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3 aprile 2026

Matteo Bobbi a MOW su questa F1 non ha dubbi: “Ci sono criticità, ma non asseconderei i piloti. Antonelli incredibile, mi piace l’approccio Ferrari. Io in TV? Devo tutto al Vanz”

  • di Luca Vaccaro Luca Vaccaro

3 aprile 2026

Possiamo confermarlo, Matteo Bobbi non vive soltanto nello stanzino della Sky Sport Tech Room. E noi ne abbiamo approfittato per fare un punto insieme a lui su questa nuova era della F1, con una chiacchierata a 360°. Sul nuovo regolamento Matteo è chiaro, non ci sono soltanto aspetti negativi e non si può assecondare sempre la volontà dei piloti. Poi c’è l’inizio di stagione incredibile di Kimi Antonelli, che deve sognare, il cambio di approccio della Ferrari, la questione Hamilton e il momento di Max Verstappen. E non poteva mancare un passaggio sulla famiglia Sky e un messaggio al suo Capitano
Matteo Bobbi a MOW su questa F1 non ha dubbi: “Ci sono criticità, ma non asseconderei i piloti. Antonelli incredibile, mi piace l’approccio Ferrari. Io in TV? Devo tutto al Vanz”

La nuova era della F1 ha generato non poche polemiche, soprattutto tra i piloti. Il fulcro della questione è legato alla potenza elettrica delle power unit, giudicata da molti invadente e talvolta pericolosa. Eppure c’è anche chi, nonostante non neghi la presenza di criticità da risolvere, nel regolamento 2026 vede del positivo: tra questi c’è Matteo Bobbi, ex collaudatore in F1 e campione del mondo GT prima di diventare il Matteo della Sky Sport Tech Room, quello della tecnica spiegata facile.

Noi l’abbiamo accompagnato in un suo viaggio in macchina, lui ci ha parlato della F1 a 360°. Sulle lamentele dei piloti ci ha spiegato perché bisogna ascoltarli ma non assecondarli sempre, mentre su Antonelli ci parla di cosa l’ha sorpreso e di cosa dovrà fare da qui alla fine della stagione. Poi c’è la Ferrari, i valori in campo, il “nuovo-vecchio” Hamilton e Max Verstappen, che sicuro si starà pentendo di non aver accettato il corteggiamento di Toto Wolff. Lontano dal circus, invece, c’è spazio per la sua vita, la famiglia di Sky e un messaggio al suo Capitano, Carlo Vanzini.

Matteo, sono passate tre gare dall’inizio di questa nuova era della F1. Come la giudichi?

“Il mio giudizio personale è globalmente positivo. Ovviamente, il cambio è di quelli importanti, non può passare in secondo piano. Credo che questo nuovo regolamento abbia delle potenzialità, parecchie, e ovviamente delle criticità che per me caratterizzano soprattutto la qualifica. Come giornata necessita di qualche cambiamento per poter tornare ad apprezzare l’essenza del Motorsport, cioè la ricerca della massima espressione della velocità e dell'estro di un pilota nel trovare il giro, quello che una volta veniva chiamato il giro matto. Quando, praticamente, riesci addirittura a sopperire alle mancanze della macchina grazie al tuo talento, alla tua inventiva. Con tutto il discorso sull’elettrico, il sabato ha un po’ perso quel pathos”.

Perché?

“C’è un grande quantitativo di potenza elettrica a disposizione, ma la batteria è molto piccola per quella che è la potenza del motore elettrico. I piloti sono obbligati ad avere uno stile di guida molto improntato al risparmio, alla gestione energetica, questo toglie del pathos”. 

Quali sono, invece, gli aspetti positivi?

“Trovo che la domenica sia uno spettacolo assolutamente divertente. I piloti non sono più obbligati a sopperire alle criticità del sabato e vengono fuori delle gare movimentate, con duelli anche un po’ studiati. Come ha detto Leclerc recentemente, in alcuni frangenti sembra un po’ una partita a scacchi e da spettatore lo trovo piacevole. Poi sì, ci sono delle criticità da affinare come il gap grosso che si può creare tra una macchina che è in superclipping e una che arriva a batteria piena, ma era anche stato detto che si sarebbe intervenuti per migliorare dopo le prime tre gare. Credo che qualche intervento verrà fatto o comunque verrà messo al vaglio”.

George Russell, Lewis Hamilton e Charles Leclerc in Cina, 2026.
George Russell, Lewis Hamilton e Charles Leclerc in Cina, 2026. Ansa

Hai citato Leclerc. Secondo te, chi è il pilota che in termini di stile di guida è maggiormente penalizzato da questo regolamento?

