La parte più complicata della stagione di Kimi Antonelli deve ancora arrivare. E no, non si tratta di battaglie in pista o di risultati, ma di una pressione che da qui in avanti non potrà che aumentare e che dovrà inevitabilmente essere gestita al meglio. Anche perché, quando dopo due vittorie su tre gare ti ritrovi a battagliare per il mondiale, al tuo secondo anno in F1, tutto cambia. Per continuare ad andare veloce serve rimanere concentrati solo sulla pista, niente di più: sarà questa la vera missione di Antonelli da qui in poi, perché della sua velocità non si discute.
Guida la macchina migliore, ha fatto vedere di poter battere il compagno di squadra, che al 2026 ci arrivava come il grande favorito, e ha un margine di crescita spaventoso. Però, per far sì che ciò accada, serve limitare le distrazioni e le pressioni inutili che arrivano dall’esterno, quelle che ti fanno perdere la bussola come successo in parte nel 2025, com’era normale che succedesse all’esordio nel Circus, un mondo a parte rispetto a tutto il resto.
Rimanere concentrati solo sul proprio obiettivo. Ce l’hanno confermato Davide Valsecchi, Roberto Chinchero e Matteo Bobbi, ma stavolta ad aggiungere un tassello in più ci ha pensato Robert Kubica, come al solito schiettissimo: “Kimi è un ragazzo molto appassionato, raramente si vede una dedizione così completa”, ha raccontato a Sport Mediaset in occasione della presentazione della sua stagione, sempre nel WEC con la Ferrari 499P di AF Corse. “Spero che si concentri solo sul guidare, ogni tanto lo vedo fare troppe... passatemi il termine stronz*te su Instagram, non deve sprecare energie e deve concentrarsi sul suo unico obiettivo, che deve essere quello di vincere il Mondiale”.
Sognare non è vietato, ma prima tocca “isolarsi”. E che Kimi possa vincere il polacco lo sottolinea anche un attimo dopo: “Non vedo perché no, sono molto contento per lui. La F1 è uno sport che ti mette tanta pressione, lui ne ha avuta molta soprattutto l’anno scorso, ma intorno a sé ha gente che gli vuole bene e che ha investito tanto tempo e denaro. In Kimi hanno visto un talento unico e lui adesso li sta ricambiando. La strada è ancora lunga ma lui, secondo me, è ben consapevole”.
Di lezioni ne ha già imparate parecchie, basta vedere come ha approcciato l’inizio di stagione. Sempre col sorriso, ma determinato a dare tutto senza interessarsi troppo di cosa fanno gli altri o di cosa succede intorno a sé. E in tal senso, un segnale è arrivato proprio a Suzuka, dopo quella partenza disastrosa che l’aveva costretto a rimontare: è rimasto tranquillo, lucido, consapevole - come dice Kubica - del proprio potenziale. La Safety Car l’ha aiutato, sì, ma se non fosse stato così veloce come ha dimostrato con quel secondo stint monstre, la Safety non sarebbe servita a niente.
Ha ricostruito la sua gara giro dopo giro, senza andare in palla dopo l’errore. È esattamente ciò che da qui ad Abu Dhabi dovrà fare: rimanere nella sua bolla, isolandosi da tutto il rumore che, inevitabilmente, si genererà intorno a lui. E se poi dovesse arrivare una vittoria, scriverebbe la storia. Come in parte ha già iniziato a fare.