marquez probabilmente non si sarebbe arreso e avrebbe provato di tutto per riprendere il controllo della moto ed evitare la caduta. Non è una questione mentale, ma istintiva. Il fatto che debba guidare una moto 'senza problemi' è un segnale allarmante: qualcosa non va".
Questa analisi sposta il piano del discorso dalla meccanica alla biologia: se Marquez non può più permettersi di "sporcare" la guida per correggere i limiti del mezzo, allora il sistema Ducati entra in una crisi d'identità profonda. La casa di Borgo Panigale, pur avendo una flotta impressionante di moto in griglia, sembra aver smarrito l’orientamento, incapace di trovare un riferimento univoco in una stagione dove Aldeguer manca di esperienza e Alex Marquez, Bagnaia e Morbidelli appaiono sfocati, con il solo Di Giannantonio che sembra trovarsi realmente a suo agio. Sempre Forcada evidenzia come questa incertezza stia favorendo la concorrenza, con Aprilia che è diventata improvvisamente la lepre da inseguire e il modello tecnico da copiare. Ma se Forcada si concentra sulla struttura tecnica e sull'istinto, Chicho Lorenzo, dal suo "Motogepeando", notando pure una tensione che va oltre la semplice competizione sportiva. La rivalità con Fabio Di Giannantonio, culminata nella collisione di Austin, è il sintomo di una vulnerabilità che Marquez fatica a gestire.
"Abbiamo a che fare con Marc Márquez – dice - la cui gara è iniziata proprio con quella manovra di sorpasso in cui non è riuscito a fermare la moto ed è finito a terra, non trascinando con sé Di Giannantonio, ma causandone la caduta. Era inevitabile. Già nella prima gara l'ho visto molto preoccupato. Non è una preoccupazione per il risultato. È una preoccupazione per la sua prestazione, per la sua condizione fisica. E stiamo vedendo che è ben lungi dall'essersi ripreso e che sta faticando a trovare il suo ritmo. C'è anche rivalità con Di Giannantonio che non aiuta, tra i due ci sono già stati dei sorpassi al limite. Alla fine, tutti i piloti sono dei combattenti. Però sono convinto che quando si riprenderà, tra qualche mese, farà lo stesso che nel 2025. Non c'è dubbio".