“Difficile dirlo, sicuramente Leclerc è uno di quei piloti che si è esposto. La qualifica lo ha sempre esaltato, ha quell'estro nel trovare il giro matto. È chiaro, in qualifica il pilota si diverte meno perché devi cambiare il tuo stile di guida, quello che hai sviluppato da quando hai iniziato a correre. Però, ogni qualvolta che c'è un grosso cambiamento, il pilota tende a non apprezzarlo: per sua essenza non vorrebbe il degrado gomma, vorrebbe spingere al massimo senza badare a nient’altro. Ma non è una cosa possibile e già negli ultimi anni si gestivano una serie di parametri, dalle gomme all’aria sporca.

I piloti li ascolterei su alcuni temi come quello della sicurezza, perché è giusto farlo, e se fossi la Federazione interverrei. Però non starei ad assecondarne la loro idea di divertimento, quella non c’era né l’anno scorso né quello prima. Bisognerebbe tornare all’epoca dei rifornimenti, ma è una strada molto diversa da ciò che rappresenta la F1 moderna”.

Mercedes vola, gli altri inseguono. Qual è la tua idea sui valori in campo? Cambieranno da qui a fine stagione?

“Se guardassi alle prime tre gare, davanti c’è Mercedes, poi Ferrari, McLaren, Red Bull e Alpine. A Suzuka, però, come seconda forza c’era McLaren e come terza Ferrari. Per me la McLaren diventerà presto una contendente, dispone della miglior Power Unit in circolazione e sta imparando a usarla nella maniera corretta. E poi, bisogna considerare che fin qui stava girando con il pacchetto che era stato deliberato per lo shakedown di Barcellona, senza nessun aggiornamento se non uno piccolo arrivato in Australia per diminuire un po’ il peso della vettura. Gli avversari, invece, hanno già ricevuto upgrade. Pensare che già in Giappone era seconda forza è un segnale chiaro. Il loro punto debole, per adesso, sta nella gestione non troppo efficace delle gomme e, in tal senso, l’asfalto nuovo di Suzuka l’ha aiutata perché c’era poco degrado. Saranno della partita, negli ultimi anni sono sempre stati efficaci negli sviluppi”.

Charles Leclerc Suzuka Ferrari
Charles Leclerc a Suzuka, 2026. Ansa

Di queste tre gare, due le ha vinte Kimi Antonelli. Sta facendo qualcosa di surreale?

“Sì, sta facendo qualcosa di incredibile. Del valore di Kimi ne eravamo tutti conoscenza, per me lo scorso anno aveva già dimostrato le sue capacità. È stata una stagione passata un po’ in secondo piano, ma ottenere due podi, una pole e nell'ultima parte di campionato sopravanzare moltissime volte Russell l’aveva già resa impressionante. Grazie all’esperienza, alla capacità di gestirsi molto meglio e all’essere già pronto a ogni weekend, quest’anno è riuscito ad alzare ancor di più l’asticella. Sta facendo ciò che ha sempre fatto prima di arrivare in F1 tolta la F2, quando per l’intero team Prema intero non è stato un anno brillante. Kimi è stato questo in Formula Regional, in F4 e, ancor prima, in kart”.

C’è qualcosa che ti ha sorpreso di questo Antonelli?

“Com’è maturato a livello globale, adesso è un pilota che ha la consapevolezza delle proprie forze e di quelle del suo team. In Giappone la partenza lo stava mettendo in una situazione complicata, ma con la pazienza, che è tipica dei grandissimi piloti, è riuscito a raddrizzare tutto quanto. Queste cose mi hanno sorpreso, non tanto la sua esplosività, la sua velocità. Credo che il margine di miglioramento sia ancora molto ampio, ci sono ancora delle cose su cui sta lavorando insieme a Mercedes. Sono sicuro che il meglio di Kimi debba ancora arrivare”.

Tolte le vittorie, quand’è che hai detto “Cavolo, questo ragazzo è speciale”?

“L’anno scorso, quand’è riuscito a uscire da una situazione che poteva essere assai complicata. La F1 è un ambiente abbastanza feroce e lo è ancor di più la nostra nazione. Da italiani tendiamo spesso a salire sul carro di chi va bene esaltandolo, specie se è un nostro connazionale, ma con la stessa velocità siamo capaci di criticarlo. Lui l'anno scorso ha vissuto una fase di campionato difficile, ma lo era anche per la stessa Mercedes. Kimi è sicuramente incappato in una serie di gare un po' negative ed era facile cadere. Aveva 18 anni, una pressione addosso pazzesca. Stavano cominciando a piovere critiche sia dalla stampa internazionale che da quella italiana, ricordo bene cosa si diceva dopo l’incidente con Leclerc in Brasile. Non era scontato togliersi da una situazione così complicata e, a suon di risultati, rimettere tutto a posto con un'ultima parte di stagione incredibile. Ha avuto la capacità di risollevarsi degna di un uomo di enorme esperienza, è sembrato molto più esperto e maturo di quel che è”.

Sei uno degli inviati Sky e Kimi l'hai seguito molto da vicino in queste prime gare. Da casa sembra che lui viva l’ambiente Mercedes come una famiglia, confermi?

“Quando arrivi dalle categorie propedeutiche si tende a vivere il proprio team così. Numericamente le squadre sono composte da un numero minore rispetto alla a quelle di F1. È chiaro, non potrà avere quell'atteggiamento per tutta la vita, ma sicuramente in Mercedes gli vogliono molto bene. Lo hanno messo sotto contratto quando era solo un bambino, lo hanno visto crescere, lo hanno messo su una F1 un po’ contro il parere di tutto e lui è andato a podio già al primo anno, al secondo ha vinto due gare ed è in testa al mondiale. E poi è un ragazzo a cui è complicato volergli male, ha un’educazione incredibile e trova sempre il modo per concedersi a tutti. Presto dovrà cambiare perché sennò ti fai del male da solo, ma è uno a cui non puoi non voler bene”.

Qualche giorno fa Roberto Chinchero ci ha detto “Il favorito è Russell ma Kimi può sognare ad occhi aperti”. Sei d'accordo con questa affermazione?

“Super d’accordo. Kimi deve sognare il mondiale, ma non deve diventare un'ossessione. Lui deve correre punto su punto cercando di mettere in pista la miglior versione di sé stesso senza pensare in solo al campionato. Il pilota che è obbligato a vincerlo è Russell, non Antonelli. George è all'ottavo anno in F1, è un pilota iper solido che ha l'occasione che sognava di avere da tanti anni. Se non dovesse farlo sarà un casino per lui, mentre per Kimi non lo sarà. Se dovesse vincere avrà fatto qualcosa di epico, che rimarrà per sempre nella storia; se non dovesse farlo, invece, sarà normale. Deve solo cercare di migliorare i suoi punti deboli dove possibile. Non deve guardare a George, deve solo fare il suo meglio. E alla fine si vedrà chi è stato il migliore”.

Kimi Antonelli festeggiamenti Shanghai
Kimi Antonelli, i festeggiamenti a Shanghai, 2026. Ansa

Capitolo Ferrari. Qual è la tua impressione, dal punto di vista tecnico e di approccio, dopo tre gare?

“La trovo una squadra con una mentalità molto buona. Mi piace l'attitudine che sta avendo, mi piace vederli spingersi verso zone un po' più estreme a livello tecnico rispetto a quanto fatto in precedenza. Mi piace anche il loro modo di comunicare, sono più aperti rispetto al passato. La macchina è nata bene, con dei chiari punti di forza e potrà far bene. La loro criticità maggiore riguarda la potenza, sono un po’ carenti soprattutto rispetto a Mercedes, ma lo sapevano. Voglio aspettare il verdetto dell’ADUO, immagino che rientreranno in questa soglia minima del 2% per poter portare degli sviluppi lato motore che altrimenti non sarebbero concessi. Poi ci sono anche aspetti da migliorare sulla macchina, ha una resistenza d’avanzamento maggiore rispetto agli avversari. Però, vedo un team coeso e che sta lavorando bene, dovevano raccogliere più punti possibili in questa prima fase di campionato e, secondo me, ci sono riusciti.
Essere davanti alla McLaren, campione del mondo, non era di per sé facile. Davanti a loro hanno solo Mercedes, per questo credo che abbiano fatto un buon lavoro”.

Ti ha sorpreso questo Hamilton rispetto a quello visto nel 2025?

“Mi aveva sorpreso in negativo la versione dell'anno scorso, questa è un po' più l'Hamilton che siamo abituati a vedere. In Giappone ha fatto un po’ fatica rispetto alle prime due gare, sono curioso di vedere come proseguirà il suo cammino, anche l'anno scorso Australia e Cina erano stati due discreti weekend. Non mi toglierò mai dalla testa le sue parole dopo le qualifiche in Ungheria quando disse ‘Il problema della Ferrari sono io’. Quella era la versione di Hamilton che stonava e mi auguro che lui possa tornare a essere il pilota, insieme a Schumacher, più vincente della storia”.

Se c'è un pilota che sta vivendo un momento opposto a quello di Kimi è sicuramente Verstappen. Si sta pentendo di non aver accettato la corte di Toto Wolff? Si ritirerà?

“Ah, sicuro. Sul ritirarsi non ne ho idea perché, quando un pilota lo decide o lo pensa, entrano in gioco mille motivazioni personali di cui nessuno di noi ha conoscenza. E soprattutto, nessuno può avere la sensibilità di giudicarle. Non penso che un pilota decida di ritirarsi dalla F1 solo perché non si diverte a guidare la sua macchina. Sicuramente, anche se magari non lo dirà mai, se c’è stato un corteggiamento reale di Toto Wolff per quest’anno, e io penso che ci sia stato, se ne sta pentendo. Sarebbe stato nelle condizioni di guidare la macchina migliore, che è sempre il sogno di ogni pilota. Sul ritiro, ripeto, non me la sento di giudicare: possiamo dedurlo da mezze frasi, ma non sappiamo quante di queste siano pronunciate in maniera provocatoria per cercare uno scossone regolamentare”. 

Lewis Hamilton Max Verstappen
Lewis Hamilton e Max Verstappen, 2025. Ansa

Sei stato pilota e campione del mondo con le GT. Ti aspettavi di diventare il Matteo Bobbi della televisione, quello della Sky Sport Tech Room? Paradossalmente più famoso di quando vincevi quasi ogni domenica…

“Viviamo in un mondo diverso, più social. Tutto quello che facciamo o diciamo viene amplificato rispetto a quegli anni lì. Io non mi sono mai aspettato nulla in particolare dalle varie fasi della mia vita. Credo di essere una persona molto fortunata, vivo ancora della mia passione proprio come quando correvo. E non è da tutti poter vivere così. Penso di aver sempre azzeccato il timing delle decisioni che ho preso. Quando ero collaudatore e terzo pilota in F1 capii che non avevo chance di diventare titolare, mi prospettarono la possibilità di andare a correre nel mondiale GT e io diedi una sterzata violenta alla mia carriera. Sono andato controcorrente, ma col senno di poi dico di aver fatto molto bene. Ho corso altri dieci anni ad alto livello e avrei potuto continuare a farlo, ma ebbi la fortuna di ricevere un'opportunità da parte di Sky grazie a Carlo Vanzini. Decisi di cambiare e così sono salito a bordo”. 

Potrebbe sembrare banale, ma quanto ti piace questo lavoro?

“Mi diverto, mi piace tantissimo. Sono molto fortunato anche da questo punto di vista, vedo tante persone che vanno a lavorare scontente e che non vedono l'ora che arrivi il fine settimana. Io quest'anno ho 32 weekend impegnati tra F1 e le altre categorie che seguo, durante la settimana lavoro su altre cose. Non ho un giorno libero, ma sono felice e non vedo l'ora che arrivi il successivo. A volte mi pesa fisicamente, ma mentalmente mai”.

Hai menzionato Carlo Vanzini e lui menzionò te in un’intervista fatta insieme. Ci aveva detto che era molto orgoglioso “dell’operazione Bobbi”…

“Su Carlo potremmo fare 20 interviste, devo tutto quello che sono adesso a lui. Mi diede l’opportunità di entrare in Sky nella figura di ospite a Race Anatomy. Poi, la verità è che il team dell’epoca era al completo: c’era Davide Valsecchi, c’era Federica [Masolin, ndr] e c’erano tutte le persone che ci sono adesso tranne Davide e Vicky e Ivan. Fu lui a disegnare il mio ruolo, voleva una persona esperta che sapesse parlare di tecnica ma che non fosse un ingegnere. Da lì partimmo e poi è stato un successo. Negli anni la mia figura si è molto evoluta, faccio molte più cose. Carlo è sempre Carlo, ma ci sono anche altre persone fondamentali nella squadra come Alberto Pierro, che è il capo della produzione, e poi Andrea Sillitti, che è il capo del coordinamento. Tutti sono sempre stati molto bravi a farci giocare nel ruolo a noi più congeniale, ma stimolandoci ad approcciare il nuovo e uscire dalla comfort zone, altrimenti non evolvi mai come figura professionale”.

Quella di Sky Sport F1 è una grande famiglia? O quantomeno questo è ciò che si percepisce dall’esterno

“Ci divertiamo, stiamo bene. Non ti nascondo che quando passi tanto tempo insieme poi puoi anche avere delle idee diverse, non è che siamo la famiglia del Mulino Bianco, sarei un po' falso a dire questo. La nostra capacità è che poi, alla lunga, ci divertiamo sempre. Quando siamo in giro la fatica si fa sentire e ognuno potrebbe pensare di starsene per i fatti propri nella propria stanza, ma decidiamo sempre di stare insieme. Si ride, si scherza, ci prendiamo tantissimo in giro tutti. Io con Camicioli, Carlo con noi, io con Vicky, Mara o con lo zio Ivan. Siamo tutti molto diversi, ma anche complementari”.

Sky Sport F1 Squadra
La squadra di Sky Sport F1. Sky

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